8 maggio
Oggi mi sono trasferita dagli Oogami.
La mattina a casa dei Kageyama è stata come tutte le altre: il mio thè verde con i castera impilati, Yama-kun alle prese con un gigantesco panino alla frittata, la signora Kageyama intenta a sistemare qualcosa e Yoshino che faceva la spola tra il bambino (si chiama Taishi (大志). Dopo tanto pensare i due genitori ce l’hanno fatta o^^o) e la cucina.
Finito di mangiare, mi sono messa un po’ in salotto a fingere di studiare, mentre Yama-kun cercava di convircermi a non andare via…
…Oddio, che depressione ;_____;
(Davvero, mi sentivo una schifosa traditrice dell’accidenti. Cavoli, se solo la casa non fosse stata così lontana dal centro da dover spendere una Trafica Card e mezza ogni settimana avrei anche detto alla Tamakashi di lasciarmi coi Kageyama!!!)
Poi ho caricato le mie cose sull’auto e la signora Kageyama mi ha portata fino a scuola. E qui ci è mancato poco perchè mi mettessi a piangere: mi ha abbracciata…
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Se un giapponese ti abbraccia vuol dire tanto tanto…
***
Alle 11 è venuta a prendermi Miyako-san, la mamma della famiglia Oogami, e mi ha portata a casa.
La mia nuova stanza si trova sopra l’aula dove lei tiene le lezioni pomeridiane di inglese per ragazzi del vicinato. E’ una sezione staccata della casa che comunica col resto attraverso un corridoietto sospeso sul giardinetto interno. Insomma, molto giapponese :)
La cameretta ha il tatami nuovo (profuma di erba) e da’ sulla casette basse che ci sono attorno (ho anche un albero di mandarini giganti a farmi compagnia). Non è grandissima (4 tatami), ma abbastanza bene organizzata: armadio a muro per il futon e la biancheria sporca (stavolta mi devo arrangiare dopo che la signora Kageyama ha provveduto alle mie mutande per tutto il periodo in cui sono stata da lei… Vabbè, Venezia insegna), un armadio con cassettierona (che ho provveduto a riempire di maglie per ogni stagione conosciuta dato che il tempo qui a Kyoto è molto variabile) e due tavolinetti bassi (non so quanto riuscirò a studiarci, ma la Miyako-san mi ha detto che posso anche usare il tavolo della colazione in cucina).
…Però questo tatami che sa di fresco è una goduria.
Al piano di sotto ci sono la toilet (dove c’è solo il water, perchè in tutte le case giapponesi water e resto del bagno sono separati. Non so perchè, sta di fatto che i giapponesi usano qualcosa come il 20% della loro casa per queste due stanze…) e l’ofuro. La toilet è di quelle tipiche per cui ci si deve togliere le ciabatte per entrare e infilarne un paio di apposite (che sono a uso comune). L’ofuro poi è davvero ganzissimo: fuori c’è una delle tendine da bagno divisa a metà con la scritta ゆ (che di solito si trova alle terme e indica ‘acqua calda’ XD), poi lavabo, doccia e vasca.
Mangiato con Miyako-san e il marito (che stamattina non lavorava causa mega-allergia) udon, onigiri e tsukemono, sono andata a scuola con il morale a terra .__.
Non so perchè, ma avevo il morale a terra…
La sera ho incontrato le due figlie: Yukiko (quella piccola (elementari), pucciosa e carina :D che frequenta un corso di nuoto) e Sakiko (quella più grande (secondo
anno delle medie), appassionata di basket e manga). A noi si è unita la nonna (che è giovanissima, piuttosto la chiamerei ‘zia’) e abbiamo mangiato curry rice (…con i peperoni. E sono riuscita a mangiarli… Forse per il curry che siccome è molto forte copre il sapore di peperoni che solitamente odio… Mah, misteri di questo Giappone) chiacchierando e guardando il telegiornale. Poi Miyako-san mi ha portato in camera la stufetta dato che c’era davvero freddo e mi ha spiegato come comporre il nuovo futon che è davvero una figata.
Tornata in salotto ho scoperto che in questa casa esiste il cavo per internet… Naturalmente mi limiterò a email e blog (addio Facebook mio adorato), ma almeno posso usare direttamente il mio pc senza chiavette e virus vaganti.
Sono così rimasta a guardare Shin-chan e altri programmi insieme a Sakiko, mentre lei molto professionalmente rompeva il ghiaccio parlando di manga e cantanti. Insomma, queste due bambine sono delle adultine a furia di veder gente che passa per casa loro…
Distribuiti i regali (la pecora della Clony ha avuto il successo che speravo :D) e parlato un po’ del viaggio Italia-Francia che Miyako-san e le figlie hanno fatto quattro anni fa, non so come il discorso si è spostato sul caffè. Presa dall’entusiasmo, Miyako-san mi ha preparato una tazza formato famiglia di caffè americano (di quello che si prepara versando un cucchiaione di caffè in un filtro assieme ad acqua calda. Aggiungendo zucchero e latte diventa pure buono…) e mi ha spiegato come prepara il pane in casa. In cucina infatti c’è un macchinario del genere ‘mini impastatrice tutto in uno’ dove lei ogni sera versa farina e simili per preparare il pane che usano la mattina a colazione.
Niente male, no?
Tornata in stanza mi sono gettata sul futon e ho dato inizio alla mia nuova vita qui in Giappone.
Half-half, come direbbe Sakiko.
9 maggio
Stamattina ho fatto colazione con le tre donne di famiglia (tranne la nonna, probabilmente perchè si sveglia presto) con caffè americano (annegato nel latte), pane fatto in casa (buono!!!) e miele (di Kochi, dove è originaria Miyako-san). Nel frattempo Yukiko era arrabbiatissima perchè per colpa del caso di influenza che si è scoperto in Giappone, niente cartoni animati. La comprendo dal più profondo del cuore.
Poi sono uscita per andare a dare un’occhiata al circondario: armata della mappa che Miyako-san mi aveva disegnato il giorno prima, mi sono messa alla ricerca della Coop e della posta. Ho anche preso coraggio e sono entrata alla posta per avere dei francobolli: davvero, per me ci vuole coraggio a entrare da sola in certi posti… Ma sono fiera di aver speso i miei 490 yen di francobolli senza essermi inceppata troppo nel chiederli :)
Continuando a camminare sono arrivata all’incrocio tra Imadegawa (今出川通り) e Horikawa-Dori (堀川通り): sono scesa per quest’ultima e mi sono messa a guardare un po’ tutti i negozietti che trovavo sulla strada. Ce ne è uno di cappelli che mi piace un sacco, anche se il proprietario non mi ha degnata di uno sguardo quando sono entrata… Temo che l’effetto-conbini ‘irasshaimaseekonnichiwaaa’ mi sia entrato nel cervello .__.
Dopo essere passata dalla Coop (non ho trovato i castera al thè, ma solo quelli normali. Inoltre sono diventata scema per cercare shampoo, sapone e bagnoschiuma: deve esserci un qualche monopolio dei prodotti per capelli SOLO della Shiseido, la totale mancanza di bagnoschiuma a prezzi decenti (1000 yen per 200 ml?! Ma siamo matti?!) e varietà di saponi liquidi. Mi sa che devo passare per i negozi specializzati in prodotti del genere e tipo che tanto spopolano qui per le strade…), sono tornata a casa dove Yukiko è venuta a chiamarmi per mangiare i shio-ramen (ovvero ramen in brodo. In pratica è una delle cose più tipiche che si possano mangiare in una casa giapponese a pranzo). Ho chiacchierato con Miyako-san e il marito (Yoshiyuki-san) e qui mi sono ritrovata a pedalare sulla bici di famiglia in direttissima per un negozio di libri…
…Non sapendo quello che mi aspettava.
Il paradiso dell’otaku che vuole risparmiare *___*
Non è il Book Off, ma un posto dove si rivendono libri usati (c’è tutto un piano SOLO di manga). Parlare di usato in Giappone equivale a dire che il libro è stato aperto una volta, ovvero che è pressocchè nuovo. E rivenduto dagli 80 centesimi di yen a 200 yen.
(Yukiko ha compreso il mio spirito di otaku tornato alla ribalta e mi ha lasciata gironzolare per gli scaffali ridacchiando…)
Resistendo alla voglia irrefrenabile di continuare a pedalare sulla bici color senape che mi è stata provvidenzialmente prestata, mi sono messa a studiacchiare per l’esame di martedì. Anche se voglia di mettermici seriamente ne ho davvero pochina…
A cena poi ho dovuto arrendermi al fatto che se dai Kageyama mi aveva preso l’ansia per la presenza di troppi giapponesi nella stessa stanza, qui dagli Oogami dovrò farci l’abitudine XD dato che il sabato sera si ritrova tutta la famiglia (marito, moglie, figlie, cognato e nonna) a mangiare. Il piatto forte della serata è stato il katsuo (ovvero una sorta di tonno) in versione sashimi in megafettone (io adoro il pesce così, sia perchè è buonissimo, sia perchè riesco a prenderlo senza diventare pazza), assieme a un quantitativo industriale di melanzane e peperoni (non so come ma riesco a mangiarli…). Poi il signor Oogami mi ha sfidata nel mangiare il famoso natto (なっとう): sono dei semi di soia fatti fermentare che nella zona del Kanto (関東), ovvero Tokyo e dintorni, vengono anche serviti a colazione mentre qui nel Kansai (関西) sono poco apprezzati. Il motivo è semplice: puzzano come il gorgonzola andato a male e inoltre sono del tutto poco invitanti. Infatti vanno messi in una scodella e mescolati coi bastoncini fino a creare dei filamenti appiccicosi tipo tentacoli di mostro…
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Beh, non sono male. Anzi, li ho provati da soli, sul riso, con il curry e con l’uovo crudo… e non sono poi la cosa tremenda che mi è stata detta.
Certo, a colazione non li mangerei MAI, santi kami. Questa è una di quelle capacità tipicamente giapponesi che mi è e resterà sempre estranea.
***
Nel frattempo tutta la famiglia cerca di far risvegliare lo spirito di otaku che è in me. Sono un po’ preoccupata…
Inoltre sto scoprendo quei quadretti divertenti che tanto adoro della vita quotidiana del Giappone: la mia finestra, oltre a dare sull’albero di cachi, da’ anche su una serie di balconcini mini e un giardino di vecchiette. Mentre studiavo, con un orecchio mi sono messa ad ascoltare questo Kansai-ben (関西弁, il dialetto di questa regione che in pratica è il vecchio giapponese e lo si trova spesso nei manga) che è tanto figo ma che non riuscirò mai a imparare.
10 maggio
Stamattina la sveglia di tutta la famiglia era spostata per le 9. Insomma, mi devo abituare ad orari totalmente diversi da quelli che avevo fino a un giorno fa: ne ho approfittato per ripassare qualcosa dal giorno prima e poi ho aiutato Miyako-san a preparare i pancakes (basta tagliare la confezione, aggiungerci latte e un uovo. Facile, no?). Mentre Yukiko che nonostante sia la più piccola leggeva lo Shogakusei Asahi Shibun (ovvero la versione per bambini del giornale con tutte le notizie condensate, ma comunque che io riesco a leggere a fatica :P), Sakiko tentava di risvegliarsi con pacakes e One Piece (oddio, sono rimasta sotto shock per le voci. Chi si lamenta di quella che di recente hanno dato a Rufy in Italia non ha idea di quella giapponese…).
Sono rimasta per un po’ tutta la mattina in stanza per finire di ripassare: chiamata da Yukiko (Sakiko è al club di basket anche oggi!!!), mi sono ritrovata a cuocere gli spaghetti a cui poi è stato provvidenzialmente unito sugo pronto e riscaldato. Giuro che settimana prossima vado a prendere la mia salsa della Mutti e faccio un’amatriciana come è giusto che sia.
Dopo mangiato, Miyako e figliola mi hanno accompagnata al Kitano Tenmangu (北野天満寺), uno dei templi in cui avrei dovuto andare un fracco di tempo fa per il mercatino delle pulci. Il posto era gremito di studenti in gita scolastica: il motivo è che questo tempio è dedicato appunto agli studi e alla buona riuscita degli esami, quindi è uno dei punti d’obbligato passaggio per chiunque si trovi nel mondo della scuola :)
…E io ci devo assolutamente tornare per scrivere la mia preghierina al signor tenmangu e passare per colpo di fortuna il JLPT.
Continuando a camminare sotto il sole cocente del pomeriggio (siamo passati dal pieno inverno e le stufette accese a qualcosa di molto simile a un giorno di luglio a Riccione), non so come siamo sbucate in uno dei templi più pazzeschi che mi sarei mai aspettata di trovare in Giappone: quello dedicato a Enma-sama(閻魔), ovvero il dio degli inferi. Qui ci si reca per pregare per le anime dei morti di famiglia, e in agosto per andare a trovare gli spiriti che tornano sulla terra e che poi da questo stesso posto ritornano da dove sono venuti.
Yukiko era pressocchè terrorizzata all’idea di entrare al tempio e ci è voluto un po’ per convincerla che il signor Enma se ne sarebbe stato tranquillo dietro alla corda… Però devo ammettere che pure io ne sono rimasta piuttosto impressionata O.o”
Tornate a casa, sono tornata a studiare ma siccome mi annoiavo mi sono messa a tentare le prove del JLPT. E ho capito che dopo la pacchia dei primi due livelli ora mi toccherà mettermici d’impegno per davvero.
Venuta a chiamarmi Yukiko per la cena, ho deciso che gli Oogami hanno una qualche passione o missione contro la mia salute mentale: okonomiyaki, yakisoba, torta e caffè.
Per stavolta ho rinunciato ad alzare bandiera bianca (anche perchè gli yakisoba erano buonissimi), ma la prossima volta mi devo astenere dalla cheese cake che ha pressochè ucciso il mio apparato digestivo.
Caffè e basta.
Senza poi dimenticare che siccome c’è caldo e io sono una balda studentessa universitaria in scambio, Miyako-san mi ha praticamente lanciato addosso una lattina di birra al grido di qualcosa del tipo “C’è caldo, sei una giovane ventenne… NON PUOI LASCIARMI SOLA A BERE!!!”.
Beh, la Sapporo è buonissima :D
11 maggio
Siccome a cena avevo mangiato troppo la mattina stavo di schifo. Ma è bastato il caffè per sciogliere nodi e groppi e rimettermi in sesto in una calda e afosa giornata di sole. A dire il vero non che ci fosse così caldo, ma a sentire tutti i giapponesi che incontravo sulla mia strada mentre andavo a scuola lamentarsi mi ha fatto pensare che -probabilmente- ci fosse davvero un caldissimo insopportabilissimo.
Comunque, camminando a naso all’aria e godendomi i vialetti e le casette carine di questa parte della città, mi sono persa.
Senza mappa nè cellulare.
Però da quando sono a Kyoto ho imparato qualcosa di fondamentale in casi come questo: tornare indietro e proseguire dritti fino alla prima strada grossa o presumibilmente tale (ovvero dove passano gli autobus). Se nemmeno lì ci si riesce ad orientare, allora si è nei pasticci.
Fortunatamente sono sbucata davanti al Lawston Store 100 Yen (falsissimo, dato che vi è la tassa di 5 centesimi di yen, quindi il vero prezzo è di 105 yen…): siccome nei giorni scorsi non ho mai preso la bici proprio per il sacrosanto motivo che conoscendomi mi sarei perduta lasciando la mappa a casa, ho capito dove ero e cosa dovevo fare.
Prendermi da mangiare e girare e sinistra per Horikawa Dori :)
A scuola ho subito per un’ora il condizionatore al massimo sul mio collo, poi con Claudio abbiamo pregato Adachi sensei di spegnere l’aggeggio e sopportare il tiepido dei 25 gradi scarsi: cielo, non è nemmeno umido si può benissimo sopravvivere.
Dopo la lezione (inutile, se non per gli ultimi 5 minuti in cui Kazahara sensei ci ha illuminato sulle parole in katakana da imparare a memoria per il test del giorno dopo), con la Ely ho provato ad andare a prelevare, ma siccome non capivamo come fare e anche in quel posticino il condizionatore era a -28 gradi, siamo uscite e abbiamo deciso di chiedere ad Alice.
Tornata a casa segnandomi mentalmente i nuovi punti dove scattare foto cretine di questa città formidabile (ora è un villaggio di contadini, ora è una fabbrica di salaryman), mi sono buttata a letto per poi essere chiamata da Yukiko per la cena. Stasera eravamo solo in quattro: la nonna, lo zio, io e Yukiko intenta a spiegare la favola di Cenerentola in giapponese e ripassare i kanji per il test. E’ stato buffo perchè ho imparato anche io dei kanji del tutto nuovi e delle letture che mai e poi mai avrei pensato di usare, per esempio:
1) 親切 e 新雪 -> si leggono entrambi ’shinsetsu’: il primo è ‘gentile’ mentre il secondo ‘neve fresca’, ma io mica lo sapevo… Ora ho imparato anche questa cosa figosa: quando nevicherà lo urlerò al mondo!!!
2) 雲海 -> ‘unkai’ ovvero “mare di nuvole”. Non so che utilità abbia, ma è ganzissimo.
Il resto della famiglia nel frattempo era sotto pieno stress: Sakiko era a ripetizione di matematica al piano di sopra e ne avrebbe avuto fino alle 9, la mamma dava lezione di inglese fino alle 10 e il papà sarebbe tornato per le 11 passate.
Oh, santi kami.
13 maggio
Per la prima volta dopo un mese e qualche giorno che sono fuori dall’Italia, ho avuto voglia di mangiare una pizza (di quelle buone, non di Pizza Hut e simili…). Ma non è nostalgia di casa: è l’effetto “Ma è vero che in Italia…?” dovuto alle domande di Ii-san e Yumi-san che ogni tanto arrivano all’indirizzo mio e di Claudio. Per esempio oggi è stato appunto sulle dimensioni medie e costo della pizza, tutto legato a un discorso sullo ’slow food’ che Yoshida sensei aveva fatto verso la fine della seconda ora di distruzione mentale (grammatica giapponese, spiegata come “Cosìecosà. Bene, avete capito. Passiamo alla prossima forma… Datsu-san che cosa c’è adesso? Bene, andiamo avanti…”).
In pratica ho scoperto che qui credono che in Italia ci mettiamo a cucinare la pizza in casa (c’è chi lo fa, ma di solito non credo che molti abbiano il forno a legna in salotto oltre che per scaldarsi i piedi): da qui ci siamo messi a parlare di orti, pomodori e poi di nuovo di pizza.
Inoltre oggi sono passata al supermercato che Miyako-san mi aveva consigliato per trovare gli ingredienti per l’amatriciana e ne sono rimasta profondamente delusa…
…Niente passata della Mutti, ma solo quella della Del Monte in scatoletta di tetrapack…
…Ma peggio del peggio era il tipo di pasta presente negli scaffali. Una serie di pacchi definiti sotto il generico nome di ’spaghetti’ e tutti di provenienza ben altro che italiana. Cercando bene ho trovato solo un pacco della De Cecco, ma erano gli SPAGHETTINI!!! E io non faccio l’amatriciana con qualcosa di questo genere. Ho un pochetto di orgoglio in questo senso…
(Nel frattanto, le vecchiette mi lanciavano occhiate impietosite del genere “Piccina la straniera che cerca i sapori di casa…”)
Il momento più divertente di questa giornata all’insegna del ricordo italiano (ma non che io mi metta a piangere ogni 5 minuti dicendo “Basta onigiri, basta pesce alla griglia e verdure nelle ciotoline!!!”. Questo è da cretini, a mio avviso), è stato un discorso fuori dalla scuola. Un amico di Alice e Giulia, dal purissimo accento ‘al di sotto di Roma’, si è messo a parlare di regalarci un po’ di formaggio Grana come se stessimo parlando della prossima partita di droga pesante proveniente dal Brasile XD
Comunque, un piccolo sfogo.
E’ possibile che non ci si possa far altro che lamentare e buttare 1500 yen per mangiare italiano in Giappone? Io ci sto sopravvivendo benissimo, anzi sto anche scoprendo che probabilmente tutti i miei dolori di pancia sono dovuti al lievito =___=
Aspetto un’altra settimana di prova e poi saprò se quello che penso è giusto. Diamine, la vedo brutta per la sorta della MIA pizza mangiata in Italia nei posticini che conosco io…
14 maggio
Stamattina ho fatto la mia prima biciclettata per Kyoto :D
Siccome qui le regole per andare a spasso in bici sono diverse da quelle italiane, io preoccupatissima mi sono messa a imitare i giapponesi: dopo un po’ ho capito che ciascuno si arrangia e che delle regole non se ne cura nessuno.
Per esempio, in Giappone
1) si può andare in bici sui MARCIAPIEDI
2) se si è sul marciapiede, si può andare in qualsiasi direzione
3) si può salire e scendere da strade e marciapiedi come si vuole.
Inoltre ho scoperto che Kyoto è una città fatta di saliscendi, quindi le mie gambine ogni tanto si sono trovate a distruggersi lungo la cara vecchia Kawaramachi-Dori…
A piedi non me ne ero mai accorta.
Comunque, il motivo della biciclettata nel vento di bora era volto alla Sacra Missione di reperire pasta e sugo di pomodoro decente per l’amatriciana di sabato. Sono allora andata nella zona commerciale, dove a suo tempo avevo trovato un grosso negozio di cibo europeo. Siccome con i Kageyama ero stata fortunata con bucatini e Mutti, ho ben pensato che siccome il posto era in centro città -teoricamente- avrei dovuto trovare chissà quali assortimenti.
Profondamente errato.
Mi sono messa davanti agli scaffali masticando parole poco carine nella mia lingua madre, mentre l’unico pacco di bucatini da 500 grammi era messo a ben 687 yen. Roba da pazzi.
Però la mia stellina protettrice della pastasciutta mi continua a seguire anche qui: come un’illuminazione ho trovato la pasta della Garofalo!!! (marca che ho imparato ad amare a Venezia, quando al Billa me la mettevano a prezzo stracciato per chissà quale motivo: è più buona di Barilla e De Cecco, a mio avviso…).
…Sfortunatamente però la mia stellina brilla per un po’ e poi si fulmina.
La pasta c’era, ma NON un formato che andasse oltre gli spaghettini.
Presa dalla disperazione, mi sono messa a cercare bene causando qualche senso di colpa nei commessi. Ma alla fine ho trovato…
…le LINGUINE *.*
Gioiosa anche per il fatto che fossero messe a un prezzo stracciato per gli standard giapponesi (300 yen per mezzo chilo. Di solito si trova sui 500… Chissà, forse c’è un qualche intrallazzo del Billa?), ho pensato di cambiare ricetta.
Ma visto il prezzo del pesto, sono tornata alla mia amatriciana :P e dopo aver scartato una buona decina di salse di pomodoro, ne ho trovata una in buona quantità, decente e a prezzo ragionevole (esistono barattolini da 200 grammi a 600 yen. Urgh…).
Tornata a casa (con la faccia gioiosa di un’italiana sulla sua Vespa scassata), ho messo giù la spesa, fatto una capatina al “Paradiso dell’otaku risparmioso” e sono andata a lezione.
La sera, mangiando tempura (e non so per quale motivo, ma tutto quello che prendevo in mano ricadeva automaticamente nel piatto =___=), Sakiko ha praticamente organizzato e deciso che un weekend dobbiamo andare a mangiare sushi. Praticamente mi ha minacciata di tenermi libera una domenica XD
(Io questa ragazza devo ancora comprenderla…)
Poi, dopo aver lavato i piatti ed essermi fatta di caffè (ormai ho lasciato ogni dignità e bevo caffè americano suicidato nel latte. Alla fine è come quello di moka, solo che la dimensione della tazza è il quadruplo), mi sono messa a parlare con Miyako-san di disegno e co.
…E chissà perchè è arrivata catapultandosi dalle scale Yukiko…
…Brandendo fogli da disegno, compiti e un libro…
…Per poi chiedermi con una faccia a cui non-puoi-dire-di-nooooo…
“Provi a disegnare qualcosa da qui???”
Beh, ho passato un’ora della mia vita a disegnare con metà cervello e ripassare letture dei kanji con l’altra (perchè quando non ne sapeva una Yukiko chiedeva a me… Ma dato che non le sapevo nemmeno io, Miyako-san ci veniva in aiuto. Ovvero: io sono BOCCIATA IN QUARTA ELEMENTARE).
Comunque sono fiera del risultato: almeno so ancora come si disegnino i topi ^^”
Domani, Aoi Matsuri (葵祭り). Uno dei festival più importanti di Kyoto.
15 maggio
Se in Italia vi parlano di una celebrazione in pompa magna, come minimo vi aspettate un casino indescrivibile e simili, no? Per il Kameoka Matsuri questo si era addattato perfettamente, mentre oggi ho assistito a qualcosa di completamente diverso.
Il Matsuri del SILENZIO.
Cielo, non mi aspettavo niente del genere… e anche gran parte dei giapponesi che attorniavano il gruppetto composto da me, Elisa, Claudio e Yumi-san.
Incontratici fuori dal solito combini vicino a Imadegawa, siamo andati a piedi verso lo Shimogamo Jinja, decidendo di fermarci sul ponte dato che di sicuro all’interno del tempio ci sarebbe stato un sacco di gente. E così ci siamo messi ad aspettare, infilandoci tra i turisti e facendo anche amicizia con una coppietta di mezza età: il signore ci ha preso in simpatia e per il resto del tempo e della parata poi ci ha fatto anche un po’ da guida turistica (aggiugendo alla cosa il fatto che eravamo italiani e oggi in Giappone esce “Angeli e Demoni”, film per cui mezzo paese sta letteralmente impazzendo…).
L’Aoi Matsuri è uno dei tre festival principali di Kyoto assieme allo Jidai Matsuri (時代祭り il 22 ottobre, allo Heian Jinja. E’ il festival dei costumi dal periodo Heian a quello della Restaurazione Meiji) e Gion Matsuri (祇園祭 dal 17 al 24 luglio, allo Yasaka Jinja. E’ uno dei più famosi, specie per i giganteschi carri di legno trainati a mano in giro per la città). Il primo kanji “葵” (aoi) indica una piantina (di malva o malvarosa, da quello che mi dice il dizionario elettronico) le cui foglie compaiono sull’abbigliamento (specie tra i capelli XD) di tutti quelli che compongono la processione che va dal Go-Sho fino al Kamigamo Jinja (passando per lo Shimogamo Jinja): assieme alle persione si muovono anche carri trainati da buoi (, gistusha), portatori di ombrelli giganti, messi imperiali, cavalieri e principesse.
In generale è davvero molto bello, ma c’è qualcosa che ha lasciato l’amaro in bocca a un po’ tutti quelli che c’erano: il silenzio totale. Niente tamburi, canti o danze come ci si aspetta di solito da un festival di questo genere (per esempio, il Gion Matsuri è un autentico casino).
Davvero strani questi giapponesi…
Dopo che la processione è finita (un’ora e passa), siamo corsi verso il solito incrocio di Imadegawa per mettere qualcosa sotto i denti (della serie: dopo il raccoglimento, si torna a essere il solito gruppo di stranieri maleducati che pensano solo al cibo): e io ho scoperto l’esistenza di un posto troppo figoso a pochi passi da scuola.
Prima di parlarne, devo dire e sottolineare che per partito preso sono contraria al fast-food. Portarmi al Mac Donald’s è un affronto alla mia capacità di sopportazione.
…Oggi sono finita nel primo fast food della mia esistenza dove sarei felice di tornarci una seconda, terza e ottocentomillesima volta :)
Il “Mos Burger”(モースバーガー).
Ovvero la risposta orientale al fast food.
Infatti, io ero preoccupatissima di trovare il solito odore di fritto e colare di patatine che ti accoglie al Mac. Inoltre con l’ultima novità del mio stomaco, l’idea di mangiare pane non era esattamente il meglio che potessi augurarmi.
Qui ho trovato l’illuminazione: l’hamburger… AL RISO (モースライス)
Praticamente un onigiri cotto XD ma buonissimo (il mio era con alga nori e verdure varie, scelto a caso tra le varie proposte sul genere).
Scappati a scuola ed entrati in classe sul ritornello della campanella (presente il “dlin dlon dlaaan” che si sente in tutti gli anime scolastici? Esattamente quello!!!), ci siamo sorbiti le solite quattro ore di uccisione delle nostre cellule celebrali.
La sera, dopo una cena fresca (soba freddi con salsa di soia e onigiri)… sono stata SFIDATA.
A una partita continuata e continuativa per un’ora e mezza di
- taiko
- baseball
- pugilato
- bowling
- tennis
col Nintendo WII.
Cielo, per fortuna che una certa persona di mia conoscenza :) mi aveva insegnato qualcosa a suo tempo…
Comunque alla fine le mie braccia erano ridotte a uno straccetto: prendere a botte qualcuno con Nintendo Wii (anche se la piccina ha 9 anni ed è tanto carina, ma picchia come Tyson) è distruttivo @_______@