頑張りましょう

settembre 29, 2009

Ripensando a un paio di cose.

Archiviato in: Pensieri e co. — akainatsuki @ 10:05 pm

Lo scorso anno abitavo a due passi e una calla dalla stazione di Santa Lucia.

La mia prima esperienza di appartamento. Senza conoscere nessuna delle coinquiline e semplicemente terrorizzata dalla cosa. Davvero un sacco.

Mi chiedo perchè continuo a ripensarci. Eppure avevo detto che a me cambiare di continuo piace, altro che mettere radici e simili amenità. Eppure non riesco a togliermelo dalla testa.

I miei primi tre giorni trascorsi a teino perchè ero troppo spaventata da prepararmi dell’altro e le mie lotte con gli accendini per il gas (specie la mattina). Poi ho imparato trucchi del tipo “mettere il fuoco a minimo E POI accendere con l’accendino”. Sennò ora avrei dei moncherini invece delle mani.

L’acqua alta a 1.75 a San Marco… e io ed Elena che fissiamo il crescere del livello mentre Linda e Laura sono sbloccate in stazione per tutta la mattinata. La cosa incredibile è che nonostante fossimo al piano terra non siamo state invase dall’acqua marcia e pesciosa che invece si è infilata a livelli indicibili da altre mie amiche: non so ancora come sia potuto accadere…

Elsa coi suoi dolci albanesi  (e quelle pastelle fritte da immergere nello zucchero puro!) e le sue sedute di sopracciglia.

Linda che riuniva le sue amiche della magistrale per studiare i tomoni della Nakakakka e poi tutte e mangiare sul tavolo di cucina sedute su tutto il possibile. Naturlamente, le mitiche zuppette della sera.

Laura che partiva la mattina e tornava la sera semplicemente a pezzi. Senza dimenticare l’insalata cotta o i toas francesi sulla piastra guardando Tutti Pazzi per Mary.

Le mattine del venerdì a fare colazione fuori. Restando anche CHIUSE FUORI se c’era troppo freddo e la porta non si sarebbe aperta neanche a calci.

Lo scorpione contro cui ho combattuto a orari indicibili della notte armata di aspirapolvere.

…Quello che mi manca di più è la sera.

Mangiare assieme tra coinqui con la tavola apparecchiata per 5 (o 4, se Elena era sotto plastici e co.). Guardando e commentando il tg, facendo la coda per cucinare, guardando ancora qualcosa in attesa del telefilm della serata (il martedì c’è RIS e non si può mancare!), preparando acqua bollente per le varie tazze di thè, tisana o camomilla (col limone).

O anche le mie serate il sabato quando non avevo voglia di uscire e mi mettevo sotto il plaid a guardare qualche film su Italia Uno. O la domenica in cui non mi perdevo per nulla al mondo Dottor House, CSI, Criminal Minds e poi anche Heroes (se resistivo fino al’una di notte).

Mi piaceva tornare con la spesa della Coop e sapere che non c’era nessuno, non so perchè :)

Poi la domenica mattina mi mettevo a cucinare guardando la Clerici e Mario Serio alla Prova del Cuoco, mentre con una mano rispondevo al telefono e con l’altra giravo le zucchine del caso.

Mi devo riabituare a una vita di appartamento totalmente diversa.

Per ora.

Però ho con me la mia co-stanza e di sopra la Uji. E’ come se avessi due appartamenti per me.

giugno 21, 2009

Kyoto-Osaka: dai kimono agli affaristi XD

Archiviato in: Kyoto — akainatsuki @ 3:01 am
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L’idea di pensare che esattamente in questo stesso momento ma a una settimana di distanza sarò a casa è davvero strana…

Insomma, ti viene in mente qualcosa come “L’appartamento spagnolo” nelle scene finali.

Non so bene come definirlo.

Non mi manca nemmeno così tanto il caffè espresso, ormai mi sono abituata a quello istantaneo. E idem dicasi per pane e pasta di cui ormai riso, somen, soba e udon hanno preso il posto.

Forse quello che più vorrei mangiare sarebbe una pizza vera. O scoprire dove diamine possano trasmettere il Dr. House, Heroes e Criminal Minds sulla tv giapponese così da poterli vedere anche qui.

18 giugno

Oggi è stato l’ultimo giorno di lezione.

Ho scoperto che Ii-san (papà adottivo) è stato trasferito alla classe 2A, quindi di un passo più avanti di quella dove ho fatto lezione adesso: avrebbe dovuto andarci qualche settimana fa, ma ha aspettato che noi italiani andassimo via perchè io e Claudio gli stavamo troppo simpatici e gli dispiaceva lasciarci prima del tempo… Aw :3

Per il resto le lezioni sono state come al solito: la distruzione durante le due Foto di classeore della Yoshida (giapponese formale e composizione), il coma piatto durante quelle di Adachi (espressioni colloquiali e formali). Il bello è che poi a sentire nella classe accanto “Kiseki” sparato a tutto volume non ha molto aiutato a concentrarci… ma non per la tristezza propria della canzone, quando per Datsu-san che dondolava a ritmo canticchiando mentre io e Yumi tentavamo di fare uno dei roleplay. Muorendo delle risate ogni due parole.

A fine giornata ci sono stati consegnati i diplomi con le votazioni e l’attestato di fine corso. E le macchinette fotografiche sono letteralmente impazzite.

La sera mi sono trovata con la Ely e Giulia davanti a scuola per andare al ritrovo a Shijo: presa la metro, abbiamo raggiunto Adachi sensei (“Una precisazione Valeria-san: gli alberi all’incrocio di Shijo sono PIU’ DI UNO…”), Kazahara sensei (“Siete in ritardo di 6 minuti… tutto bene?”) e Yoshida sensei (“Concordo col fatto che abbiamo rischiato di sbagliare angolo dell’incrocio. Qui ce ne sono addirittura due di alberi…”) che ci aspettavano davanti al posto che avevo segnato sulla mappina amabilmente disegnata durante le ore libere di lezione…

…Mappa in cui sottolineavo il fatto di come a Shijo-Karasuma ci fosse UN SOLO ALBERO all’incrocio e ci saremmo dovuti trovare lì. Scusate, ma nel giro di un mesetto ne hanno piantati di nuovi e io non lo sapevo… ;P

La professoressa Kazahara, Stefano, Datsu-san e INOUE sensei!!! XDRaggiunte da altri della nostra classe, ci siamo diretti verso l’izakaya (con Kazahara sensei che risottolineava il piccolo particolare per cui dalla mia mappa il posto sembrava vicinissimo all’incrocio di prima, mentre in effetti si trova a metà di Shijo…) dove abbiamo trovato Yumi e siamo stati scortati agli armadietti per le scarpe: questa sera abbiamo potuto mangiare in una delle salette più figose per cui ci si deve togliere le scarpe e sedere su dei meravigliosi cuscini con le tipiche libellule stilizzate che fanno tanto City Hunter.

Distribuiti ai tavoli (praticamente tra la mia classe e quella della Ely abbamo occupato tutta la saletta figosa), sono iniziate le ordinazioni di birrabirrabirra. Seguita da carrellate di cibo tutto al prezzo fisso di 10000 yen bevande escluse (perchè di Io, la professoressa Yoshida, Sofion-san e Jacopobirrabirrabirra ne scorrerà a fiumi nelle ore seguenti e l’izakaya vive di questo genere di introiti. Ma comunque questo era il prezzo fisso totale per 14 persone (コース), poi a testa abbiamo speso qualcosa come 20 euro bevande incluse…): cijimi (チジミ, frittatine coreane), riso taiwanese, pizza (per far contenti noi italiani :D checcarini), patate fritte, nervetti di pollo, spiedini vari, ghioza (餃子, ravioli cinesi), carne alla griglia (牛焼肉), fagioli crudi (枝豆, gli ‘eda mame’ che in Giappone sono il tipico accompagnamento estivo alla birra. Birra, tofu ed eda mame è il massimo per qualsiasi giapponese che si rispetti (ビール、豆腐、枝豆は最高!!). E io concordo appieno!!!). Io mi sono poi lanciata nelle ordinazioni libere chiedendo le mie adorate cipolle fritte speziate(たまねぎフライスパイズ). Che essendo salatissime ti costringono a bere birra a fiumi per non morire a metà piatto.

(Il fatto strano è che qui in Giappone pur bevendo anche qualcosa come 5-6 bicchieri di birra allegramente pieni non barcollo, non ho il mal di testa che solitamente in Italia mi prende a metà lattina e simili amenità… Mah, devo tornare alla mia cara e adoratissima Coca Cola Zero)

Verso le 10 noi dei trasporti pubblici ci siamo dovuti allontanare dalla mega festona: Claudio per i treni e le coincidenze fino a Himeji, io e Giulia per gli autobus. E così sono partiti inchini a Yumi-san e Claudio. Della serie: l'acqua santa e l'akuma di turno XDprofusione verso i professori (minaccia di Inoue sensei: “Vedi di mandarlo quel curriculum benedetto!!!” -> alla fine è venuto anche lui! XD), abbracci col resto della classe… e poi tornare indietro sui propri passi perchè le chiavi del mio armadietto le aveva prese Yoshida sensei. Così alla fine ci siamo ritrovati a camminare per Shijo spalleggiati da Yoshida sensei e Kazahara sensei (Inoue sensei lo abbiamo dato per disperso…), ma poi io e Claudio ci siamo trovati a correre lungo la metro per poter acchiappare una delle ultime corse buone per la stazione centrale. Chissà se alla fine è riuscito con i cambi ad arrivare a casa oppure è rimasto bloccato a metà strada..?

Comunque, quando sono risbucata dalla metro, ho incrociato Yoshida sensei che dopo aver abbracciata e avermi praticamente fatto un interrogatorio sulle scale del Mitsui Building mi ha invitata a mangiare a pranzo XD

Perchè questa signora con la treccia, con la passione tutta giapponese per toccarsi il naso quando deve parlare di sè e una conoscenza sterminata di kanji, è anche una scrittrice di libri per bambini…

…E siccome è venuta a sapere che ho in mente una cosa vuole fare due chiacchiere.

Dovrò ripassare tutte le formule cortesi che NON ho imparato in questi tre mesi. Ma farò del mio meglio!!! o^^o

Infine sono tornata a casa assieme a Giulia e ho scoperto l’utilità del ventaglietto che in questi giorni davano omaggio con i nuovi amuleti dello Seimei Jinja (桔梗お守り, “kikyo mamori” o amuleto delle campanule). Adoro gli uchiwa con tutta me stessa :D

19 giugno

Oggi sono andata a fare SHOPPING come kami comandano in questo Giappone che tra tsuyu ed estate ha livelli di umidità vicini al 100% e un sole cocente che picchietta insistente fin dalle 4 del mattino.

Presa la mia scassata biciclettina, ho tatticamente parcheggiato davanti a un combini sulla Karasuma-dori: sono pressocchè terrorizzata all’idea di vedere nuovamente uno di quei bigliettini odiosi della rimozione o ancor peggio vedere uno dei camion azzurrini caricare le mie due ruote e portarle lontano lontano.

Insomma, devo ancora comprendere alcune piccole cose di Kyoto dove la battaglia tra ciclisti Un rarissimo parcheggio per le bici... *.*e polizia si combatte ogni giorno. Infatti qui è VIETATO pressocchè OVUNQUE il posteggio delle bici sui marciapiedi. Il tutto segnato da cartelli incomprensibili per qualsiasi turista non orientale (scritti solo in caratteri): 駐車場禁止, 自転車断り e simili amenità che scatenano una domanda esistenziale nella mia scatoletta cranica.

“Ma allora DOVE posso parcheggiare?”

Le risposte sono: fuori dalla zona di Sanjo-Shijo, davanti a supermercati e combini (senza dover necessariamente andare a farci la spesa). Il bello è che spesso e volentieri si vedono scenette di giapponesi che incuranti dei cartelli parcheggiano le loro bici davanti ai segni rossi… e vengono prontamente imitati da tutti gli altri. Poi qualcosa come 300 bici verranno segnalate dal solito appiccichino dannato della polizia o verranno rimosse (nel peggiore dei casi).

Secondo una leggenda metropolitana, pare che la domenica si possa parcheggiare liberamente senza alcun rischio. Ma non ci ho mai provato.

Tornando allo shopping, sono andata in direzione di Teramachi e ho iniziato a gironzolare senza una meta precisa tra un negozietto e l’altro…

…scoprendo come uno dei negozi più ganzi di tutta Kyoto abbia messo alcune delle sue borse a prezzo stracciato *__*

Io non sono una shop-a-holic, nè considero il numero di borse/scarpe direttamente proporzionale alla felicità di una giovane fanciulla… MA parlando di borse fatte a mano da 7000 yen e citate su tutte le guide (Lonely Planet inclusa) posso fare un’eccezione. Specie se in pienissimo saldo.

Ho fatto anche due chiacchiere col timidissimo commesso di questo negozietto minuscolo, che a ogni domanda faceva seguire la cosa da un “Ma se la disturbo può anche non rispondere! Mi dispiace!!!” -> ma prego, ma prego, esercizio di conversazione, disturbo de che! :D

Poi ho continuato a gironzolare scoprendo come le mie ciabattine improvvisamente siano tornate al loro prezzo originale di 2100 yen (…ghigno di vittoria) e sono entrata al Takashimaya dirigendomi al reparto sotterraneo. Sperando di trovare qualcosa di trasportabile in Italia senza troppe sofferenze.

Il bello è che ci sono riuscita :)

Rischiando di perdermi tra i banchetti, all’improvviso si è svelato il paradiso: i miei adorati anko (つぶ餡), cioè la marmellata di fagioli rossi, a prezzo speciale per celebrare i non so quanti anni di attività di una delle imprese più famose in questo campo. Aw, la felicità…

Sono uscita tutta contenta sbatacchiando il mio pacchettino (mangiare anko è molto infantile, ma a me piacciono troppo) e dopo aver gironzolato per i 7 piani del Takashimaya (in periodo saldi pure qui, ma chiamarli effettivamente saldi è una parolaccia per il portafoglio) sono andata a prendermi da mangiare al Lawston.

In questi giorni, un po’ tutti i combini hanno improvvisamente iniziato una guerra mettendo TUTTI gli onigiri da 100 a 105. Anche quelli che di solito costano 180 e passa… Inutile dire che si scatena una battaglia anche tra giapponesini e la sottoscritta: a me konbu (昆布), salmone (鮭), uova di pesce cotte (焼き鱈子), granchio (カニ) e quanto altro possa essersi materializzato nella mente degli inventori del ripieno! Eccetto la famosa prugna secca meglio nota come umeboshi (梅干): questa proprio non riesco a mangiarla…

Mi sono seduta in posticino all’ombra sul Kamogawa assieme a un gruppo di OL in pausa e le tipiche casalinghe in guantini e megacappello, godendomi il venticello e l’attacco dei falchi su alcuni studenti che mangiavano pollo: i falchi qui a Kyoto sono attentissimi a cosa mangia la gente e abilissimi nel volarle addosso per strappare di mano lo spiedino. Idem dicasi per i corvi… quindi attenzione al vostro pranzo al sacco.

Dopo un giro in libreria (la fantastica, mitica e impareggiabile Junkudo: 5 piani di librilibrilibri…) sono tornata alla mia bici (sbagliando due volte combini perchè non ricordavo esattamente dove l’avessi lasciata) e vinta dal caldo tremendo delle quattro del pomeriggio ho pedalato verso casa.

Mi manca solo un ventaglio per essere in pace con i regalini.

Il problema del Giappone è che ci sono troppe cose: se ce ne fossero meno io non entrerei nei negozi decississima a comprare e capace di uscirne con nulla in mano. Ma forse il peggio è che spesso quello che mi piace sono meravigliose tazze in ceramica del tutto probitive per un viaggio di 10 ore e passa. O mi prendo un appartamento e lo riempio di tutte le carinerie che ho scovato in questi mesi tra centri commerciali e negozietti vari… o mi prendo un appartamento.

Almeno questa volta la scelta è facilissima.

20 giugno

Oggi ho scoperto una parte del Giappone che mi mancava: Osaka (大阪). In pratica il bronx, il casino e un certo senso di meridionalità che mancano completamente a Kyoto (perchè si sa che la gente della veccha capitale ci tiene alle buone maniere…).

Insomma, Osaka è il grande quartiere commerciale del Kansai. Chi ha visto “Abenobashi-Mahou Shoutengai” sa di cosa parlo.

Il pesce palla a ShinsekaiPreso il treno con Yumi, Giulia e Alice ci siamo dirette verso Shinseikai (新世界), dove abbiamo avuto il primo assaggio di quanto Osaka sia completamente diversa dalla tranquilla Kyoto: incamminate lungo il viale principale di questa area, siamo state praticamente assaltate dai camerieri che urlavano fuori dai locali. Salvandoci ringraziando per il possibile 20% di sconto che ci era stato promesso e tirando dritte per la nostra strada. Senza non poco shock: a Kyoto ti chiedono se “gentilmente ha del tempo per passare dal nostro locale, ma altrimenti fa lo stesso grazie ancora per averci degnato di del suo onorabile tempo”, qui è stato *un pochetto* diverso…

Il quartiere di Shinseikai da’ sulla Tsutenaku Tower (通天閣タワー) ed è un ritrovo di ristorantini di ogni genere e tipo: sopra le nostre teste svolazzavano poi i giganteschi ‘fugu’ (ふぐ), un pesce velenossisimo che qui servono come specialità. Ma non mi interessa troppo rischiare la morte per apprezzarlo… e poi a Osaka le specialità culinarie sono in particolare takoyaki e okonomiyaki, che di gran lunga preferisco :D

Qui vendono takoyaki.. ma và?Da qui siamo salite nuovamente sulla metro in direzione di Namba (なんば), una delle zone più famose di tutta la città: qui abbiamo camminato con le mascelle a livello del cemento e gli occhi che correvano da una parte all’altra. Personalmente, adoro le insegne che campeggiano su ogni edificio rendendo tutto irrestibilmente mangofilo! Dai tantissimi polipi per indicare i rivenditori di takoyaki, ai granchi giganti e semoventi sulle pareti… e poi la tantissimissima gente di ogni genere e tipo che si muove per il quartiere: qui infatti si è vicinissimi alla zona commerciale di Shinsaibashi (心斎橋), dove avevamo programmato di andare nel pomeriggio.

Infatti per pranzo ci siamo dirette dalla parte opposta, a Sennichimae (千日前) e Sennichimae Doguya-suji (千日前道具屋筋): qui Yumi ci ha portate a mangiare okonomiyaki in un posto vecchio stile dove siamo tutte rimaste a fissare le cameriere mentre disegnavano carinerie e pucciosità sulle nostre ordinazioni… disegni a base di maionese, come è giusto fare in Giappone.

Finito di mangiare, abbiamo dato un’occhiata Okonomiyaki *.*veloce al Doguya-suji: ho rischiato di comperare tutto quello che vedevo, dalle ciotoline ai bastoncini, dai noren ai grembiuloni… Solo che non ne ho avuto il tempo :( dato che per non so che motivo all’improvviso ci è mancato poco che ci mettessimo a correre per la zona commerciale.

Da qui ci siamo poi dirette a Shinsaibaishi dove abbiamo perso le gambe a percorrere quasi tutta la zona commerciale (che a dire il vero non toglie molto a qualsiasi altra zona commerciale del Giappone. Me ne sarei volentieri tornata a Doguya-suji…). Distrutte, siamo salite di nuovo sulla metro per andare a incontrare un’amica di Yumi che come lei studia giapponese a Osaka: questa tipa completamente matta (Kimi-san) ci ha portate in tanto casino a questa città…

…facendoci scoprire un lato del Giappone che a me ha risollevato tantissimo il mio morale un po’ depresso per la mancata spesa.

Camminando per una serie di vicoletti rumorossisimi per i tanti localini che variavano dai pachinko ai love hotel, dai bar figosi ai ristorantini dove si mangia in piedi, siamo arrivate a un baracchino illuminato dove tutto gli avventori stavano a dei tavolini sparsi sulla strada.

Io e le altre siamo rimaste un po’ basite senza capire perchè le nostre guide turistiche fossero contente come delle pasque: dopo aver aspettato un po’ per un tavolo, abbiamo messo le nostre borse in ceste di plastica (ex ceste di birra) e ci siamo raccolte attorno a un tavolino. La cameriera che è poi venuta per lo ordinazioni ha dovuto battagliare abbastanza per farci capire in cosa consistesse il menù e quanto venisse a costare, ma poi tutto si è risolto per il meglio…

…anche perchè un gruppo di arzilli vecchietti intenti a mangiare al tavolo accanto non so per quale motivo ci ha preso in simpatia (beh, diciamo che Il locale (?) in tanto casino a Osaka dove abbiamo finito in birra e sashimi il nostro viaggetto :Dun 30% ha un suo fondo nelle bottiglie di birra…): e così ad un certo punto si sono messi ad allungarci i loro piatti al grido di “non potete venire a Osaka e non provare questo!!!”. Presissimi, si sono messi a chiacchierare correndo a prenderci quintalate di alghe nori, un paio di bottiglie di birra in più (noi volevamo tentare di sopravvivere con una sola… ma se la sono presa loro con la scusa del “Queste sono fredde!”) e offrendoci sushi e riccio di mare (ウニ). Noi italiane eravamo un po’ sconcertate per la cosa (a Kyoto non ho mai visto niente del genere), mentre l’amica di Yumi ha fatto le spallucce commentando esattamente così: “I vecchietti di Osaka sono così. E se proviamo a rifiutare si offendono a morte e ci fanno pagare anche il loro conto…”

...Evvai con le foto dietro al bancone del tonno!!! o^^oChe dire, abbiamo passato un’oretta a tentare di capire il dialetto del Kansai e ridere come delle pazze. L’incredibile è successo al momento del conto: fermate un attimo per fare qualche foto, non so perchè ci siamo trovate dietro al bancone assieme al proprietario che presissimo dal fatto che fossimo straniere si era messo a pubblicizzare la cosa a tutta la clientela XD

Molto sagra di paese, yakuza alla buona e tanta birra circolante. Ma davvero fighissimo.

giugno 17, 2009

Quelli che… si accorgono come sia ADDIRITTURA arrivato giugno.

Archiviato in: Kyoto — akainatsuki @ 11:32 am

Era un pezzo che non aggiornavo per motivi vari, tra cui:

1) l’esamone di metà semestre (che per noi di Venezia è quello che segna l’ultimo esame di giapponese dei tre anni…)

2) l’arrivo della stagione delle pioggie (detta ‘tsuyu’) che mi ha letteralmente abbattuta… nel senso di farmi addormentare per riflesso automatico ad orari assurdi, in luoghi assurdi e senza alcun preavviso (ovvero: sono meteoropatica e questo continuo vai-e-vieni di pioggia a secchiate mi uccide)

3) non avevo voglia di mettermi a scrivere.

Il periodo dello tsuyu (梅雨, letteralmente significa ‘pioggia delle prugne’ per il fatto che viene a coincidere con la fioritura degli alberelli di pruno) è qualcosa di tremendo per noi occidentali e allegramente caratterizzato da

- Raijin e Fuijin che battono allegramente le mani sopra le teste dei giapponesi per un mese filato. Ovvero, tuoni e vento a profusione :D

- il caldo appiccicoso meglio detto MUSHIATSUI (むし暑い) che rende la pelle come quella di una lucertola e i capelli di stoppa

- pioggiapioggiapioggia…

- …e le cose messe ad asciugare ci mettono una settimana a essere ottimisti.

Il bello è che però anche lo tsuyu ogni tanto va in vacanza.

E allora si può uscire e correre in bicicletta su e giù per Kyoto senza dover temere che la polizia ti insegua perchè “NON si va in bici con l’ombrello in una mano!!!” -> la gente della città si è organizzata e invece di andare a piedi o sfidare le forze dell’ordine si vedono curiose signore con un PORTAOMBRELLO montato sul manubrio della bici. Ih.

13 giugno

Dopo essermi accorta che manca poco al ritorno a casa, che la scuola sta per finire e piccoli particolari di questo genere, ho deciso di riempire la mia agenda con tutto il fattibile che posso fare nel Kansai durante i weekend e nei due giorni liberi prima della partenza.

Oggi la giornata è stata dedicata a Uji (宇治). Inizialmente doveva essere la Byodoin, o ci vai o non sei andato a Uji!!!meta della gita scolastica della settimana scorsa, ma poi i piani sono cambiati e così mi sono ritrovata a decidere con qualcuno dei soliti componenti dell’Asean il programmino verso questo paesino piccino picciò…

…Che per la cronaca è famossissimo: per il Genji Monogatari (源氏物語, quello che potremmo definire il capisaldo della letteratura giapponese come da noi sono i Promessi Sposi), per il Byodoin (平等院, uno dei templi Heian più noti di questa parte del Giappone) e per i negozietti che vendono prodotti a base di thè verde :D

Mi sono così trovata con Oo-san, Sofion-san, Ii-san ed Elisa al Mos Burger della stazione JR del Nijojo per pranzare (ovviamente a base di rice-burger!!!) e poi prendere il treno che dalla stazione centrale di Kyoto porta a Uji.

Il bello di questo posticino è che è MOLTO diverso dalla landa desolata che di solito Murasaki Shikibu, la DONNA che ha scritto il Genji Monogatari :Dviene descritta da qualsiasi studente medio che ci vada per passare un pomeriggio e dire “Anche io sono stato a Uji, ma…”.

Punto primo: se c’è la statua di Murasaki Shikibu (紫式部) all’ingresso della cittadina significherà pure qualcosa… e appunto a Uji si svolgono alcuni degli episodi del Genji Monogatari il che non è mica l’ultimo episodio di Bleach, tanto per intenderci.

Poi per raggiungere tempio buddhista del Byodoin, si attraversa una stradina tutta fiancheggiata da negozietti profumatissimi di thè verde che vendono un po’ di tutto: dai dango al thè in foglie, dai dolcetti… ai Kit-Kat VERDI…

Insomma, si passa una mezz’oretta ad annusare l’aria attorno e segnarsi mentalmente cosa si vuole comprare al ritorno. E si rivaluta quello che mediamente è stato detto su questo piccolo paesino sperduto tra le colline del Kansai.

Il gelato più buono del pianetaaa!!!Dopo aver passeggiato per la suddetta viuzza meravigliosa, siamo arrivate al tempio, gironzolato per il museo e infine giunte a una decisione storica, ovvero andarci a prendere un megagelato di quelli che trovi solo a Uji: 350 yen, cono al thè verde con mochi e azuki. L’esclamazione di una giapponesina vicino a noi ha espresso esattamente quello che ognuna pensava nella sua lingua natale (italiano, cinese o coreano. A voi la scelta): “Aaaah, la felicità…!” (あーあー幸せー!!)

Ricominciato la passeggiata, ci siamo recate al fiume per poi andare all’Ujigami Jinja (宇治上神社): ma siccome eravamo cotte e stanche per il caldo afoso della giornata, ci siamo dovute fermare a metà. Comunque il pezzo forte di Uji lo abbiamo ben visto e visitato, quindi la famosa frase “Sono stata a Uji” la possiamo dire anche noi XD

Quello che è successo quando sono tornata a casa non so bene come riassumerlo, perchè è piuttosto complicato. Ma ci provo lo stesso.

Dunque, la sera è stata organizzata una mangiata collettiva di carne alla griglia: oltre alla famiglia Oogami c’erano anche alcune amiche di Miyako-san (due ex-compagne di univeristà e una del vicinato) e i genitori di una ragazza francese che era stata ospitata qui nel 2001.

All’improvviso, non so come, mi sono trovata per la prima volta nella mia scarsa esistenza con un GROSSO PROBLEMA ESISTENZIALE…

…di cui mi vergogno abbastanza…

…non riuscivo a spiaccicare una sola frase in inglese di senso più o meno compiuto e logico.

I due signori francesi avevano un ottimo inglese perchè avevano vissuto negli USA per qualche anno e comunque continuano a tornarci per lavoro (il padre è docente di matematica e analisi all’univeristà, la madre lavora sempre nel campo della ricerca. Insomma, quello che in Italia definiremmo “pezzi grossi”) e siccome sia Miyako-san che una delle sue amiche sono insegnanti della suddetta universale lingua questo era l’unico modo per parlare con loro dato che non capivano il giapponese.

Davvero, mi sono trovata in una crisi di imbarazzo tremenda: l’anno scorso ancora riuscivo a sostenere una conversazione senza troppi intoppi (per esempio facendo da guida turistica o simil tale a Chang), ma stavolta è stato davvero TRAGICO.

Dopo i saluti (difficilissimo un semplice “Nice to meet you” dato che mi sarebbe venuto più naturale ben altro…), i miei gentili compari di continente ed UE si sono messi a chiacchierare: a capire tutto ok, tranquillo e filato come se mi stessero parlando in italiano…

…ma a rispondere nada de nada.

SOLO GIAPPONESE.

Pian piano il mio cervellino ha iniziato a ingranare il caro vecchio inglese, ma ogni 3-4 parole mi ritrovavo con quelle quattro acche che so di giapponese a uscirmi dalla bocca senza che me ne rendessi conto.

E non che il resto mi rendesse le cose più facili: tra domande in giapponese, discorsi in inglese e risposte in esperanto ho sentito qualcosa iniziare a fondersi dentro la mia scatola cranica.

Tuttavia non mi sono arresa. ANZI: ho fatto del mio peggio e peggissimo per riuscire a sostenere qualche mezza idea e conversazione anche in inglese (tuttavia spinti da non so quale spirito caritatevole, ogni tanto i due signori francesi mi incoraggiavano a parlare in italiano: perchè sanno pure qualcosa della mia cara vecchia lingua natia, nonostante tutto… Sniff, la cosa mi ha salvato più di qualche volta).

Comunque è stata davvero un’esperienza.

Scoprire che dopo neanche tre mesi ho disimparato l’inglese ti da’ una ragione di vita. E ti fa chiedere perchè tutti ti dicano “Non sai parlare inglese, ma ti riesce meglio il giapponese? BENISSIMO è proprio quello che devi riuscire a fare!!!”

…Davvero? O.o

Inoltre il signore francese mi ha preso in simpatia e dopo un po’ che stavamo chiacchierando sgranocchiando zucca annegata nella salsa, ha fatto un discorsone che ha mosso quasi a lacrimoni me e una delle amiche di Miyako-san.

Quelle di Uji: Ely, Oo-san, Rii-san e Sofion-san :D (Yumi ci è stata 5 volte qui e le è bastato...)“…Quando si torna da un posto a cui ci si è affezionati, anche se attorno a te avrai la tua famiglia e i tuoi amici e potranno fare di tutto per capirti, non riusciranno mai a comprendere perchè tu voglia assolutamente ritornarci…”

Ow, ma quanto temo che sarà tremendamente vero?!

I discorsi della serata sono stati non tutti su questo tono, ma qualcosa del genere ‘forum aperto’ oriente-occidente: dalla considerazione che hanno gli occidentali del Giappone e viceversa, religione e casini vari, gli orari di apertura dei negozi, il gap giovani-adulti. Ci sono state un paio di volte in cui non mi sono trovata molto d’accordo (ad esempio quando il signore francese ha detto che in Giappone non sente il gap generazionale -> FALSISSIMO… o perlomeno io penso che ci sia, ma che si tenti di non mostrarlo per la solita questione dell’armonia che ancora adesso è tanto sentita), ma è stato davvero fighissimo.

Parlando in giapponese, naturalmente XD

Dopo che l’UE è tornata all’albergo, mi sono ritrovata in cucina con tutto il gruppone di Miyako-san e amici vari a chiacchierare (la sua amica che fa l’insegnante di inglese era presissima dai racconti sulle gite scolastiche che ci hanno fatto crollare dalle risate), mentre Sakiko e Yukiko facevano baldoria con dei loro amici dalla parte opposta della casa.

Fino alle 2 del mattino.

***

Una cosa che mi colpisce molto è che circa all’80% ogni volta che mi viene presentato un amico/a-di-amici, la considerazione sulla sottoscritta è all’incirca questa: “Beh, hai scelto la lingua giusta… Come giapponese rientri nella categoria!”

Nel senso che sono piatta, bassa, buffa e porto il 21cm di piede (il nostro 35)?

14 giugno

Stamattina sono andata a casa della Ely per aiutarla un po’ con l’esame finale e così ho anche visto il posto figoso in cui abita: mi sono innamorata del suo water automatico (ha la tavoletta che si alza da sè quando si apre la porta del bagno! :O).

Dopo aver ripassato (non so quanto possa essere stata d’aiuto, ma spero bene), mi sono trovata a mangiare udon con lei e la sua mamma completamente matta XD che si lamentava per il fatto che non fosse brava a cucinare… Io invece l’ho profondamente adorata.

Mentre trovavo il coraggio di rifiutare il dolce, è arrivato a casa il nipote (figlio di sua sorella) che è uno studente universitario della nostra stessa età. Al grido di “Fate conoscenza perchè di sicuro non avrete molte occasioni di conoscere giapponesi giovani!!!”, ci siamo ritrovate in un’imbarazzantissima situazione di silenzio e puntini di sospensione galleggianti in aria, mentre il poveretto sopraccitato restava in piedi a tentare qualche domanda. Poi è stato costretto a sedersi e suicidarsi con il thè e il dolce XD

Comunque per qualcosa come 40 secondi netti siamo addirittura riuscite a sostenere una conversazione al limite della crisi internazionale. Ci hanno salvate i Beatles (di cui a essere sincera, nessuna delle due sa nulla…) e l’inno al ripasso.

Il resto della giornata l’ho passato a Shijo con Yumi-san, Giulia e Alice: la mia grande spesa sono stati 3 calzini. Ma mi sono convinta che se al mercatino del Toji trovo un kimono che mi piace, me ne frego e lo prendo anche se le ciabatte non si abbineranno. Quelle che ho preso le rifilo a qualcun altro, io posso tornare a Teramachi e fare un giretto per i negozietti che ora sono in piena vendita di ciabattine e affini…

16 giugno

Questi ultimi giorni li ho passati a pensare dove-come-quando organizzare la cena di fine corso col resto della classe (送別会). Grazie al cielo che la Ely mi ha dato l’idea ed esiste Yumi: in pratica infine si è deciso per andare nello stesso posto di quelli del corso 1A (il cosiddetto 天狗, un izakaya lungo Shijo)… solo un po’ dopo ed organizzandoci meglio :P

Infatti ho eletto quella santa creatura di Yumi a mio fidato segretario personale (幹事) e si è presa tutto il grosso della questione: prenotare, cercare il menù e cose simili. Perchè noi sottoscritti italiani non abbiamo un accidenti di cellulare per la solita questione dei tre mesi… e anche perchè siamo abbastanza fifoni a entrare in un’izakaya e metterci a parlare in giapponese coi proprietari. Inoltre lei conosce praticamente tutti quelli che lavorano nei locali di Kyoto, il che è d’aiuto.

Io invece mi sono presa la briga di invitare gli insegnanti: Kazahara sensei si è praticamente autoinvitata (anche perchè abbiamo parlato della cena di classe durante le sue ore di grammatica), Adachi sensei sospettava della festa e ha detto sì Foto di classe (...mancano Ii-san e Sofion-san...) fatta al centro di produzione del sakè a Fushimi Inari :)ancor prima che finissi la frase (…anche se da quello che ho capito non avrei dovuto essere io a invitarla, ma gli altri compagni di classe visto che questa cena è per noi italiani… Maaah), Inoue sensei è nel suo periodo peggiore e probabilmente non verrà (…peccato…), mentre Yoshida sensei mi ha bacchettata perchè non ho usato correttamente il sonkeigo mentre sudavo freddo nell’invitarla (ma comunque viene, e penso che sarà quella più scatenata di tutti. Perchè l’età qui in Giappone non conta un accidenti di niente. Comunque mi devo segnare la frase: “先生、是非いらっしゃってください!!” perchè mi sono confusa e ho concluso la cosa con un bel “先生、いかがでしょうか?”. ARGH, come è complicato usare i roleplay nel mondo reale =__=)

La sera poi sono tornata al live del signor Sekijima: mi sono persa la nuova puntata del mio drama preferito, ma ne è valsa la pena. E poi la signora Kageyama mi ha aggiornata sul suo viaggio in Europa tra Francia e Italia: viene da sola per la prima volta all’estero… cioè, questa donna è una grande!

15 giugno

…Ii-san non verrà alla cena di classe ;__;

Il papà adottivo di tutti noi…

(Perchè è appunto l’unico ad avere due bambini che gli pastrocchiano i quaderni ogni giorno)

Cavolo, mi spiace davvero tanto… Oggi ha pure portato a me, Claudio e Jacopo delle mega buste di alga coreana :3 proprio per il fatto che non potrà venire…

maggio 30, 2009

Tutto quello che ferma (e NON ferma) il Giappone :D

Archiviato in: Kyoto — akainatsuki @ 7:37 am
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Prima di iniziare a leggere dovete obbligatoriamente ascoltare (e vedere) i due video sotto. Iniziate con la lacrimuccia e finite con il casino totale che mi piace tanto. In pratica, ecco i consigli per la musica da parte di Sakiko e Yukiko…

…li trovate anche nel mitico gioco per Wii da fare coi taiko :)

(Della serie: benvenuti nel mondo della musica giovanile dai 9 ai 13 anni. Ma diamine, quanto mi piace?!)

“Kiseki” – Greeeen

E’ la preferita di Sakiko (la sorella maggiore) e fa da colonna sonora al drama sui “Rookies”, una delle squadre di baseball più seguite in Giappone e sulla quale di recente è uscito un film che ha fatto dare di matto a mezzo paese.

(Il video sembra un manga adolescenziale in salsa ristretta di 6 minuti…)

“Nastu Matsuri” – White Berry

Questa invece è la preferita di Yukiko (la minore) ed è anche una delle mie sfide più difficili con il Wii. Notate che la cantante indossa un bellissimo yukata con tanto di ANFIBI.

***

22 maggio

In questa giornata sono successe quattro cose degne di nota:

1) ho imparato che i roleplay sulle telefonate sono in realtà utilissimi

2) ho scoperto quanto sia divertente mangiare al bancone (quando non si sta muorendo di terrore, ovvio) dopo aver fattto l’ordinazione al distributore automatico

3) ho rotto un bicchiere

4) ho visto una soap fighissima chiamata “Il lavoro dell’infermiera” (ナースのお仕事) e andrò a vedermi il film del seguito (“BABY, BABY, BABY!!!”)con tutte le donne di famiglia riunite per l’occasione :D

Stamattina, mi sono davver impegnata a fare i compiti e ripassare per il test nonostante sonno, pioggia e un corvo enorme che è rimasto per qualcosa come un paio d’ore a fissarmi dall’altra parte del vetro .___.

Alle 11 stavo infilandomi le scarpe per andare verso la zona del combini, quando è arrivata correndo Miyako-san brandendo il telefono: era la professoressa Kazahara che doveva parlarmi…

Dopo i primi 3 secondi tipicamente italiani in cui ho pensato “Oddio, hanno scoperto che non facciamo la distinzione tappo e bottiglietta di plastica!!!”, mi sono ricordata di qualcosa di fondamentale che era successo la sera prima.

Anche a Kyoto, un piccolo e dolce bimbo di 10 anni in una zona più a sud di dove mi trovo io…

…HA PRESO L’INFLUENZA.

Dunque.

SI APRANO I MARI, SI MUOVA IL MONTE FUJI E SCENDA LA MANO DI SUSANOO A SCATENARE LA SUA IRA SU QUESTO ESSERE INFIMOOOOOOOO!!!

Ma non sono io che penso così.

Era praticamente il messaggio nascosto che si palesava chiaramente dal tono di voce e dalla faccia dell’annunciatore che aveva dato la notizia. Ci mancava poco che chiamasse l’Imperatore e tuonasse sul marmocchio maledizioni in dialetto del Kansai.

Davverodavvero.

Comunque, ho in pratica appreso della notizia per cui da venerdì fino a mercoledì prossimo compreso… NIENTE SCUOLA.

E per sostenere la conversazione ho dato fondo a tutti i miei roleplay ben mandati a memoria per l’esame di gennaio tanto da mancarci poco che chiamassi la professoressa Tanaka-san XDXDXDXD

Però non mi sono arresa, e dopo aver contattato Yumi (la mia prima telefonata in giapponese. Me la sono segnata nel cervello…) ho marciato sotto la pioggia battente e la faccia più straincazzata del pianeta verso dove ci eravamo date appuntamento.

Infatti, se da una parte un po’ di vacanza ci voleva non so perchè ma non è che mi garbi più di tanto. E non è per senso del dovere o chissà che cosa… MAH.

Arrivata alla solita zona dell’incrocio Imadegawa-Karasuma, ho incontrato Yumi e aspettato inutilmente la Ely (che data la pioggia se ne è rimasta a casa…) davanti a uno dei cosiddetti “posti dove un giorno devo assolutamente andare”.

Oggi infatti ho provato un locale di una catena di ristoranti a bancone (qui si chiama ‘counter’) detto “Matsuya” (松屋). Il bello è che per ordinare si deve andare a una macchinetta automatica, mettere i soldi e schiacciare il bottone di quello che si vuole mangiare: poi si deve prendere posto al bancone e aspettare che la cameriera di turno prenda il biglietto e urli l’ordinazione.

Caratteristica tipicamente giapponese di qualsiasi ristorante è il mitico “strillo verso la cucina”: l’ordine viene scritto o strappato di mano e poi parte questa serie di grida in codice tra inserviente e cuoco. Inizialmente è strano, poi diventa divertentissimo perchè ogni locale ha il suo alfabeto XD

Tornando al pranzo, al bancone è servita gratis l’acqua e ci si può servire liberamente di bacchette, tovagliolini, verdure in salamoia e salsine varie. Inoltre si da’ anche sull’interno del locale, così da controllare quello che combina la gente con il vostro piatto.

La mia scelta di oggi è stata il “Bin bin donburi” (ビンビン丼), ovvero una ciotolona di riso con sopra verdure e carne di maiale. Siccome era piccantissima, la zuppetta calda di miso, pezzetti di frittata e alga è stata davvero provvidenziale. Insomma, una genialata al prezzo modico di 430 yen.

Poi abbiamo fatto due passi, ma data la pioggia deprimente siamo tornate ciascuna a casa propria per finire i preparativi per il giorno dopo.

La sera ho avuto la mia consueta sfida con il Wii contro Yukiko e quando Sakiko e Miyako-san sono tornate dalla lezione di inglese, ci siamo messe a guardare una vecchia soap che è stata riadattata per il film in uscita a partire da domani. Il titolo è “Naasu no O-shigoto” ed è una specie di Scrubs alla giapponese ma praticamente incentrata su una JD donna e sfigatissima che lavora come infermerina in un ospedale che sembra un albergo di Beautiful.

Come al solito c’è l’happy ending quando tutto sembra essere perso e perdutissimo, ma per qualcosa come il 90% del tempo non facevamo altro che ridere.

Settimana prossima devo assolutamente vedere il seguito…

23 maggio (fingo di non vedere il fatto che manchi un mese al ritorno)

Quella che si può definire benissimo come

“Cucina fusion (italiana, coreana e taiwanese) con esercitazione linguistica applicata sui temi più vari e disparati SENZA uso di dizionario. Da far durare un’intera giornata. Astenersi astemi XD”

o qualcosa di questo tipo.

Oggi infatti ci siamo trovati al dormitorio di Yumi per mangiare tutti assieme (in programma c’era anche una passeggiata nei dintorni, ma per motivi tecnici non l’abbiamo fatta. Il perchè lo si capisce in seguito…). La compagnia era divisa tra

cucina fusion XD-Italia: io, Giulia e Alice -> amatriciana (4evah!!! O meglio, uno dei pochi piatti che si possano preparare decentemente in Giappone senza spendere miliardi in ingredienti e usando troppe pentole)

-Taiwan: Yumi, Oo-san e altre tre loro amiche -> zuppa, insalata di pollo, birra

-Cina: Datsu-san -> …non sa cucinare ed era anche l’unico ragazzo del gruppo (come ha detto lui “Una buona occasione per mangiare bene non me la lascio scappare e poi mi state simpatiche!!!”. Oh, grazie XD)

-Corea: Sofion-san e una sua amica-> una serie di mega frittellone a base di nira (la nostra erba cipollina) e farina cotte in padella assieme a dei rotolini di riso colloso immersi in una salsa piccantissima di cipolla e peperoncino PURO

avete mai cucinato l'amatriciana coi bastoncini?!In seguito a disastri e guai combinati dalla sottoscritta per cui chiedo umilmente perdono, finalmente ci siamo trovati tutti al domitorio. Armate di mega pentola per la pasta (prestataci dagli Oogami assieme al prendispaghetti), un coltello poco affilato e una scrivania striminzita, noi italiane ci siamo messe al lavoro su cipolla e bacon nella stanza di Yumi: essendo il fornello uno solo, lei era nella camera accanto a cucinare sul fornello di Oo-san.

Quello che si dice organizzazione all’orientale :)

Il problema più grosso per noi donne dell’amatriciana si è rivelata l’acqua per la pasta: dopo aver atteso 20 minuti che accennasse a bollire, mi sono stancata e abbiamo gettato le nostre fettucce (sono ancora stupita per il metodo della Giulia di cuocere la pasta lunga…), combattendo perchè si ammorbidissero e finalmente venissero coperte dell’acqua. E stavolta abbiamo messo l’olio (uhuhuhuhu…).

Improvvisamente le mie due prodi compagne di cottura, si sono ricordate di qualcosa di fondamentale: le forchette. Perchè NON si può mangiare la pastasciutta con i bastoncini: si perde il sugo ovunque e non è che noi italiane siamo esattamente dei geni in questo campo. E così, dopo una consultazione con il resto dell’Asean (ormai nella mia testa il gruppo Yumi, Oo-san, Datsu-san e Sofion-san sono sotto questa sigla), Oo-san è corsa a un combini dove aveva visto le forchette di plastica.

Yumi e Dastu-san: anche alla Cina piace la pasta XDXDIncredibile ma vero, dopo 10 minuti è tornata con queste piccole meraviglie colorate e carine :3 facendomi tirare un sospiro di sollievo per la sorte della mia candida maglietta (che era ancora integra dopo aver cucinato il sugo per la pasta) e della mia reputazione (non so quanto sarei riuscita effettivamente a mangiare con i bastoncini…).

Finalmente cotta la pasta, battagliato per scolarla e unirci il sugo, abbiamo trionfalmente portato la pentola al tavolo :D

(…Signori e signore, per la prima volta l’Asia ha sperimentato un pranzo alle 2 del pomeriggio (di solito qui si mangia tra le 11.30 e le 12.30…))

Sedute, abbiamo iniziato a provare un po’ di tutto, dalla frittellona di Sofion-san ai rotolini picccantissimi, dal pollo in insalata fino alla zuppa finale. Il bello che tutto questo casino di piatti era perfettamente in sintonia: dopo un po’ mi sono prescritta un ordine tattico per mangiare senza dare la morte alla mia bocca distrutta dai rotolini.più fusion di così... E' KON-fusion :P

1) pastasciutta

2) rotolino

3) pollo

4) frittellona

5) zuppa

…e via di seguito.

Per quanto riguarda bibite e co. siccome siamo nel Paese della BIRRA, le lattine di cui era stato stipato il frigo non avevano praticamente mai fine.

Uno dei momenti migliori è stato quello in cui Datsu-san è corso in cucina a recuperare la pentola di pasta rimasta e fare bis-tris e grattamento del fondo, distrubendo poi pasta a tutte quelle che chiedevano il bis XD

Giuro, non ho mai visto un cinese che mangia così tante fettucce all’amatriciana in vita mia…

…e neanche che brandisce un prendispaghetti tutto orgoglioso del fatto di sentirsi molto italiano.

(Metà tavolo era a terra cappottato dalle risate)

ora iniziava ad esserci più birra che altro...Poi non so come, ci siamo trovate noi ragazze a chiacchierare, altre a mettersi lo smalto o scolarsi la terza-quarta lattina (non di birra, ma di quei succhi di frutta 4% alcool che tanto piacciono in Giappone). Mentre Datsu-san si è addormentato sul letto di Yumi strigendo tipo orsacchiotto un suo cuscino (sono scattate le foto al grido di KAWAIII!!!).

Così chiacchiera che ti chiacchiera (non ricordo esattamente un filo logico, passando dal giapponese all’italiano e viceversa, idem dicasi per gli argomenti di conversazione), abbiamo trovato anche tempo di fare merenda con un gelato AL CALPIS *.* per poi continuare a chiacchierare…

…fino alle 6 e passa del pomeriggio.

In pratica, il cenone di Natale a maggio.

Lavate le pentole con una fatica immane, essendo il lavabo assai minuscolo per le tipiche dimensioni italiane, ci siamo salutati e io sono arrivata a casa alle 7.30 della sera sferragliando con il mio bravo pentolame nel cestino. Il signor Yoshiyuki (il padre di famiglia degli Oogami) e le due bambine si sono divertiti poi a rincorrermi per il vicinato mentre continuavo a sferragliare.

Non so perchè, ma è stato divertente XD

24 maggio

Dopo aver saputo dal signor Yoshiyuki che il festival a Ohara non si sarebbe tenuto per via del timore influenza, mi sono portata dietro il giornale e ho dato alle altre (Ely, Alice e Giulia) la bella notizia. Facendoci chiedere il motivo per cui un festival non si dovrebbe fare, ma alla scuola media di fronte alla nostra invece facciano le loro lezioni di strimpellamento anche la domenica mattina .__.

Fushimi InariSrotolate le cartine, combattuto decidere dove andare senza scontentare nessuna, alla fine abbiamo optato per Fushimi Inari(伏見稲荷), un tempio shinto che si snoda per tutta la montagna a sud di Kyoto. A seguire, shopping.

Salite sulle bici, siamo andate in direzione di Sanjo per prendere il trenino della Keihan che arrivava dritto dritto a Fushimi. Da qui sono bastati due passi a piedi per le viuzze quasi deserte dei consueti turisti per arrivare all’inizio della camminata che porta fino al TOP del monte per poi scendere al punto di partenza.

Ci siamo così messe di buona lena a camminare, chiacchierando e parlando…

…ma dopo un po’ ci siamo zittite per risparmiare fiato e forze. Ogni volta che il sentiero (nipponisticamente ben segnato e pietrificato, ma non per questo magnanimo) si appianava e la sottoscritta osava dire “Che bello, ora discesa!”… ci si presentava l’ennesima e ripidissima rampona di scalini e gradinetti.

In una delle nostre numerose soste per riprendere forza, dovevamo avere una faccia distruttissima tanto da muovere a pietà due vecchine carinissime che ci hanno generosamente dato un po’ di merenda :D

(Poi siamo morte di sete perchè quei cracker erano salatissimi, ma non ci siamo fatte pregare due volte quando ce li hanno offerti. Che gentiliii!!!)

Una delle taaante salite/discese...Fushimi Inari è comunque un posto davvero fantastico: è dedicato al dio dei cereali (Inari) e quà e là si trovano le statue in coppia di due volpi che qui in Giappone sono un animale sacro. Il bello del tempio di Inari sono questa sequenza ininterrotta di tori rossi/arancioni sotto cui ci si trova a camminare inerpicandosi per la montagna (fino ad arrivare al punto più alto, indicato dalla scritta “TOP”), fontanelle e tempietti di ogni dimensione e ammassati un po’ ovunque. Poi come per Nara ci son zone che ti fanno ricordare come Miyazaki sia giapponese e come di sicuro certe idee per i suoi film gli siano venute da luoghi come questo. Tra un po’ avrei detto che sbucava la Principessa Mononoke col suo stuolo di animali strani o quei buffi cosini biancastri che apparivano nel film sui rami degli alberi…

Comunque, cammina e cammina, sali e scendi, il giro l’abbiamo finito alle 2 e mezzo passate del pomeriggio con un solo pensiero in testa e mele secche in pancia: dovevamo mangiare qualcosa e quel qualcosa erano i RAMEN.

Tornate a Kyoto e seguita Giulia, siamo entrate in uno dei ristoranti più ganzi e buoni in cui sia mai stata fino Dov'è il tesoro?ad adesso, il Takara-ya (宝屋): sedute al bancone che dava direttamente sulla cucina, ci siamo lanciate su ramen cotti come kami-sama comandano e ghioza (ravioli cinesi). Il figo di questo posto è che sul fondo della scodella c’è una scritta che tradotta significa “In quel cuore ci sta un tesoro” (そのココロに宝があり). Infatti a motto del locale sta qualcosa che si potrebbe tradurre come “Il tesoro di Takara dov’è? Si trova sul fondo della bontà” (たからの宝どこにある。おいしいあと底にある). Insomma, un gioco di parole che si trova nel nome del ristorante (“Takara” significa appunto ‘tesoro’) e sul finire il piatto dato che sul fondo di questo c’è la frasetta (ovvero il tesoro in questione) XD

Questa e' VERISSIMA :DUscite, siamo andate a fare un po’ di “Geisha hunting” al vicino teatro dove si tenevano gli ultimi spettacoli di danza: abbiamo combattuto per avere le nostre foto e abbiamo anche imparato quanto sia impossibile avvicinare una vera geisha se non si è una capoccia importante di Kyoto (ovvero, ignorate nella maniera più che completa mentre imploravamo per poter scattare una foto con una di loro…).

Il resto del pomeriggio lo abbiamo passato nella zona commerciale di Shijo, in barba totale alle raccomandazioni delle professoresse sul “restate a casa, fate i compiti e non andate in posti affollati”.

Cioè, va bene essere previdenti ma addirittura fissati…

La sera, Giulia e Alice sono venute a casa degli Oogami: dopo lo Il gioco dei taiko! >.<sbracciamento iniziale per Alice (che qui è stata due anni fa), finita la cena è successo qualcosa che ci ha fatto diventare pazze e sganasciare per tutta la serata.

Megapartitona a Wii con il taiko tra me, le altre due italiane e le sorelline.

Ho deciso che se devo avere una missione in questo Giappone, oltre a imparare a usare i bastoncini come è giusto che sia, è riuscire in “Motteke! Sailor Fuku – Lucky Star” nella versione difficile >.<

***

Ultima novità. Ho le unghie rosse.

25 maggio

Il tempo in questi giorni è davvero un attentato a qualsiasi programmazione: se ci fosse il sole fin dal primo mattino non si partirebbe in bici pensando “…quasi quasi il giro dei templi lo faccio un’altra volta…”.

Le mie unghie fanno pandan col resto :D (perdono per la foto poco acculturante...)Insomma, col nuvoloso e freddo di stamattina, io ed la Ely siamo solo riuscite ad andare all’Heian Jinja (ma non si poteva entrare per via dei lavori in corso), godendoci la strada rifatta col suo mega tori rosso a dare un po’ di luce alla giornata gran poco invitante per qualsiasi gita all’aperto.

Siamo così tornate nella zona di Teramachi per fare aquisti nel reparto scarpe…

…e io ho subito nuovamente la sconfitta più cocente della mia esistenza in questo campo.

NEMMENO in Giappone esistono le Sckelkes numero 35!!! ARRRRRRGGGGHHHHHHHHHHH!!!

E il resto delle scarpe sono tutto tranne che portabili per andare a scuola (eccetto quelle da ginnastica, ma io volevo le ballerine!!!)

Così poi siamo andate nel reparto vestiti, dove nuovamente ho dovuto reprimere la voglia di prendere e schiaffi il proprietario del negozio: c’è una LOGICA nascosta per cui se un vestito costa poco ed è carino…

…NON SI PUO’ PROVARE. Bisogna mettersi davanti lo specchio e decidere su due piedi se prenderlo o meno.

Cielo, ma solo in Giappone trovi ’ste cose!!!

E siccome questa logica va contro la mia logica, i vestitini carini li lascio lì. Ecchecavolo.

Il menù. Buona fortuunaaa!!!!Arrivata ora di pranzo, siamo andate al Nishiki Food Market e qui abbiamo provato un ristorantino che mi attirava un bel po’. Ormai sono una fan dei kitsune udon: ordinatemene una ciotolona pienissima di brodino, nira e con una bella fettona di kitsune e mi renderete felice :)

Uscite, siccome avevo ancora fame, ci siamo fermate a un piccolo banchetto dove oltre ai takoyaki si cucinavano anche i shiroi-taiyaki (白い鯛焼き), dei dolcetti a forma di pesce e ripieni di marmellata di azuki (o cioccolato, o crema. Ma la marmellata di anko è la migliore!!!). Era un pezzo che volevo provarli e siccome nei giorni festivi questo posto era sempre pienissimo di gente, ne ho approfittato.

Fatti gli ultimi acquisti e bevuto un caffè in bricco sedute su due panchinette che davano sul fiumiciattolo vicino a Teramachi (proprio davanti al Matsuya di questa zona), abbiamo recuperato le bici…

E per la prima volta ho scoperto l’orrore di vedersi appiccicato l’adesivo della polizia per la rimozione.

Ma se TUTTI parcheggiano nello stesso posto e da nessuna parte c’è scritto che è vietato… PERCHE’?!

(Comunque siamo arrivate in tempo e mi sono sfogata nello strappare l’adesivino con tutto l’odio che potessi avere per la minaccia incombente)

26 maggio

Oggi mi sono messa in viaggio verso alcuni templi della zona a nord-est che ancora mancavano alla mia personale collezione. Salutata Yukiko che oggi partiva per la gita scolastica in montagna (ha passato le ultime sere a mandare a memoria discorsi e canzoni, con me e Sakiko che l’ascoltavamo e le facevamo da coretto di accompagnamento XD), ho spiegato la mia bella mappona, presa una bottiglietta della mia riserva exta-lusso di bibite carine (scontate al negozio vicino fino a 100 yen l’una. A Kyoto questo è un affarone…) e sono uscita di casa.

Incamminatami a nord lungo DaitokujiHorikawa-Dori (niente bici, siccome è un pezzo di strada nuova preferisco camminare) e scoperto un negozio di borse del genere “SONO STATA A KYOTO, ma ve lo dico in maniera figosa”, mi sono recata al Daitokuji (大徳寺). E devo ammettere che mi ha piuttosto delusa: sarà perchè non avevo con me una mappa del posto, sarà perchè era tutto chiuso e gli unici posti visitabili erano minuscoli pezzetti di vari templi sparsi in tanto casino… Persino i vecchietti che attorno a me girovagavano senza meta lungo i viali erano abbastanza contrariati.

Dopo aver gettato la spugna e un po’ demoralizzata, sono salita sull’autobus in direzione del punto più vicino al secondo tempio della giornata: il Ryoanji (龍安寺), famoso per il suo giardino di pietre. Quando sono arrivata, non so per quale motivo misterioso, una delle guide stava per accasciarsi a terra dagli inchini di scusa che aveva iniziato a farmi mentre mi spiegava desolatissimo che a causa di lavori nel tempio non avrei potuto vedere bene il giardino. La cosa mi stava per deprimere di nuovo, pensando a chissà quali cantieri e disastri vari: entrata al tempio però mi sono davvero sollevata d’animo :)

Per arrivare al corpo centrale si attraversa un giardino che da’ su un lago enorme dove Il giardino di pietra del Ryoanjiin questo periodo sono fioriti i loti rosa. Questo mi è bastato per ripagarmi il costo del biglietto. Mentre andavo verso la zona centrale, mi sono tornate in mente le parole della guida… ma entrata al giardino di pietra mi sono ricordata che sono in Giappone e qui tutto è sempre un po’ esagerato: solo una parte era sotto lavori, per il resto ci si poteva tranquillamente sedere a guardare questo pezzetto di terra dove fa da sfondo un muro bianco a una copertura di sassolini altrettanto bianchi su cui si trovano delle pietre più grandi e scure. Questo è uno dei giardini Zen più famosi del mondo.

(Per apprezzarlo e non fare facce schifate come un po’ tutti gli occidentali, si deve tenere conto che per godere del giardino bisogna sedersi e lasciar andare la testa. Però ammetto che è un po’ noioso ;P)

Gironzolando per il corpo centrale si Un gioco di parole XDarriva a una piccola vasca di pietra circolare usata per le cerimonie del thè. Il figo di questa cosina che a me è di gran lunga piaciuta più del giardino (perdono, ma non sono una persona troppo Zen) è il gioco di parole che vi sta scritto sopra: “Io ho imparato solo a essere felice” (吾唯足知, ware tada taruo shiru), che si ha unendo ai kanji scritti sulla superficie il quadrato scavato. Anche se io sono poco Zen, quando ho capito questo giochino, mi sono messa a fare fotografie a macchinetta. Insomma, è troppo VERO: bisogna imparare ad essere felici anche nelle piccole cose.

Finito il giretto, sono uscita salutando la guida (in apprensione massima che mi ha rincorsa chiedendomi cosa pensassi del tempio…) e mi sono diretta a piedi verso l’ultimo tempio della giornata, il Ninnaji (仁和寺). Qui ho rischiato di Il giardino del tempio di Ninnaji (sullo sfondo, la pagoda a 5 piani)nuovo di perdere l’orientamento sotto il sole cocente, ma poi mi sono accodata a un gruppetto con guida e fingendo di fare la turista occidentale scemotta e strana ho capito cosa era importante vede e cosa potevo anche risparmiarmi in questo posto davvero immenso. Ho visto la torre a cinque piani (che sarebbe più bella se fotografata nel periodo dei ciliegi), i vari tempietti attorno e infine il cosiddetto castello: questo mi è davvero piaciuto, anche perchè c’erano questi corridoi piccini sospesi sul giardino e che davano sull’interno delle stanze.

Quando ormai le mie gambe hanno dichiarato resa, sono salita sull’autobus per tornare a Horikawa. Fatta merenda davanti al tempio del signor Abe No Seimei, ho comprato il mio primo ‘mamori’(守り): sono fiera del fatto che sia un concentrato di potenza antisfiga allo stato massimo :D

Il 'mamori' del signor Semei :3Dal foglietto esplicativo (prima che qualcuno pensi che un ‘mamori’ di questo colore significhi chissà che malignità e satanismo strano…):

“Nello Yin-Yang (陰陽), l’acqua (水) distrubuisce il nero (che nello Ying-Yang può significare il male, la sfiga e accezioni del genere-Nd) e indica la purificazione. Inoltre la pesca (桃) è il frutto che elimina le maledizioni(魔). Questo ‘mamori’ comprende entrambi i due elementi ed è un buon amuleto (厄除け)”.

Insomma, è tremendamente CARINO!!!

Poi sono anche tornata al Nishijin Texile Center dove ho avuto una cocente delusione: i kimono della sfilata erano gli stessi di una settimana fa… :(

maggio 20, 2009

Ma perchè piove SOLO il weekend? (e il resto della settimana c’è sole? Resoconto di un mercoledì mattina in altrui faccende affaccendata)

Archiviato in: Kyoto — akainatsuki @ 10:42 am
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16 maggio

Come al solito le previsioni del tempo in Giappone non sbagliano e la mattina mi sono svegliata sotto nuvoloni, vento e pioggia battente. Però non mi sono arresa e non ho intenzione di arrendermi: preso l’ombrello, qualche soldo e tanta buona volontà, dopo aver fatto i miei bravi compiti sono uscita alla volta di Sanjo. Perchè se è una bruttissima giornata non c’è niente che di meglio che trascorrerla in un posto caldo e pieno di manga a basso prezzo da farti girare gli occhi dentro il cervello :D

Calcolando malissimo i tempi, mi sono però trovata a morire di fame a metà strada e con la fortuna che mi ritrovo pure in una zona -chissà perchè…- senza al combini di alcun genere. Solo quei ristorantini con bancone, cuoco dalla faccia incazzatissima e giapponesi in giacca e cravatta.

E allora ha preso coraggio: ho aperto la porta e sono entrata sola soletta in uno dei famosi ‘posti di questo genere che vedo sempre nei fumetti e che fanno tanto tipico’…

Lo spirito di otaku torna alla luce :D…Trascinandomi sul muro, chiedendo con un filo di voce se il posto era libero e smettendo di respirare per tutto il tempo che ingollavo il mio riso al curry (semplicemente per il fatto che non avrei dovuto usare i bastoncini).

La solita nota superflua per cui mezza clientela mi fissava e l’altra metà mi fissava troppo è ormai un ritornello.

Dopo aver scoperto nuovi scorci di Kyoto sotto la pioggia (odore di erba bagnata ovunque), ho finalmente trovato il mega complesso su tre piani di uno dei tanti Book Off: inizialmente ne ero abbastanza terrorizzata, anche perchè come al solito mi ritrovo a essere l’unica straniera che gira per gli scaffali cercando con tutte le sue forze di non finire nella sezione erotica (che è sempre al centro. Diamine, la mettessero un po’ meno in vista io non ci capiterei dentro cercando Yotsuba&!). Man mano che i minuti passavano e notavo che nessuno faceva troppo caso a me, ho iniziato a scalare i tre piani del posto:

1° piano. Sezione ragazze e YAOI. Cielo. Sono fuggita dopo poco anche perchè io non leggo shojo e non mi interessavano troppo le pile di fumetti seriali. Insomma, è stata la mia personale palestra interiore…

2° piano. Sezione ragazzi, manga a 105 yen o metà prezzo, erotici (=___=), videogames e allegria del genere. Dopo un’ora trascorsa a pensare e farmi largo tra la varia umanità di otaku e salaryman, ha iniziato a girarmi la testa.

3° piano. Sezione libri e riviste. Ho rinunciato all’idea di poter risparmiare soldi per il jlpt e mi toccherà fare fotocopie a scuola :P

Così sono tornata al secondo piano per distruggere ancora di più il mio cervellino, ma stavolta con un’obbiettivo che mi accompagnerà nei prossimi acquisti di manga qui in Giappone:

1) niente manga seriali che vengano già pubblicati in Italia

2) niente manga senza furigana perchè mi sono impossibili da comprendere bene come vorrei

3) preferenza per i volumi autoconclusivi, di massimo 3 volumi e che in Italia presumibilmente non verranno mai pubblicati.

Sono fiera di questa mia filosofia del mio piccolo spirito otakuoso.

Mi sono poi incamminata sulla strada del ritorno, fatto un giretto a Tsutaya (negozio di riviste, manga e videogiochi che da’ sull’ormai familiare incrocio Imadegawa-Karasuma. Sono sotto shock per una rivista spessa due dita e solo sul cosplay…), sono entrata al combini per aspettare la Ely che la sera sarebbe venuta da me a mangiare.

Arrivate a casa, la Ely ha fatto da Babbo Natale alla famiglia portando tutte cose che Yukiko ha commentato al grido di “A YUKO PIACCIONO!!!”. Poi ci siamo messe a cucinare, con la Ely addetta a mescolare le cipolle, controllare l’acqua e infine a decidere che come al solito ho sbagliato il sale per la pasta. Gettata non so quanta salsa di pomodoro in due cipolle da mezzo chilo ciascuna, buttato anche il bacon, nel fare i piatti a tutte e due sono sorti dei problemucci:

- la pasta si incollava (motivo: non aver messo un goccio d’olio nell’acqua (presa dall’entusiasimo me ne sono scordata) e il fatto che le pentole giapponesi per la pasta hanno in cestello incorporato e quindi col caldo si ha l’effetto colla…)

- il sugo non sarebbe bastato. Grazie al cielo che lo zio sarebbe arrivato per le 10 di sera (e quindi di poteva fare una falsissima amatriciana molto pomodorosa con la passata ancora in barattolo) e grazie al cielo che esistono i colpi di genio della Ely, mettendo non il sugo direttamente sulla pasta e mescolando, ma un po’ per ogni piatto. Naturalmente alle italiane ne andava di meno.

(Infine mi sono accorta del reale motivo che unito ai vari del punto primo hanno fatto un po’ incollare la pasta: non aver messo tutto il sugo subito nella pentola e da lì mescolare. Aw, si vede che è un pezzo che non preparo più da mangiare: da Kageyama avevo ancora qualche ricordo XD)

Le nuove sorelle acquisiteComunque il resto della serata è andato bene: abbiamo mangiato tutti assieme (il papà si è unito un po’ dopo perchè era ad allenamento di calcio) guardando prima un programma sugli anime più amati da uomini e donne in giappone (per i maschi ha vinto “Conan -ragazzo del futuro”(未来の少年コナン), per le ragazze “Heidi”(ヘイヂ) -> …no comment per questo ultimo risultato…) e poi “Il Codice da Vinci” (ダ・ビーンシ・コード) naturalmente doppiato in giapponese (e non è neanche malaccio, solo che l’accento francese va a farsi benedire nella maniera più che totale).

La grande novità di riuscire a vedere un film sulla tv (perchè è pressocchè monopolizzata da soap, telegiornali e programmi al limite della demenza) è come al solito il fatto dell’uscita del seguito, per invogliare la gente ad andare a vederlo (come se fosse necessario ricordarlo ai giapponesi).

17 maggio

Questa dannata influenza ha raggiunto anche Kobe. Quindi il programmino che Yumi-san e la sua amica avevano programmato è saltato: l’amica è stata richiamata al lavoro e Yumi-san è arrivata stamattina davanti a dove ci eravamo accordate per dirmi della cosa.

Il Giappone sta letteralmente perdendo un po’ la testa per l’influenza: la televisione non parla d’altro, in casa non si parla d’altro e persino a scuola ci hanno chiesto di lavarci le mani quando entriamo e fare i gargarismi quando torniamo nelle nostre casette. E’ stata anche richiesta la mascherina nel caso che qualcuno abbia un po’ di raffreddore o almeno portarsi la mano davanti la bocca (cosa che nei paesi asiatici non si fa e questo spiega perchè tutti si ammalino così facilmente… Anche se a mio parere è la troppa igiene che fa malMatrimonio in Giappone al tempioe: un po’ di germi rendono forti e sani, come dicevano le nonne, no?)

Sempre sotto la bandiera del non arrendersi (in questo caso nonostante pioggia e influenza), siamo salite un un autobus in direzione di Gion. Qui siamo scese e Yumi-san mi ha portato a spasso per il quartiere quasi deserto: sembrava di essere finite dall’altra parte del mondo, ma appena uscite sulla strada principale ci siamo ritrovate nel pieno casino di Shijo. Da qui siamo andate allo Yasaka Jinja dove abbiamo assistito all’inizio di un matrimonio in rito shinto (non credevo si potesse vedere il matrimonio di perfetti sconosciuti… in Giappone sì!) e poi abbiamo camminato per Ninenzaka e Sannenzaka per fare qualche acquisto assieme a gruppi di scolaresche bardate in mascherina. Siamo tornate indietro verso Teramachi per andare a mangiare al Kappa Sushi (かっぱ寿司) e riposarci un po’: da qui poi ci siamo ributtate nel disastro di gente che affolla la zona correndo da una parte all’altra

Venditore di thè al Nishiki Food Market- farmacie all’aperto -> dove abbiamo inseguito una vera e autentica maiko (non ancora tale, ma carinissima per l’obi con le tazzine di caffè) intenta a fare spesa XD

- negozio di manga ultrafigoso -> ma niente poster. Diamine

- negozio di scarpe -> ho perso la speranza di trovare persino in Giappone un paio di ballerine della mia misura. D’ora in avanti punto su zori o geta…

- Nishiki food market -> dove ho deciso di lasciar perdere la borsa che avevo visto. E’ fatta di una stoffa che mi sa molto di carta

- varie ed eventuali

Distrutte e con i piedi ormai fumanti, siamo nuovamente salite sull’autobus per andare a casa di Yumi-san: comprate due birre e uova in FARMACIA (la concezione giapponese delle medicine è davvero particolare…), ho scoperto la grande verità della tipica stanza giapponese per studenti.

La cosiddetta “heya” è una stanzetta grande come quella che io ho dagli Oogami, ma con dentro persino il fornello. E non ci sono gli scorrevoli dato che è fatta di materiali prefabbricati. Yumi-san la condivide con Oo-san (sono due stanze separate, ma hanno pianerottolo con frigo, microonde e toilet comuni) e almeno come dice lei si fanno compagnia dato che non è esattamente un posto confortevole :(

Insomma, per me che sto in Giappone tre mesi può anche andare, ma per chi ci rimane un anno è davvero qualcosa di distruttivo: a mio parere se fosse organizzato meglio lo spazio con scorrevoli, futon e simili potrebbe anche venirne fuori qualcosa di carino, ma ora come ora queste due tipe sono di un grandioso senza paragoni.

Yumi-san: ta-dannn!!!Comunque, senza perderci d’animo, Yumi-san si è data ai preparativi per la cena mentre programmavamo il pranzo “italo-corea-taiwanese” che ci era saltato in mente sull’autobus. Così la sera mi sono trovata a mangiare con la mia bella scodella di riso sulle ginocchia, seduta sul letto e con il resto della cena sulla scrivania. La cucina asiatica è fortunatamente volta a questo genere di scarsezza di spazio: basta una scodella e tutto il cibo va messo sopra e mischiato per dare sapore al riso.

Stasera ho insomma mangiato una delle tipiche cene taiwanesi: riso bianco, verdura (insalata cotta con delle spezie strane), pollo con funghi e una sorta di frittata a cui era stato aggiunto il ’saipounin’. Per mangiare basta prendere quello che si vuole e metterlo sul riso. Anche perchè le scodelle sono due e i piatti disponibili sono cinque :)

20 maggio

Oggi la temperatura è finalmente diventata quella che dovrebbe essere in pieno maggio. Se solo non fossi stata avvisata che a Okinawa è appena iniziata la stagione delle pioggie (detta “Tsuyu”, 梅雨), potrei anche dire che posso mettere in valigia maglioni e co.

Nishijin Texile CenterComunque, dato il bel tempo, dopo aver studiacchiato e raggiunti i 40°C in stanza alle dieci e qualcosa del mattino, ho deciso di farmi una passeggiatina per i dintorni. Armata di borsone per la scuola e macchina fotografica, sono tornata insomma alla mia sacra missione di fotografare qualsiasi cosa del Giappone possa rivelarsi interessante.

Camminando lungo Horikawa-Dori, sono passata davanti al Nishin Texile Center (西陣, uno dei capisaldi di Kyoto in fatto di kimono) e fortunissima, sono riuscita ad assistere quasi dall’inizio a una delle esibizioni di kimono che si tengono in mattinata :D ma mi sa che prossimamente ci ritorno a farmi un viaggetto anche per il resto dell’edifcio visto che oggi non avevo abbastanza tempo.

Uscita, sono andata allo Seimei Jinja (晴明神社) dove mi sono segnata qualche nuovo talismano da comprare giusto per assicurarmi un po’ di lunga vita in più che non fa mai male. Per la cronaca, questo è il tempio dedicato ad Abe No Seimei (安部晴明), uno degli onmyoji (陰陽師, ovvero un esperto di cosmologia ed occultismo) più importanti del periodo Heian (chi si ricorda “Abenobashi: Mahou Shoutengai”, l’anime che su Mtv hanno trasmesso qualche anno fa? Lo ‘zietto’ è appunto questo tipo qui… Ed ecco il perchè lo conoscevo XD)

Il tempio dello SPORT!!!Infine, sono tornata verso Imadegawa per visitare uno dei templi più strani che abbia mai visto in Giappone: il tempio dello SPORT o (神社). E’ più esattamente volto solo al calcio, ma alla fine qui si viene per ottenere intercessione circa qualsiasi sport in cui si usi la palla. Inutile dire che era gremito di studenti… Quello che non si fa per il bene del club.

maggio 15, 2009

Da Rakusai a Kamigyo-ku: Kyoto dalla parte opposta

Archiviato in: Kyoto — akainatsuki @ 12:29 pm
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8 maggio

Oggi mi sono trasferita dagli Oogami.

La mattina a casa dei Kageyama è stata come tutte le altre: il mio thè verde con i castera impilati, Yama-kun alle prese con un gigantesco panino alla frittata, la signora Kageyama intenta a sistemare qualcosa e Yoshino che faceva la spola tra il bambino (si chiama Taishi (大志). Dopo tanto pensare i due genitori ce l’hanno fatta o^^o) e la cucina.

Finito di mangiare, mi sono messa un po’ in salotto a fingere di studiare, mentre Yama-kun cercava di convircermi a non andare via…

…Oddio, che depressione ;_____;

(Davvero, mi sentivo una schifosa traditrice dell’accidenti. Cavoli, se solo la casa non fosse stata così lontana dal centro da dover spendere una Trafica Card e mezza ogni settimana avrei anche detto alla Tamakashi di lasciarmi coi Kageyama!!!)

Poi ho caricato le mie cose sull’auto e la signora Kageyama mi ha portata fino a scuola. E qui ci è mancato poco perchè mi mettessi a piangere: mi ha abbracciata…

;_________________________________________________________________;

Se un giapponese ti abbraccia vuol dire tanto tanto…

***

Alle 11 è venuta a prendermi Miyako-san, la mamma della famiglia Oogami, e mi ha portata a casa.

La mia nuova stanza si trova sopra l’aula dove lei tiene le lezioni pomeridiane di inglese per ragazzi del vicinato. E’ una sezione staccata della casa che comunica col resto attraverso un corridoietto sospeso sul giardinetto interno. Insomma, molto giapponese :)

stanza-zona studioLa cameretta ha il tatami nuovo (profuma di erba) e da’ sulla casette basse che ci sono attorno (ho anche un albero di mandarini giganti a farmi compagnia). Non è grandissima (4 tatami), ma abbastanza bene organizzata: armadio a muro per il futon e la biancheria sporca (stavolta mi devo arrangiare dopo che la signora Kageyama ha provveduto alle mie mutande per tutto il periodo in cui sono stata da lei… Vabbè, Venezia insegna), un armadio con cassettierona (che ho provveduto a riempire di maglie per ogni stagione conosciuta dato che il tempo qui a Kyoto è molto variabile) e due tavolinetti bassi (non so quanto riuscirò a studiarci, ma la Miyako-san mi ha detto che posso anche usare il tavolo della colazione in cucina).

…Però questo tatami che sa di fresco è una goduria.

Al piano di sotto ci sono la toilet (dove c’è solo il water, perchè in tutte le case giapponesi water e resto del bagno sono separati. Non so perchè, sta di fatto che i giapponesi usano qualcosa come il 20% della loro casa per queste due stanze…) e l’ofuro. La toilet è di quelle tipiche per cui ci si deve togliere le ciabatte per entrare e infilarne un paio di apposite (che sono a uso comune). L’ofuro poi è davvero ganzissimo: fuori c’è una delle tendine da bagno divisa a metà con la scritta ゆ (che di solito si trova alle terme e indica ‘acqua calda’ XD), poi lavabo, doccia e vasca.

Mangiato con Miyako-san e il marito (che stamattina non lavorava causa mega-allergia) udon, onigiri e tsukemono, sono andata a scuola con il morale a terra .__.

Non so perchè, ma avevo il morale a terra…

La sera ho incontrato le due figlie: Yukiko (quella piccola (elementari), pucciosa e carina :D che frequenta un corso di nuoto) e Sakiko (quella più grande (secondo stanza-zona futon XDanno delle medie), appassionata di basket e manga). A noi si è unita la nonna (che è giovanissima, piuttosto la chiamerei ‘zia’) e abbiamo mangiato curry rice (…con i peperoni. E sono riuscita a mangiarli… Forse per il curry che siccome è molto forte copre il sapore di peperoni che solitamente odio… Mah, misteri di questo Giappone) chiacchierando e guardando il telegiornale. Poi Miyako-san mi ha portato in camera la stufetta dato che c’era davvero freddo e mi ha spiegato come comporre il nuovo futon che è davvero una figata.

Tornata in salotto ho scoperto che in questa casa esiste il cavo per internet… Naturalmente mi limiterò a email e blog (addio Facebook mio adorato), ma almeno posso usare direttamente il mio pc senza chiavette e virus vaganti.

Sono così rimasta a guardare Shin-chan e altri programmi insieme a Sakiko, mentre lei molto professionalmente rompeva il ghiaccio parlando di manga e cantanti. Insomma, queste due bambine sono delle adultine a furia di veder gente che passa per casa loro…

Distribuiti i regali (la pecora della Clony ha avuto il successo che speravo :D) e parlato un po’ del viaggio Italia-Francia che Miyako-san e le figlie hanno fatto quattro anni fa, non so come il discorso si è spostato sul caffè. Presa dall’entusiasmo, Miyako-san mi ha preparato una tazza formato famiglia di caffè americano (di quello che si prepara versando un cucchiaione di caffè in un filtro assieme ad acqua calda. Aggiungendo zucchero e latte diventa pure buono…) e mi ha spiegato come prepara il pane in casa. In cucina infatti c’è un macchinario del genere ‘mini impastatrice tutto in uno’ dove lei ogni sera versa farina e simili per preparare il pane che usano la mattina a colazione.

Niente male, no?

Tornata in stanza mi sono gettata sul futon e ho dato inizio alla mia nuova vita qui in Giappone.

Half-half, come direbbe Sakiko.

9 maggio

Stamattina ho fatto colazione con le tre donne di famiglia (tranne la nonna, probabilmente perchè si sveglia presto) con caffè americano (annegato nel latte), pane fatto in casa (buono!!!) e miele (di Kochi, dove è originaria Miyako-san). Nel frattempo Yukiko era arrabbiatissima perchè per colpa del caso di influenza che si è scoperto in Giappone, niente cartoni animati. La comprendo dal più profondo del cuore.

Poi sono uscita per andare a dare un’occhiata al circondario: armata della mappa che Miyako-san mi aveva disegnato il giorno prima, mi sono messa alla ricerca della Coop e della posta. Ho anche preso coraggio e sono entrata alla posta per avere dei francobolli: davvero, per me ci vuole coraggio a entrare da sola in certi posti… Ma sono fiera di aver speso i miei 490 yen di francobolli senza essermi inceppata troppo nel chiederli :)

Continuando a camminare sono arrivata all’incrocio tra Imadegawa (今出川通り) e Horikawa-Dori (堀川通り): sono scesa per quest’ultima e mi sono messa a guardare un po’ tutti i negozietti che trovavo sulla strada. Ce ne è uno di cappelli che mi piace un sacco, anche se il proprietario non mi ha degnata di uno sguardo quando sono entrata… Temo che l’effetto-conbini ‘irasshaimaseekonnichiwaaa’ mi sia entrato nel cervello .__.

Dopo essere passata dalla Coop (non ho trovato i castera al thè, ma solo quelli normali. Inoltre sono diventata scema per cercare shampoo, sapone e bagnoschiuma: deve esserci un qualche monopolio dei prodotti per capelli SOLO della Shiseido, la totale mancanza di bagnoschiuma a prezzi decenti (1000 yen per 200 ml?! Ma siamo matti?!) e varietà di saponi liquidi. Mi sa che devo passare per i negozi specializzati in prodotti del genere e tipo che tanto spopolano qui per le strade…), sono tornata a casa dove Yukiko è venuta a chiamarmi per mangiare i shio-ramen (ovvero ramen in brodo. In pratica è una delle cose più tipiche che si possano mangiare in una casa giapponese a pranzo). Ho chiacchierato con Miyako-san e il marito (Yoshiyuki-san) e qui mi sono ritrovata a pedalare sulla bici di famiglia in direttissima per un negozio di libri…

…Non sapendo quello che mi aspettava.

Il paradiso dell’otaku che vuole risparmiare *___*

Non è il Book Off, ma un posto dove si rivendono libri usati (c’è tutto un piano SOLO di manga). Parlare di usato in Giappone equivale a dire che il libro è stato aperto una volta, ovvero che è pressocchè nuovo. E rivenduto dagli 80 centesimi di yen a 200 yen.

(Yukiko ha compreso il mio spirito di otaku tornato alla ribalta e mi ha lasciata gironzolare per gli scaffali ridacchiando…)

Resistendo alla voglia irrefrenabile di continuare a pedalare sulla bici color senape che mi è stata provvidenzialmente prestata, mi sono messa a studiacchiare per l’esame di martedì. Anche se voglia di mettermici seriamente ne ho davvero pochina…

A cena poi ho dovuto arrendermi al fatto che se dai Kageyama mi aveva preso l’ansia per la presenza di troppi giapponesi nella stessa stanza, qui dagli Oogami dovrò farci l’abitudine XD dato che il sabato sera si ritrova tutta la famiglia (marito, moglie, figlie, cognato e nonna) a mangiare. Il piatto forte della serata è stato il katsuo (ovvero una sorta di tonno) in versione sashimi in megafettone (io adoro il pesce così, sia perchè è buonissimo, sia perchè riesco a prenderlo senza diventare pazza), assieme a un quantitativo industriale di melanzane e peperoni (non so come ma riesco a mangiarli…). Poi il signor Oogami mi ha sfidata nel mangiare il famoso natto (なっとう): sono dei semi di soia fatti fermentare che nella zona del Kanto (関東), ovvero Tokyo e dintorni, vengono anche serviti a colazione mentre qui nel Kansai (関西) sono poco apprezzati. Il motivo è semplice: puzzano come il gorgonzola andato a male e inoltre sono del tutto poco invitanti. Infatti vanno messi in una scodella e mescolati coi bastoncini fino a creare dei filamenti appiccicosi tipo tentacoli di mostro…

.__________________________________________________________.

Beh, non sono male. Anzi, li ho provati da soli, sul riso, con il curry e con l’uovo crudo… e non sono poi la cosa tremenda che mi è stata detta.

Certo, a colazione non li mangerei MAI, santi kami. Questa è una di quelle capacità tipicamente giapponesi che mi è e resterà sempre estranea.

***

Nel frattempo tutta la famiglia cerca di far risvegliare lo spirito di otaku che è in me. Sono un po’ preoccupata…

Inoltre sto scoprendo quei quadretti divertenti che tanto adoro della vita quotidiana del Giappone: la mia finestra, oltre a dare sull’albero di cachi, da’ anche su una serie di balconcini mini e un giardino di vecchiette. Mentre studiavo, con un orecchio mi sono messa ad ascoltare questo Kansai-ben (関西弁, il dialetto di questa regione che in pratica è il vecchio giapponese e lo si trova spesso nei manga) che è tanto figo ma che non riuscirò mai a imparare.

10 maggio

Stamattina la sveglia di tutta la famiglia era spostata per le 9. Insomma, mi devo abituare ad orari totalmente diversi da quelli che avevo fino a un giorno fa: ne ho approfittato per ripassare qualcosa dal giorno prima e poi ho aiutato Miyako-san a preparare i pancakes (basta tagliare la confezione, aggiungerci latte e un uovo. Facile, no?). Mentre Yukiko che nonostante sia la più piccola leggeva lo Shogakusei Asahi Shibun (ovvero la versione per bambini del giornale con tutte le notizie condensate, ma comunque che io riesco a leggere a fatica :P), Sakiko tentava di risvegliarsi con pacakes e One Piece (oddio, sono rimasta sotto shock per le voci. Chi si lamenta di quella che di recente hanno dato a Rufy in Italia non ha idea di quella giapponese…).

Sono rimasta per un po’ tutta la mattina in stanza per finire di ripassare: chiamata da Yukiko (Sakiko è al club di basket anche oggi!!!), mi sono ritrovata a cuocere gli spaghetti a cui poi è stato provvidenzialmente unito sugo pronto e riscaldato. Giuro che settimana prossima vado a prendere la mia salsa della Mutti e faccio un’amatriciana come è giusto che sia.

Kitano TenmanguDopo mangiato, Miyako e figliola mi hanno accompagnata al Kitano Tenmangu (北野天満寺), uno dei templi in cui avrei dovuto andare un fracco di tempo fa per il mercatino delle pulci. Il posto era gremito di studenti in gita scolastica: il motivo è che questo tempio è dedicato appunto agli studi e alla buona riuscita degli esami, quindi è uno dei punti d’obbligato passaggio per chiunque si trovi nel mondo della scuola :)

…E io ci devo assolutamente tornare per scrivere la mia preghierina al signor tenmangu e passare per colpo di fortuna il JLPT.

Uno dei simpatici amici di EnmaContinuando a camminare sotto il sole cocente del pomeriggio (siamo passati dal pieno inverno e le stufette accese a qualcosa di molto simile a un giorno di luglio a Riccione), non so come siamo sbucate in uno dei templi più pazzeschi che mi sarei mai aspettata di trovare in Giappone: quello dedicato a Enma-sama(閻魔), ovvero il dio degli inferi. Qui ci si reca per pregare per le anime dei morti di famiglia, e in agosto per andare a trovare gli spiriti che tornano sulla terra e che poi da questo stesso posto ritornano da dove sono venuti.

Yukiko era pressocchè terrorizzata all’idea di entrare al tempio e ci è voluto un po’ per convincerla che il signor Enma se ne sarebbe stato tranquillo dietro alla corda… Però devo ammettere che pure io ne sono rimasta piuttosto impressionata O.o”

Tornate a casa, sono tornata a studiare ma siccome mi annoiavo mi sono messa a tentare le prove del JLPT. E ho capito che dopo la pacchia dei primi due livelli ora mi toccherà mettermici d’impegno per davvero.

Venuta a chiamarmi Yukiko per la cena, ho deciso che gli Oogami hanno una qualche passione o missione contro la mia salute mentale: okonomiyaki, yakisoba, torta e caffè.

Per stavolta ho rinunciato ad alzare bandiera bianca (anche perchè gli yakisoba erano buonissimi), ma la prossima volta mi devo astenere dalla cheese cake che ha pressochè ucciso il mio apparato digestivo.

Caffè e basta.

Senza poi dimenticare che siccome c’è caldo e io sono una balda studentessa universitaria in scambio, Miyako-san mi ha praticamente lanciato addosso una lattina di birra al grido di qualcosa del tipo “C’è caldo, sei una giovane ventenne… NON PUOI LASCIARMI SOLA A BERE!!!”.

Beh, la Sapporo è buonissima :D

11 maggio

Siccome a cena avevo mangiato troppo la mattina stavo di schifo. Ma è bastato il caffè per sciogliere nodi e groppi e rimettermi in sesto in una calda e afosa giornata di sole. A dire il vero non che ci fosse così caldo, ma a sentire tutti i giapponesi che incontravo sulla mia strada mentre andavo a scuola lamentarsi mi ha fatto pensare che -probabilmente- ci fosse davvero un caldissimo insopportabilissimo.

Comunque, camminando a naso all’aria e godendomi i vialetti e le casette carine di questa parte della città, mi sono persa.

Senza mappa nè cellulare.

Però da quando sono a Kyoto ho imparato qualcosa di fondamentale in casi come questo: tornare indietro e proseguire dritti fino alla prima strada grossa o presumibilmente tale (ovvero dove passano gli autobus). Se nemmeno lì ci si riesce ad orientare, allora si è nei pasticci.

Fortunatamente sono sbucata davanti al Lawston Store 100 Yen (falsissimo, dato che vi è la tassa di 5 centesimi di yen, quindi il vero prezzo è di 105 yen…): siccome nei giorni scorsi non ho mai preso la bici proprio per il sacrosanto motivo che conoscendomi mi sarei perduta lasciando la mappa a casa, ho capito dove ero e cosa dovevo fare.

Prendermi da mangiare e girare e sinistra per Horikawa Dori :)

A scuola ho subito per un’ora il condizionatore al massimo sul mio collo, poi con Claudio abbiamo pregato Adachi sensei di spegnere l’aggeggio e sopportare il tiepido dei 25 gradi scarsi: cielo, non è nemmeno umido si può benissimo sopravvivere.

Dopo la lezione (inutile, se non per gli ultimi 5 minuti in cui Kazahara sensei ci ha illuminato sulle parole in katakana da imparare a memoria per il test del giorno dopo), con la Ely ho provato ad andare a prelevare, ma siccome non capivamo come fare e anche in quel posticino il condizionatore era a -28 gradi, siamo uscite e abbiamo deciso di chiedere ad Alice.

Tornata a casa segnandomi mentalmente i nuovi punti dove scattare foto cretine di questa città formidabile (ora è un villaggio di contadini, ora è una fabbrica di salaryman), mi sono buttata a letto per poi essere chiamata da Yukiko per la cena. Stasera eravamo solo in quattro: la nonna, lo zio, io e Yukiko intenta a spiegare la favola di Cenerentola in giapponese e ripassare i kanji per il test. E’ stato buffo perchè ho imparato anche io dei kanji del tutto nuovi e delle letture che mai e poi mai avrei pensato di usare, per esempio:

1) 親切 e 新雪 -> si leggono entrambi ’shinsetsu’: il primo è ‘gentile’ mentre il secondo ‘neve fresca’, ma io mica lo sapevo… Ora ho imparato anche questa cosa figosa: quando nevicherà lo urlerò al mondo!!!

2) 雲海 -> ‘unkai’ ovvero “mare di nuvole”. Non so che utilità abbia, ma è ganzissimo.

Il resto della famiglia nel frattempo era sotto pieno stress: Sakiko era a ripetizione di matematica al piano di sopra e ne avrebbe avuto fino alle 9, la mamma dava lezione di inglese fino alle 10 e il papà sarebbe tornato per le 11 passate.

Oh, santi kami.

13 maggio

Per la prima volta dopo un mese e qualche giorno che sono fuori dall’Italia, ho avuto voglia di mangiare una pizza (di quelle buone, non di Pizza Hut e simili…). Ma non è nostalgia di casa: è l’effetto “Ma è vero che in Italia…?” dovuto alle domande di Ii-san e Yumi-san che ogni tanto arrivano all’indirizzo mio e di Claudio. Per esempio oggi è stato appunto sulle dimensioni medie e costo della pizza, tutto legato a un discorso sullo ’slow food’ che Yoshida sensei aveva fatto verso la fine della seconda ora di distruzione mentale (grammatica giapponese, spiegata come “Cosìecosà. Bene, avete capito. Passiamo alla prossima forma… Datsu-san che cosa c’è adesso? Bene, andiamo avanti…”).

In pratica ho scoperto che qui credono che in Italia ci mettiamo a cucinare la pizza in casa (c’è chi lo fa, ma di solito non credo che molti abbiano il forno a legna in salotto oltre che per scaldarsi i piedi): da qui ci siamo messi a parlare di orti, pomodori e poi di nuovo di pizza.

Inoltre oggi sono passata al supermercato che Miyako-san mi aveva consigliato per trovare gli ingredienti per l’amatriciana e ne sono rimasta profondamente delusa…

…Niente passata della Mutti, ma solo quella della Del Monte in scatoletta di tetrapack…

…Ma peggio del peggio era il tipo di pasta presente negli scaffali. Una serie di pacchi definiti sotto il generico nome di ’spaghetti’ e tutti di provenienza ben altro che italiana. Cercando bene ho trovato solo un pacco della De Cecco, ma erano gli SPAGHETTINI!!! E io non faccio l’amatriciana con qualcosa di questo genere. Ho un pochetto di orgoglio in questo senso…

(Nel frattanto, le vecchiette mi lanciavano occhiate impietosite del genere “Piccina la straniera che cerca i sapori di casa…”)

Il momento più divertente di questa giornata all’insegna del ricordo italiano (ma non che io mi metta a piangere ogni 5 minuti dicendo “Basta onigiri, basta pesce alla griglia e verdure nelle ciotoline!!!”. Questo è da cretini, a mio avviso), è stato un discorso fuori dalla scuola. Un amico di Alice e Giulia, dal purissimo accento ‘al di sotto di Roma’, si è messo a parlare di regalarci un po’ di formaggio Grana come se stessimo parlando della prossima partita di droga pesante proveniente dal Brasile XD

Comunque, un piccolo sfogo.

E’ possibile che non ci si possa far altro che lamentare e buttare 1500 yen per mangiare italiano in Giappone? Io ci sto sopravvivendo benissimo, anzi sto anche scoprendo che probabilmente tutti i miei dolori di pancia sono dovuti al lievito =___=

Aspetto un’altra settimana di prova e poi saprò se quello che penso è giusto. Diamine, la vedo brutta per la sorta della MIA pizza mangiata in Italia nei posticini che conosco io…

14 maggio

Stamattina ho fatto la mia prima biciclettata per Kyoto :D

Siccome qui le regole per andare a spasso in bici sono diverse da quelle italiane, io preoccupatissima mi sono messa a imitare i giapponesi: dopo un po’ ho capito che ciascuno si arrangia e che delle regole non se ne cura nessuno.

Per esempio, in Giappone

1) si può andare in bici sui MARCIAPIEDI

2) se si è sul marciapiede, si può andare in qualsiasi direzione

3) si può salire e scendere da strade e marciapiedi come si vuole.

Inoltre ho scoperto che Kyoto è una città fatta di saliscendi, quindi le mie gambine ogni tanto si sono trovate a distruggersi lungo la cara vecchia Kawaramachi-Dori…

A piedi non me ne ero mai accorta.

Comunque, il motivo della biciclettata nel vento di bora era volto alla Sacra Missione di reperire pasta e sugo di pomodoro decente per l’amatriciana di sabato. Sono allora andata nella zona commerciale, dove a suo tempo avevo trovato un grosso negozio di cibo europeo. Siccome con i Kageyama ero stata fortunata con bucatini e Mutti, ho ben pensato che siccome il posto era in centro città -teoricamente- avrei dovuto trovare chissà quali assortimenti.

Profondamente errato.

Mi sono messa davanti agli scaffali masticando parole poco carine nella mia lingua madre, mentre l’unico pacco di bucatini da 500 grammi era messo a ben 687 yen. Roba da pazzi.

Però la mia stellina protettrice della pastasciutta mi continua a seguire anche qui: come un’illuminazione ho trovato la pasta della Garofalo!!! (marca che ho imparato ad amare a Venezia, quando al Billa me la mettevano a prezzo stracciato per chissà quale motivo: è più buona di Barilla e De Cecco, a mio avviso…).

…Sfortunatamente però la mia stellina brilla per un po’ e poi si fulmina.

La pasta c’era, ma NON un formato che andasse oltre gli spaghettini.

Presa dalla disperazione, mi sono messa a cercare bene causando qualche senso di colpa nei commessi. Ma alla fine ho trovato…

…le LINGUINE *.*

Gioiosa anche per il fatto che fossero messe a un prezzo stracciato per gli standard giapponesi (300 yen per mezzo chilo. Di solito si trova sui 500… Chissà, forse c’è un qualche intrallazzo del Billa?), ho pensato di cambiare ricetta.

Ma visto il prezzo del pesto, sono tornata alla mia amatriciana :P e dopo aver scartato una buona decina di salse di pomodoro, ne ho trovata una in buona quantità, decente e a prezzo ragionevole (esistono barattolini da 200 grammi a 600 yen. Urgh…).

Tornata a casa (con la faccia gioiosa di un’italiana sulla sua Vespa scassata), ho messo giù la spesa, fatto una capatina al “Paradiso dell’otaku risparmioso” e sono andata a lezione.

La sera, mangiando tempura (e non so per quale motivo, ma tutto quello che prendevo in mano ricadeva automaticamente nel piatto =___=), Sakiko ha praticamente organizzato e deciso che un weekend dobbiamo andare a mangiare sushi. Praticamente mi ha minacciata di tenermi libera una domenica XD

(Io questa ragazza devo ancora comprenderla…)

Poi, dopo aver lavato i piatti ed essermi fatta di caffè (ormai ho lasciato ogni dignità e bevo caffè americano suicidato nel latte. Alla fine è come quello di moka, solo che la dimensione della tazza è il quadruplo), mi sono messa a parlare con Miyako-san di disegno e co.

…E chissà perchè è arrivata catapultandosi dalle scale Yukiko…

…Brandendo fogli da disegno, compiti e un libro…

…Per poi chiedermi con una faccia a cui non-puoi-dire-di-nooooo…

“Provi a disegnare qualcosa da qui???”

Beh, ho passato un’ora della mia vita a disegnare con metà cervello e ripassare letture dei kanji con l’altra (perchè quando non ne sapeva una Yukiko chiedeva a me… Ma dato che non le sapevo nemmeno io, Miyako-san ci veniva in aiuto. Ovvero: io sono BOCCIATA IN QUARTA ELEMENTARE).

Comunque sono fiera del risultato: almeno so ancora come si disegnino i topi ^^”

Domani, Aoi Matsuri (葵祭り). Uno dei festival più importanti di Kyoto.

15 maggio

Se in Italia vi parlano di una celebrazione in pompa magna, come minimo vi aspettate un casino indescrivibile e simili, no? Per il Kameoka Matsuri questo si era addattato perfettamente, mentre oggi ho assistito a qualcosa di completamente diverso.

Aoi Matsuri - Ohime :)Il Matsuri del SILENZIO.

Cielo, non mi aspettavo niente del genere… e anche gran parte dei giapponesi che attorniavano il gruppetto composto da me, Elisa, Claudio e Yumi-san.

Incontratici fuori dal solito combini vicino a Imadegawa, siamo andati a piedi verso lo Shimogamo Jinja, decidendo di fermarci sul ponte dato che di sicuro all’interno del tempio ci sarebbe stato un sacco di gente. E così ci siamo messi ad aspettare, infilandoci tra i turisti e facendo anche amicizia con una coppietta di mezza età: il signore ci ha preso in simpatia e per il resto del tempo e della parata poi ci ha fatto anche un po’ da guida turistica (aggiugendo alla cosa il fatto che eravamo italiani e oggi in Giappone esce “Angeli e Demoni”, film per cui mezzo paese sta letteralmente impazzendo…).

Aoi Matsuri - il graaande ombrelloL’Aoi Matsuri è uno dei tre festival principali di Kyoto assieme allo Jidai Matsuri (時代祭り il 22 ottobre, allo Heian Jinja. E’ il festival dei costumi dal periodo Heian a quello della Restaurazione Meiji) e Gion Matsuri (祇園祭 dal 17 al 24 luglio, allo Yasaka Jinja. E’ uno dei più famosi, specie per i giganteschi carri di legno trainati a mano in giro per la città). Il primo kanji “葵” (aoi) indica una piantina (di malva o malvarosa, da quello che mi dice il dizionario elettronico) le cui foglie compaiono sull’abbigliamento (specie tra i capelli XD) di tutti quelli che compongono la processione che va dal Go-Sho fino al Kamigamo Jinja (passando per lo Shimogamo Jinja): assieme alle persione si muovono anche carri trainati da buoi (, gistusha), portatori di ombrelli giganti, messi imperiali, cavalieri e principesse.

Aoi Matsuri - ultima parteIn generale è davvero molto bello, ma c’è qualcosa che ha lasciato l’amaro in bocca a un po’ tutti quelli che c’erano: il silenzio totale. Niente tamburi, canti o danze come ci si aspetta di solito da un festival di questo genere (per esempio, il Gion Matsuri è un autentico casino).

Davvero strani questi giapponesi…

Dopo che la processione è finita (un’ora e passa), siamo corsi verso il solito incrocio di Imadegawa per mettere qualcosa sotto i denti (della serie: dopo il raccoglimento, si torna a essere il solito gruppo di stranieri maleducati che pensano solo al cibo): e io ho scoperto l’esistenza di un posto troppo figoso a pochi passi da scuola.

Prima di parlarne, devo dire e sottolineare che per partito preso sono contraria al fast-food. Portarmi al Mac Donald’s è un affronto alla mia capacità di sopportazione.

…Oggi sono finita nel primo fast food della mia esistenza dove sarei felice di tornarci una seconda, terza e ottocentomillesima volta :)

Il “Mos Burger”(モースバーガー).

Ovvero la risposta orientale al fast food.

Infatti, io ero preoccupatissima di trovare il solito odore di fritto e colare di patatine che ti accoglie al Mac. Inoltre con l’ultima novità del mio stomaco, l’idea di mangiare pane non era esattamente il meglio che potessi augurarmi.

Hambuger fatto di RISO!!!Qui ho trovato l’illuminazione: l’hamburger… AL RISO (モースライス)

Praticamente un onigiri cotto XD ma buonissimo (il mio era con alga nori e verdure varie, scelto a caso tra le varie proposte sul genere).

Scappati a scuola ed entrati in classe sul ritornello della campanella (presente il “dlin dlon dlaaan” che si sente in tutti gli anime scolastici? Esattamente quello!!!), ci siamo sorbiti le solite quattro ore di uccisione delle nostre cellule celebrali.

La sera, dopo una cena fresca (soba freddi con salsa di soia e onigiri)… sono stata SFIDATA.

A una partita continuata e continuativa per un’ora e mezza di

- taiko

- baseball

- pugilato

- bowling

- tennis

col Nintendo WII.

Cielo, per fortuna che una certa persona di mia conoscenza :) mi aveva insegnato qualcosa a suo tempo…

Comunque alla fine le mie braccia erano ridotte a uno straccetto: prendere a botte qualcuno con Nintendo Wii (anche se la piccina ha 9 anni ed è tanto carina, ma picchia come Tyson) è distruttivo @_______@

maggio 12, 2009

Cibo in Giappone (日本では食べること)

Archiviato in: Giappone spicciolo — akainatsuki @ 11:27 am
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Non so per quale motivo da quando sono in Giappone, ho sofferto delle mie adorate distruzioni di stomaco una sola volta. Ma quella era dovuta a un’indigestione di troppo cibo di sera, e io sono una persona cretina che davanti a cose commestibili e che non conosce perde il sale in zucca e prova tutto.

Frutta esclusa, naturlamente :P

 

Parlando del cibo in questo paese (dove NON si mangia sushi dalla mattina alla sera come pensa mezzo mondo), siccome mi ci diverto un sacco, provo a fare una spiegazione comprensibile e carina.

*La colazione

La mia colazione preferita: thè verde e tortina della BaumFortunatamente per me, le due famiglie in cui sono capitata non mi hanno mai proposto la tipica colazione giapponese a base di riso, pesce, verdura e zuppa di miso (se andate nel Kanto potrebbero anche proporvi riso con tanto di natto sopra). Me la sono sempre cavata bene, andando avanti con qualche piccola variante ai due standard base che mi hanno sorretto tutte le mattine appena svegliata:

1) castera e thè verde. Oppure dorayaki, plum cake o tortina baum

2) pane fatto in casa (ma c’è il trucco: basta mettere tutto nel mixer e poi al microonde) con miele e caffè americano annegato nel latte. Oppure hot-cake (pancakes) col solito miele sopra.

Non riesco ad affrontare l’idea di mangiare prosciutto e insalata di prima mattina .__.” questo mi rende poco giapponese, ma anche poco tedesco-americana, credo.

*Il pranzo

Durante la settimana, ci sono diverse alternative a seconda della famiglia in cui sono capitata, del tempo delle rispettive mamme e una serie di altri fattori variabili come il tempo nella primavera di Kyoto.

Nei combini di solito scelgo

1) onigiri (mi piacciono soprattutto quelli all’alga konbu, al salmone o alle uova di merluzzo)

2) un o-bento pronto (riso, uovo, carne e verdura varia)

3) le scatolette confezionate la mattina a base di pasta lunga come soba o udon da mescolare alla salsa apposita con tutte le loro verdurine

…poi devo mettermi d’impegno nella scelta della bottiglietta della giornata. Ho vissuto un periodo di dipendenza dal Calpis, poi sono passata al thè al limone ma ritenendolo troppo banale ultimamente mi piace molto lo Straight Tea della Kirin (inoltre è rosso, che faccia bene ai miei capelli?). Ogni tanto provo anche i thè al latte nella confezione di tetrapack (perchè è troppo figo bere con la cannuccia. Per ora ho assaggiato quello alla vaniglia, alla mela, alla pesca e normale).

Se poi le mamme delle rispettive famiglie hanno tempo, adoro mangiare gli o-bento fatti in casa

1) con onigiri (al riso bianco, al riso e piselli, con take-no-ko, con pesce e così via), un po’ di pesce e verdura

2) con soboron gohan (ovvero riso bianco su cui poi viene messo questo trito di pollo, frittata e verdura)

3) con recuperi della sera prima (naturalmente ricotti e messi in bella forma) come maiale e pollo fritto, verdura e qualche onigiri

Il pranzo dell'impiegato medioQualche volta ho anche tempo di andare ai ristoranti per impiegatini che ci sono vicino alla scuola e qui non c’è niente di meglio che una bella ciotolona fumante di udon in brodo… anche se fuori ci sono 25 gradi e passa. Ma il bello è che ci si va in gruppi di una decina di persone e quelli che parlano italiano di solito sono solo un paio: utilissimo per fare esercizio, no?

Nel weekend, il pranzo è di solito costituito di un solo piatto di pasta (udon, soba, ramen, chianpon) in brodo più o meno condito e verdure a iosa.

Poi c’è sempre caffè o thè a condire il tutto e si sa mai che durante il pasto ci scappi anche la birrettina ghiacciata…

*La cena

Il momento fondamentale della giornata è la sera, in quanto per tutto il giorno ciascuno se ne è stato in giro per scuola, lavoro e chi più ne ha ne metta. I piatti base sono

1) zuppa di miso. In pratica basta mettere dell’acqua a bollire con dentro le verdure che si sono decise (zucca e funghi, funghi e germogli di soia, funghi cinesi e alga, carote e mais…) a cui poi si mescola il miso in polvere e si aggiunge un’alga konbu per dare altro gusto

Cena di famiglia molto allargata2) riso di solito bianco, a cui per dare gusto si possono aggiungere le tsukemono, verdure conservate sotto sale e crusca di riso. Noi diremmo ‘in salamoia’ ma siccome non le ho mai assaggiate, per me sono tsukemono e basta. Di riso però ci sono anche le varianti di riso a cui sono stati aggiunti i fagioli rossi dolci (azuki), oppure take-no-ko e carota

3) pesce o carne cotti alla griglia o in salsa di soia

4) verdura fresca (che si condisce con i cosidetti ‘topping’ a base di zucchero, salsa di soia e verdure) o cotta.

Poi ci sono anche le serate un po’ diverse in cui si mangiano okonomiyaki (ma non mancano mai le verdure!!!), sushi e sashimi (spesso come il mio dito e buonissimo) e così via.

Il bello delle cene giapponesi è che non esiste un ordine per mangiare: tutto viene messo sul tavolo in piatti comuni (solitamente tranne per riso e zuppa di miso) e da qui si pesca direttamente con le proprie bacchette o quelle comuni mettendo sul proprio piatto quello che si vuole. E’ piuttosto divertente, anche perchè così ci si fa un’idea di quello che si mangerà e si cerca di prendere possesso di quello che più piace :)

La concezione giapponese dei dolci è un po’ particolare. Esistono i tipici dolci giapponesi (detti appunto “wagashi”) e si dividono in due categorie

1) per la merenda o le fiere: castera (una sorta di pan di spagna), dorayaki (pan di Dorayaki :)spagna tonda con ripieno di anko, cioè marmellata di azuki. Sa di cioccolata, ma non è dolce… A me piace un casino :D), dango (palline di riso da mangiare con un bastoncino o infilate su uno spiedino), manju (di forme varie e fatti di pasta di riso dolce cotta al vapore con ripieno di anko), anpan (panino ripieno della solita marmellata di anko. Di solito ha dimensioni enormi, mi astengo da commenti a riguardo)…

2) per la cerimonia del thè o occasioni speciali: dango (di alto livello, non quelli che wagashitrovo al Nishiki Food Market) e dolcetti di pasta di riso (mochi) e anko modellati su forma di fiori, animaletti e simili che sono talmente belli che mangiarli è davvero un peccato.

Esistono anche i gelati, ma per la maggior parte sono confezionati oppure del genere ’soft-icecream’. Il migliore è quello al thè verde: non è dolce ed è fantastico sotto il sole tremendo dell’inizio estate.

Ci sono poi un sacco di snack dolci nei combini e negozi specializzati che si trovano un po’ ovunque, ma non che mi interessino molto. A parte i Kit-Kat e Pocky (i nostri Mikado) nelle loro versioni più pazze, compresi quelli al thè verde, naturalmente.

Per quanto riguarda le torte, preferisco astenermi: la contaminazione americana in questo senso è stata totale. Le torte sono pressocchè imbottite di crema di ogni genere e tipo (e a proposito di americanismo, in Giappone impazzano le ciambelle della Mister Donuts. Da evitare a meno che non vi piacciano le cose molto burrose…): la più amata dai giapponesi pare essere quella alle fragole, ma non so esattamente il motivo per tanto amore. Mah, forse perchè tra crema bianca e fragola rossa c’è un richiamo alla bandiera?

Chissà…

maggio 5, 2009

…GOLDEN WEEK!!! o(^__^)o

1 maggio

Oggi è iniziata la Golden Week. E’ un lungo ponte che tutti i giapponesi aspettano per mettersi in marcia verso le località di vacanza o le famiglie lasciate in campagna. Comprende una serie di festività tra cui:

1 maggio, festa dei lavoratori

4 maggio, festa del verde

5 maggio, festa dei bambini

6 maggio, giorno di vacanza extra XD

Inoltre oggi non so esattamente per che grazia divina… il papà di Yamato mi ha informato che potevo connettermi al wireless che aveva installato a casa per il tempo che lui e figliolo si fermavano qui fino a quando Yoshino non sarà dimessa dall’ospedale.

…Ho trascorso 5 secondi di beatitudine e svolazzamento per i cieli di Kyoto.

Dopo aver smanettato un po’ col pc aiutata sempre da questa persona mitica (a cui piacciono i dolci cioccolatosi e cremosi e mangia qualsiasi cosa gli capiti sotto mano. La signora Kageyama ha triplicato le porzioni XD) ho finalmente…

1) aggiornato l’antivirus

2) …chiacchierato con la Ely, la Uji e l’Elettra!!! :D evviva, erano secoli che le ultime due non le sentivo e mi mancavanooooo!!! Evviva lo spettegolezzo notturno fino a mezzanotte!!!

(E io NON so chi sia Gianfranco dell’università di Roma… .__.)

Comunque, è stato semplicemente geniale avere internet nel periodo della Golden Week: senza diventare matta e dover far fare tutto agli altri sono riuscita a trovare info su treni, metro e card varie oltre che tenermi in contatto con l’organizzatrice del viaggio a Himeji (Yumi), dato che il mio cellulare è un aggeggino strano. Giuro che al papà di Yamato gliela spedisco quella scatola di cioccolatini della Perugina per cui mi ha fatto un interrogatorio qualche tempo fa XD

Poi oggi ho anche sperimentato il sukiyaki(すき焼き): nella solita mega padellona elettrica che si usa per le okonomiyaki ci sukiyakisi butta un po’ di tutto tra carne (che qui in Giappone è tagliata a fettine sottili e quindi anche se c’è il grasso che io fondalmentalmente odio questo si scioglie che è una gioia…), verdure, tofu e co. unendoci mirin, zucchero e salsa di soia per dare il sapore. Nel frattempo in un piattino a parte si sbatte un uovo crudo e dentro ci si mettono le cose cotte: siccome sono bollenti, nell’uovo freddo diventano mangiabili senza morire (conseguenza tipica verso la fine della cena quando ormai l’uovo è finito e ci si dimentica del piccolo particolare tecnico).

Oddio, che buooono!!! Non avevo mai pensato di mangiare verdura (cipolle, cipollotto, funghi) e simili buttati nell’uovo crudo e invece è qualcosa di troppo figo!!!

***

Nel frattempo in casa siamo tutti in agitazione per il nome da dare al nuovo pargolo: in Giappone è davvero un’affare di stato! Di solito ai fratelli e sorelle viene dato un nome che potremmo definire come ‘correlato’: riprende il kanji di un componente della famiglia, oppure quello del fratello/sorella maggiore (per esempio, YoshiNO(由乃) e AyaNO(彩乃) condividono lo stesso kanji per ‘no’(乃)). A complicare la faccenda ci sono poi una serie di altre questioni:

1) il bilanciamento dei kanji. Non troppo facili, non troppo difficili, non troppo comuni, non troppo strani

2) la leggibilità del nome a partire dai kanji che lo compongono

3) cosa si vuole esprimere con i kanji del nome (e qui entrano in gioco i gusti di famiglia)

4) evitare i nomi stranieri da mettere in kanji (tipo in Giappone c’è una bambina che si chiama Chanel e il suo nome glielo hanno persino messo in kanji!!!)

5) niente nomi strani (come chiamare il proprio bimbo “Diavolo” ovvero come ha fatto un certo giocatore di baseball chiamando il suo figlioletto “Akuma”… scritto non col solito kanji, ma usandone degli altri nella tipica maniera jappo di risolvere le cose con un gioco di parole)

e un sacco di altre faccende faccendose per cui io dopo un po’ mi sono messa a fissare il vuoto. Esattamente come il papà di Yamato che ormai gira per casa con blocchetto e non so quanti libretti dei nomi…

Un punto certo comunque c’è: il nome dovrà contenere il kanji di ‘grande’.

La signora Kageyama propone di metterci vicino quello di ‘fiume’ per il contrasto con la ‘montagna’. Naturalmente stava scherzando, ma ha rischiato la crisi mistica di questo povero uomo… ^^”

2 maggio

Ho preso coraggio e sono andata da sola alla stazione centrale di Kyoto (basta salire sull’autobus, ok. Ma siccome siamo a Golden Week iniziata girare per le strade è qualcosa di paragonabile al nostro Ferragosto in autostrada: ingorghi, ingorghi.. e l’autobus delle 9.12 pieno di gente fin dalla mia fermata!!!). Comunque oggi sono dovuta andare per forza di cose per due motivi vitali:

1) andare a cercare qualche genere di mappa per Nara e Osaka (non so se ci andrò, ma mi organizzo a riguardo) dato che su internet è un casino

2) scoprire la sede delle informazioni turistiche di Kyoto (al nono piano della stazione…)

3) incontrarmi con Yumi per prendere la 2 Days Ticket Surutto Kansai Card: utilissima per girare due giorni per il paese risparmiando un sacco di soldi.

stazione nella GWCosì arrivata nella stazione più gremita di un formicaio, ho seguito le indicazioni che mi ero scritta su uno dei miei foglietti e ho trovato il Centro Turistico (momento di grande gioia e figosità prendere da sola l’ascensore che ti porta al nono piano…). Qui mi sono messa a fissare una lunga sfilza di depliant alla ricerca di qualcosa di interessante, e mentre continuavo nel decifrare i kanji sono stata assalita.

Da una reporter dello Yomiuri Shinbun e un addetto del centro turistico che con una serie di inchini e un inglese tipicamente del Kansai mi hanno chiesto se ero una turista e se potevo rispondere a delle domande sull’influenza che sta decimando il mondo in questi allegri giorni di primavera.

Dopo aver connesso il cervello e aver detto di essere una studentessa…

…sono ripartiti gli inchini di scusa e frustrazione più incredibili che abbia mai visto (e ho iniziato pure io a farne… Gli inchini sono contagiosi)

Il motivo è che siccome sono una studentessa non possono farmi domande. Qualcosa che ha a che fare con la privacy e lo status di studente straniero, credo.

Comunque non so per quale motivo sono entrata in simpatia all’omino dell’ufficio che mi ha aspettata mentre andavo a chiedere fallimentalmente informazioni alle signorine con mascherina. Infatti, preso da uno slancio di paternarlismo o non so io che, mi ha iniziato a riempire di depliant…

Allora ho sfruttato l’occasione (dato che il suo giapponese riuscivo a capirlo, ma quello che viene detto dietro una mascherina dell’accidenti proprio NO) per chiedergli qualche informazione su Osaka e Nara. Preso un tavolino e del thè al distributore automatico (…ma quanto è bello parlare giapponese perchè poi un pochino ti trattano come loro!!!) ha passato mezz’ora della sua esistenza a tracciare percorsi e scartabellare mappe e mappine.

Poi ho gironzolato un po’ per l’ISETAN (il grande magazzino su 10 piani che si trova in stazione. O meglio che ne occupa qualcosa come l’80%), provato le magliette buffe che si mettono le ragazze giapponesi (lunghe e larghe per cui ho molta simpatia. Inoltre è anche periodo saldi!!!), sperimentato il senso di terrore all’apparire di ogni commessa (“Irasshaimaseeedoozoooikagadeshouka?Dozogojyuuniigorankudasaiii!!!) e cercato inutilmente un settore scarpe. Sono però fiera di aver trovato un reparto di questo posto che porta la dicitura “Donne piccine”. Insomma, la mia taglia senza dover per forza passare al reparto bambini :)

551horai :)Incontrata Yumi all’esterno della stazione (sotto la scritta JR. Tattico, no?), siamo andate a comperare la card. Avevamo provato a girare il giorno prima dai rivenditori di biglietti a prezzi scontati che ci sono per Kyoto (di cui non sapevo l’esistenza. Ne sono rimasta impressionata, il bello che sono pure legali!), ma non era in vendita essendo una carta speciale.

Poi ci siamo sedute sulla scalinata interna della stazione e abbiamo mangiato i butaman del 551Horai che mi aveva consigliato il signor Yutaka.

Verso l’una e qualcosa sono salita sul bus per andare al castello di Kyoto, il Nijo-jo (二条城), dove mi aspettavano la Ely, Giulia, Alice e una loro amica. Il bello è che mentre io le aspettavo davanti la stazione della metro, loro mi aspettavano dalla parte opposta!!! Così dopo 20 minuti che le aspettavo mi sono rotta e ho marciato verso il castello… incontrandole all’ingresso.

Beh, l’importante è trovarsi :D

Girato per questo posto pressocchè immenso, sperimentato il famoso corridoio che cinguetta Nijo-jo(camminandoci sopra fa il verso di qualche migliaio di usignoli intenti a bisticciare) e salire scalinate… io sono dovuta scappare a casa per la cena. E fortunatamente per me che sono tornata anche un po’ in anticipo del solito: abbiamo infatti mangiato abbastanza presto, perchè poi io, Ayano (con cui ora finalmente riesco a parlare. Insomma, ci si deve abituare e abbattere timidezze e co.), Yama-kun e l’uomo dei nomi siamo andati all’ospedale Mitsui a trovare Yoshino. Qui ci lavora anche Ayano ed è stato costruito solo due anni fa, diventando in pochissimo tempo uno degli ospedali modello del Giappone.

Che dire… ho visto come è fatto un bambino di due giorni di vita. Ne sono rimasta piuttosto impressionata, santi kami.

Yama-kun da bravo fratello maggiore ha preteso che tutti ci lavassimo le mani e ce le disinfettassimo con il suo disinfettante: guai a sgarrare!!! XD insomma, ha preso abbastanza bene questo fratellino e dopo le crisi della prima notte ora è diventato un curioso esemplare di ometto che guarda i cartoni animati, ma poi riprende il nonno perchè fuma.

Lasciata Ayano al dormitorio, siamo tornati a casa…

…e qui ho avuto un moto di affetto per Yama-kun :3 che mi ha preso la mano di sua iniziativa!!! o^^o evviva, sono contentaaaaa!!! o^^o

Poi ci siamo messi a fare i fuochi d’artificio (quelli da tenere in mano) e siccome avevo bisogno di caffeina è successo qualcosa che ha fatto rotolare per terra dalle risate mezza famiglia.

Yama-kun è abituato a vedermi la sera preparare il caffè con la moka e appena mi ha sentito chiedere alla signora Kageyama se potevo usare l’acqua, mi ha quasi ammazzata lanciandosi in cucina sulla moka e iniziando a svitare, cercare caffè e tazzine.

Quando gli ho detto che facevo quello istantaneo ha mollato tutto… per mettersi a cercare il barattolo, lo zucchero e la tazza giusta (quella grande con la scritta verde, perchè di solito uso quella). Poi si è impegnato nella sacra arte di mescolare caffè e zucchero e versarci la giusta quantità di latte. E così mi sono trovata a bere caffè mentre Yama-kun si mangiava un dolcetto.

La signora Kageyama ha intitolato la cosa “Il tea-time di Yama-kun”.

Ma quanto è carino?! ^__________________________^

3 maggio -> Kameoka matsuri (亀岡祭り)

Ho trascorso la mattinata a fare un po’ di compiti in arretrato per prepararmi ai prossimi due giorni di totale distruzione fisica. Poi dopo aver mangiato un piatto di kameoka matsuri - taikosoba in brodo (perchè il Giappone il pranzo tipico sarebbe proprio questo: soba o udon in brodo. Io sono più per gli udon che la soba, ma non posso rubare il piatto ad Ayano…) siamo andati al Kameoka Matsuri (亀岡祭り), ovver una parata di questo piccolo paesino che in pratica mi fa da riscaldamento per l’Aoi Matsuri (葵祭り) che si terrà a Kyoto il 15 maggio. E per cui mi toccherà correre per acchiappare il posto in prima fila.

Poi la serata l’ho trascorsa con Yama-kun tra la mia scrivania e la cucina. Mi sono anche guardata il film di 20th Century Boys…

Una figata pazzesca (se solo gli effetti speciali non fossero fatti così male .__. ma stiamo parlando di film giapponesi tratti da manga e la cosa è abbastanza normale), che mi ha tenuta sveglia fino all’una e passa.

La mattina dopo avevo sveglia alle 6.30 e non mi è stato di grande aiuto psicologico sentire la voce dell’Amico con quella sua maschera spaventosa: per addormentarmi ci ho messo un bel po’…

4 maggio (Midori no Hi) -> Nara (奈良)

Svegliata alle 6.30 e bevuto un po’ di thè che la signora mi aveva preparato nonostante le avessi detto di dormire, mi sono lanciata verso la fermata per scoprire che gli autobus di questi giorni seguono l’orario festivo (mentre io ero convinta del contrario, anche se Golden Week significa ovviamente festività): così ho preso uno sgangherato Keihan Bus per arrivare fino alla stazione di Kyoto… in notevole anticipo sulla Ely. Ne ho approfittato per fare due passi in stazione (già formicolante di gente alle 7.30 del mattino!!!), capire dove fosse la parte destinata al treno che porta verso Nara (la cosiddetta Kintetsu Line, 近鉄線) e sondare una serie di possibili baretti dove fare colazione.

Arrivata la Ely, siamo andate da Starbucks (era un pezzo che volevo andarci…) per riempirci di caffelatte e biscottone al cioccolato: poi siamo salite su uno dei treni attenti ai cervi!!!diretti a Nara. Arrivate alla stazione di Yamato-Saidaiji (大和西大寺) abbiamo fatto cambio di binario e treno per arrivare infine a Nara Kintetsu. Prese mappe e dritte al centro informazioni, abbiamo semplicemente seguito la fiumana di gente che usciva dalla stazione per immettersi nel vialone principale: da qui si arriva a una sorta di parco gigante in cui si trovano i monumenti principali di questa parte della città.

Ma prima ci sono i cervi(鹿), che sono appunto il simbolo di Nara e si trovano un po’ dappertutto. Liberi di camminare in mezzo alla gente che tampinano per avere i senbei (せんべい), dei cracker che i turisti acquistano per 150 yen e con cui possono corrompere questi animaletti per una foto. Dopo un po’ però si riempiono talmente di cibo che snobbano sia turisti che cracker XD

Comunque, la Ely è entrata totalmente in love con i cervi del parco. Ma non ha comprato i senbei, quindi dopo averle dato un’annusatina, gli adorabili ‘bambi’ se ne andavano scocciati. Lasciando una povera gajin italiana nella disperazione totale…

Camminando per il parco siamo prima andate al tempio Kofukuji (興福寺) e poi dirette il Grande Buddha del Todaijiverso il Todaiji (東大寺). E qui in love ci sono entrata io. Per le yatai(屋台), ovvero le bancarelle fighissime e coloratissime che sono sparse qua e là per le strade e che vendono di tutto: takoyaki(たこ焼き), okonomiyaki(お好み焼き), yakisoba(やきそば), ikayaki(いか焼き), kyabetsuyaki(キャベツ焼き), ringoame(りんごあめ) e così via. Poi avvicinandosi ai templi c’erano anche quelle dedicate alla vendita di souvenir e carabattole varie, ma il mio amore resterà solo per quelle di cibo. Non so perchè, ma mi piacciono un casino :D

Kashuga TaishaDopo essere andate al Todaji e fatto pausa pranzo con calamari (いか焼き) e take no ko arrosto (たけのこ焼き) e gelato al thè verde (抹茶アイスクリーム), ci siamo dirette verso la zona collinare dove si trova il tempio Kasuga Taisha (春日大社): l’atmosfera a mio parere è un po’ da film di Miyazaki, specie “La città incantata”… Forse sarà per le lanternine che stavano tutte attorno al percorso del bosco?

Gironzolato, perso la strada e cercato inutilmente un cestino della spazzatura, siamo salite sul treno… inizialmente con l’idea di tornare a Kyoto. Solo che a Yamato-Saidaiji mi sono ricordata che potevamo provare a visitare almeno il tempio Toshodaiji che la signora Kageyama mi aveva consigliato. E così siamo andate ad Amagatsuji(尼辻駅).

Credendo che il tempio fosse lì vicino (o almeno la cartina diceva così e anche la mappa gigante fuori dalla stazione).

ma dove siamo finite???E invece, ci siamo perse e sperdute in un paesino in casino alla campagna giapponese. Senza riuscire a venire a capo di dove andare e non ottenendo niente di buono nel chiedere alle vecchiette di passaggio.

Entrate in crisi isterica tutte e due, girato un video sul campo di rape che avevamo accanto, siamo tornate a Kyoto.

Salutata la Ely, mi sono messa in coda per l’autobus. Ma siccome ero cotta ne ho persi due e solo dopo mezz’ora di attesa assieme a un simpatico gruppo di vecchiette armate di ferro da calza (e intente a sferruzzare per tutto il tempo) sono riuscita a sedermi sul numero 73, che mi ha offerto una bella panoramica di Kyoto by night lungo Gojo (e le vecchiette nel frattempo continuavano a sferruzzare sciarpine…).

Tornata a casa (con Yama-kun che reclamava un nuovo appiccichino verde per il suo cellulare) mi sono lanciata sul pollo con cavolo che la signora mi aveva tenuto in caldo…

E poi sono andata a dormire.

Praticamente moribonda.

***

Comunque ho scoperto che la strada indicata dalla signora circa un “girate a sinistra all’altezza della Posta” era vero. E anche quell’avvisaglia della seconda signora al grido di “beh, mi pare sia lontano questo tempio…”.

Dovevamo scendere a Nishinokyo(西ノ京駅). Diamine =__________=

Giuro che a Nara ci torno solo per andare a vedere ’sti maledetti Toshodaiji, Yakushiji e palazzo Heijo!!!

5 maggio (Kodomo no Hi) -> Himeji (姫路) e Kobe (神戸)

Oggi mi sono svegliata alle 5.45 e nuovamente gettata sull’autobus della Keihan per andare fino alla stazione di Katsura. Dove ho apprezzato il fatto che i combini siano aperti sempre, anche alle 6.42 del mattino e a me serve assolutamente qualcosa da bere.

A Katsura ho aspettato le Ely (…devo dire che è arrivata in ritardo, esattamente con l’ultimo treno buono? Però è stata brava, neh. A fare i cambi a Shijo senza perdersi più di due volte filate. Io ogni tanto sbaglio ancora uscita…) e Yumi-san (che come l’avevo avvisata si era portata dietro la colazione. Un panino alla pizza!!!). Poi siamo salite sul treno diretto a Osaka-Umeda (大阪梅田) e si è aperta la stagione dei cambi lungo la tratta che connette tutto il Kansai: scese a Jyusan (十三) abbiamo proseguito fino a Sannomiya (三宮). Qui per una mia cretinata del genere “ma se cambia colore allora vuol dire che dobbiamo cambiare?!” siamo scese per poi riprendere lo stesso treno immediatamente successivo diretto a Shinkaichi (), ovvero dove avremmo dovuto davvero cambiare. Da qui infine siamo salite sull’ultimo treno, in direzione di Sanyo-Himeji (山陽姫路).

E mi sono addormentata ^^”

Himeji-jo(…Ma non è colpa mia, sono i treni giapponesi che sono fatti apposta per dormire: niente musica, niente cellulari che squillano, rotaie dondolanti e sedili comodi. Senza dimenticare che l’idea di vedersi rubata la borsa in un attimo di distrazione è un’idea del tutto fuori luogo. E aggiungendo anche il fatto che in un treno, circa il 95% della gente dorme. E’ contagioso!!!)

Arrivate a destinazione in questo posto che non so per quale motivo mi sapeva molto di località vacanze, siamo andate verso il castello dove ci aspettava Claudio (che ormai credo non ne posso più di prendere treni…). Ci siamo accodati al gruppone di turisti che in questi giorni di vacanza infesta il castello e così abbiamo passato metà del tempo in attesa, un bel po’ ad arrampicarci sulle scale e il resto a chiacchierare in italo-giapponese e scattare foto. Tutti con una fame pazzesca alle 11.30 del mattino.

Dopo essere scappati dalla mostra speciale che si teneva (e come annunciata dal nonnino di guardia sarebbe durata qualcosa come un’ora e passa solo per rivedere il paesaggio), ci siamo incamminati alla ricerca di un posto dove mangiare. Scoprendo che praticamente tutta la popolazione di questo posto aveva pensato lo stesso: locali pieni, file chilometriche… e profumini nell’aria del centro commerciale da far girare la testa. Non so come, ci siamo infilati un posto con dicitura “Okonomiyaki e Teppanyaki” (お好み焼きとてっぱん焼き) e dopo aver aspettato un po’ (cioè, per aspettare in Giappone ci deve essere davvero un sacco di gente) siamo entrati in una saletta di quelle molto fashion e tradizionali con tavolino basso e cuscini. Tolte le scarpe e radunati, la cameriera ha ACCESO il tavolo: infatti in questi locali i piatti vengono preparati in cucina, ma a metà. Poi vengono versati sul tavolo riscaldato e da sè si finisce di cucinare il tutto, dividendo quello che si è ordinato con gli altri. In altri locali ancora (tipo quello in cui sono andata a mangiare yakiniku) vengono portati addirittura gli ingredienti e ci si arrangia da sè!!!

E così abbiamo passato un bel po’ della nostra esistenza a Himeji a mangiare yakisoba e okonimiyaki bevendo birra (la Sapporo Super Clear che ha 0,5 di alcol. Ma anche le birre normali che servono in questi locali devono avere un quantitativo di alcol pressocchè infimo dato che Claudio e Yumi ne hanno dovuto un’ordinare un’altro giro per considerare di aver anche solo ‘pensato’ di aver bevuto birra XD).

Combattuta la mia battaglia spirituale contro l’idea di mangiare frattaglie (!!!) sulla piastra e poi combattuto la battaglia delle spatoline mettendomi a pulire la piastra con tutto il mio amore per la lucidatura, noi tre ragazze abbiamo lasciato Claudio per andare verso Kobe.

Kobe towerPreso il treno, dalle montagne del Kansai siamo arrivate sul mare. Kobe () è una città completamente diversa da Kyoto, forse per il fatto che è stata presa di mira dai soliti europei nei tempi passati: guardandomi attorno nel porto, mi sembrava di essere in una qualche città europea (per essere precisi, qui ci sono passati gli Olandesi). Prima di arrivare al porto e alla famosa torre, Yumi ci ha dato un assaggio della zona più famosa della parte della città che da’ sul mare: il centro commerciale e la cosiddetta Chinatown del posto. Chinatown è un autentico ristorante a cielo aperto, pieno zeppo di gente e negozetti di ogni genere e tipo. Oltre che di bancarelle capaci di far gorgogliare gli stomaci per un nikuman alle quattro del pomeriggio: io mi sono astenuta, ma il resto della popolazione cino-orienta-giapponese assolutamente no. E molti giravano con ombrello in una mano e scodella di ramen fumante nell’altra.

ChinatownFatto un giro per il porto, beccata tanta di quella pioggia che più sfiga di così se ne farebbe a meno, siamo tornate nella zona commerciale e poi passate di nuovo a Chinatown per comprare la cena: io e la ely ci siamo divise una serie di mini-nikuman che più pucciosi di così non si poteva, mentre assieme a Yumi abbiamo deciso di lasciare il piatto forte della serata al treno che ci avrebbe portate a Kyoto.

Arrivate a Osaka-Umeda (…dire che non ho mai visto una stazione più ganza è poco. NON è una stazione, è un quartiere, una città!!! Io ci pianto le tende e me la giro tutta fino all’ultimo binario…), abbiamo cambiato treno e aperto l’ultimo piatto della cena: i ‘zongzi’ (粽子), detti in giapponese ‘chimaki’ (ちまき). Sono del riso glutinoso con dentro verdura e carne in formato polpetta avvolta in una foglia di bambù. Mangiarli in treno è qualcosa al limite delle buone maniere, ma sono troppo buoni!!!

Poi ho avuto un attimo di follia. Siccome avevo finito il thè e non so per quale motivo mi era venuta in mente la canzoncina di Star Wars…

…mi sono messa a ingaggiare una battaglia di bottigliette vuote contro Yumi.

Non so se per il casino delle bottigliette il vecchietto dall’altra parte abbia detto qualcosa, sta di fatto che il tipo vicino a me ci ha chiesto di che paese fossimo, mentre il vecchietto si è messo a fare un discorso sui samurai XD

Un commento su questa giornata: ho fatto qualcosa come 4 e passa ore di viaggio, 5-6 cambi e girato praticamente il Kansai in larghezza. E non sono stanca affatto, nè il viaggio in treno mi ha pesato.

Perchè siamo in Giappone, credo. Dove le coincidenze sono ogni 5-10 minuti massimo anche nella stazione più in casino al mondo, i treni sono puliti, si può girare per una stazione senza venire assaliti dal panico e cose del genere.

O forse è una mia impressione?

***

Domani è l’ultimo giorno di Golden Week e siccome si prevede pioggia e poca voglia di studiare (oltre a non avere più internet), me ne vado in centro a Kyoto a fare un giro davvero approfondito di Muramachi, dintorni e Takashimaya. E compro sul serio i libri per il klpt, sennò va a finire che me ne dimentico .___.

Mi prenderò un giorno per girare tutta Gion (ovvero il ‘di là’ del ponte). E un’altra mezza giornata per la zona del Kiyomizudera.

Poi torno a Kobe (il negozio dei castera fighi!!! Devo andarci, e anche provare qualche altra stranezza di Chinatown!!!).

E un’intera giornata a Osaka.

Sull’agenda mi programmo i prossimi weekend. Minimo.

maggio 1, 2009

Just going to…

Archiviato in: Giappone spicciolo — akainatsuki @ 2:28 pm

Mi sono (volontariamente) dimenticata il lettore mp3 a casa, ovvero a 7 ore di fuso orario di differenza da qui. Ci sono momenti in cui ne soffro tremendamente, specie in autobus per non sentire la donnina dell’altoparlante ripetere per la 185esima volta consecutiva “ringraziamo i signori clienti per averci scelto anche oggi!” (non ci sono altre alternative, dannate kabushiki kaisha delle mie scarpe da ginnastica…).

Shijo-smile :D (le studentesse che si sono messe a sorridere apposta all'obbiettivo!!!)Comunque non sono ancora morta e posso resistere benissimo ancora una settimana fino al mio trasferimento da Rakusai (sud-ovest di Kyoto, periferia) a Kamigyo-ku (nord di Kyoto, similmente in centro e nella zona antica dove ancora oggi si fabbricano kimono e tutto quello che ci ruota attorno). Nel frattempo mi godo delle cosine che non vedrei se prendessi la metropolitana e finissi sottoterra per tutto il percorso Shijo-Imadegawa.

E non perchè sia masochista e con la passione per la camminata sotto il sole (o sotto la pioggia, nel vento e simili amenità), a quello mi ha abituata Venezia dove la metropolitana non esiste e quindi si deve camminare per forza -.-

Semplicemente, mi piace.

Dunque, da casa a Shijo, ci sono una serie di piccole cose che adoro:

1) i miliardi di fili dell’elettricità sospesi a un’altezza infima che fanno così caratteristico e così Narutoso XD

2) la varia umanità che sale e scende sull’autobus: vecchiette, salaryman, studenti, famigliole e turisti. Tutti a inchinarsi per prendere posto, 100_1472parlare in dialetto a una velocità impressionante, indossare guanti fino al gomito nonostante le temperature estive o completi perfettamente stirati a prova di bus affollato, calcare cappelli incredibili e mascherine da teppista (perchè anche se i giapponesi adorano i fiori di ciliegio, la maggior parte soffre di varie e tremende forme di allergia… pollini in primis!)

3) la gente che attraversa incroci da 5-6 corsie e le buffe macchinine di questo paese (piccole, strette e alte)

4) l’esterno dei pacinko. Gli unici luoghi dove ho visto immagini di cartoni animati mischiate in maniera assurda

5) i vari posti che mi fisso in mente per poi andarci quando finalmente avrò più tempo la mattina senza doverla passare nel tragitto verso scuola.

Da Shijo a scuola, si apre una seconda serie di adorabili eventi e personaggini che non mi stanco di guardare:

1) i venditori di o-bentoiィルj agli angoli di Karasuma-dori. C’è la vecchietta dai cappelli folli con gli o-bento da 250 yen, il tipo vestito di bianco che canta (!) “O-BEEENTOOOO!!! OOOIIISHIIIIYOOOOO!!!”, la signora in mascherina e guanti davanti al World Cafè e il ragazzo mogio all’incrocio di Oike

2) l’ordinata fila di lavoratori davanti al ristorante ニタ (i giapponesi hanno una qualche passione per le file…)

3) i salaryman che escono dagli uffici ancora in ciabatte per andare a comprare gli o-bento a tutta la compagnia, i gruppi di colleghi vestiti uguali che con lo stessopatchwork passo marciano per andare a mangiare, le vecchiette che passano col rosso facendo impazzire i guidatori di taxi

4) i mangiatori solitari del Go-Sho che si lanciano sulle panchine e iniziano a scartare meticolosamente i loro pranzetti al sacco.

Poi c’è il percorso inverso. E chissà perchè ci metto di meno e mi diverto anche di più.

Da scuola a Shijo:

1) gli studenti che rincasano a gruppi, da soli o in bici. Sono un campionario di divise scolastiche, borse e acconciature

kasumaoike-back-to-home2) i lavoratori che rincasano a gruppi con le loro ventiquattrore in mano

3) la libreria che si affaccia su Karasuma-dori piena di gente che legge a scrocco, mentre fuori un vecchietto in doppiopetto mette a posto le bici (e ogni tanto ci assesta un bel calcio punitivo)

4) gli incroci giganti nella sera. E’ davvero una bella atmosfera :)

5) finalmente l’ingresso per la linea Hankyu. Qui la cosa fantastica è avventurarsi nel flusso incasinatissimo di gente che si lancia sui cancelli accompagnata dal solito pin-pon, corre lungo il binario e inzia a smanettare col cellulare. Scendendo le scale, fermandosi sulla banchina e alzando gli occhi è fantastico vedere tutte queste persone riversarsi dall’alto: un intero mondo condensato in una stazione della metropolitana.

Ci sono le office ladies che si raccontano qualcosa ridacchiando come delle studentesse delle medie, il bambino in divisa a pochi passi dal suo alter-ego adulto (impegnato il primo a giocare con il Nintendo DS, il secondo a vincere una partita di pinball sul cellulare. In questo si somigliano), grupetti di studenti nelle divise più varie, casalinghe scocciate, fighetti coi capelli colorati e piastrati…

Ma quanto mi piace questo momento della giornata?!

6) gli omini che spingono e che spesso e volentieri rimangono con le mani incastrate tra le porte del treno

7) la lotta per i manici a cui appendersi fino a Katsura

8) la capacità tipicamente giapponese di addormentarsi in piedi. E svegliarsi esattamente alla fermata di arrivo. O ancora, studiare, leggere e simili sempre in piedi!

Da Katsura a casa:

waiting-katsura1) la lunghissima fila di persone che aspetta l’autobus. Ci sono ben 5 file (una per linea e destinazione) e tutte perfettamente allineate…

2) il nuovo autista. Non ho mai preso un autobus con lo stesso autista…

3) i giocatori di baseball in tuta bianca che corrono

4) il gruppo di bambini che gioca vicino al parcheggio :3

5) le famigliole che chiacchierano fuori casa

6) le luci accese: una in salotto (il signor Kageyama che guarda la tv) e una in cucina (la signora Kageyama che starà mescolando la zuppa di miso)

aprile 30, 2009

Teina, kimono e lo Showa no Hi (昭和の日)

Archiviato in: Kyoto — akainatsuki @ 11:22 am
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27 aprile
Dopo un weekend all’insegna della pioggia torrenziale (niente Kitano Tenmangu… Niente mercatino delle pulci, sigh), degli esperimenti culinari alle 7 del mattino (ho imparato a girare le frittatine versione crepe e a mescolare il riso per il cirashisushi, oltre a tagliare le verdure a fettine così mini che ormai io e il coltello da cucina che usano qui in Giappone stiamo diventando una cosa sola…) e degli inviti a casa Kageyama (ovvero Claudio, che la signora ha eletto a nuovo figlio adottivo numero 2 XD), è finalmente spuntato un sole freddino e freddoloso.

Stamattina sono andata con la signora al tempio dei botan, ovvero un tempio shintoista sperduto nella campagna di Kyoto famoso per dei fiori giganteschi e bellissimi. Poi sono andata alla stazione di Katsura dove ho orgogliosamente comprato un hair cutter tutto mio :3 e anche quella cosina carina che uso di solito per spandere l’olio delle mie frittatine (e Tempio dei botanche è necessario per fare le meraviglie di cui sono tanto fiera. Ormai sto diventando una casalinga… altro che teppista coi capelli colorati!).
Inoltre ho trovato un nuovo hobby nella strada Shijo-scuola: il cambio di visuale. Di solito cammino sul marciapiede di sinistra (dando le spalle alla stazione di Kyoto, per intenderci), oggi ho sbagliato uscita (Mitsui Plaza) e sono finita su quello di destra.
Wow, è una cretinata ma a me ha cambiato il tedio dei 30 minuti di passeggiata. Inoltre vedo le cose da un’angolazione diversa, scopro ristorantini e altri personaggini buffi… Insomma, bisogna pur sempre trovarsi un passatempo, no?!
Oltre a questo sto anche sperimentando tutte le nuove bibite in scatoletta di tetrapack che occhieggiano dagli scaffali dei combini: dopo il caffè che sa di Coppa del Nonno, ho provato il Thè al Latte (500ml della Nestlè)…
Per essere buono è buono. Ha un colore del genere caffelatte (ma è thè!), un sapore vagamente sul limone, ma smorzato dal latte…
…ed è dietetico .________.
Oltre a costare solo 80 yen perchè è una nuova uscita.
Domani provo quello alla pesca. Poi quello alla nonosoancorachecosamavedrò.
Solo, basta bottigliette. Quelle sono davvero pericolose, inoltre bere dal tetrapack fa troppo cool.

Un giorno voglio comprare anche quella che viene venduta come “Potion”: è una lattina by Square e Suntory con i personaggi di Final Fantasy Dissidia. Che gusto avrà mai? Maah… Quasi quasi convinco qualcun altro a prenderla e poi mi faccio dire.
Eehehehehe…

***
In questo ultimo periodo sto inoltre facendo progressi con i bastoncini. E il signor Kageyama ha finalmente tolto dal tavolo i semini :D
Ecco un breve resconto di quello che ho imparato a fare:
* pulire il pesce intero alla griglia (la sogliola o qualsiasi altra cosa che appartenga alla categoria e contenga lische in ogni genere e tipo)
* fare la frittatina per il bento/sushi (versi un po’ di uovo e poi giri con le bacchette, recuperi, versi altro uovo e via così)
* afferrare i fagioli senza che volino ovunque
* …afferrare il TOFU del misoshiru senza spezzettarlo e doverlo ingollare a sorsi (!!!)
* mangiare la carne a bocconi senza farla cadere nel piatto a ogni morso
* afferrare i take no ko (viscidosi)
* prendere l’insalata tagliata alla julienne da un piatto all’altro e mischiare
…ma ancora non so pulire le vongole XD anche se la signora ha tentato di insegnarmelo…

28 maggio
(Stamattina mi sono svegliata alle 5 -.- e non sono più riuscita a prendere sonno. Proprio oggi che è stata la grande giornata per una certa cosa che è successa quando le mie capacità celebrali erano del genere “cuscinocuscinocuscino…”. Accidenti, ma avvisatemi!!! Mah, andiamo avanti…)

Oggi sono andata a vedere il Go-Sho dall’interno. Go-ShoDi solito è accessibile solo il giardino (grande quanto Rakusai), ma in due periodi dell’anno in primavera e autunno viene aperto anche il palazzo imperiale vero e proprio (lo è stato per circa 500 anni, dal 14esimo secolo fino a quando non si è pensato di spostare la capitale a Tokyo. Per la croncaca, il ‘kyo’(京) che è in comune a ToKYO(東京) e KYOto(京都) sta appunto a indicare ‘capitale’).
Così mi sono trovata con la Ely e il resto della compagnia (che dopo un po’ ho perso…) assieme al papà della Anto (che indossava un fighissimo haori maschile con un ganzissimo dragone sul retro) per poi unirci alla coda di gente che entrava nel palazzo aperto per l’occasione.
Il Go-Sho versione ‘open’ è davvero un qualcosa di indescrivibile se non come GIGANTESCO. L’imponenza non si basa tanto sulla quantità, quanto sullo spazio che si può occupare tra giardini, laghi e costruzioni (ognuna con il suo ruolo ben preciso e la sua importanza).
Infine, dopo aver perso anche la Ely tra calca, pioggia, vento e distruzione sono riuscita a raggiungerla al combini per arraffare onigiri e scappare a scuola…

La sera (dopo aver divorato due piatti di udon :3 e aver eletto questa pasta come la mia preferita tra tutte quelle che ho mangiato) è successo quel qualcosa che ho immortalato nella mia mente come “Sintesi del Giappone in un abito”.
Il kimono.
Ho indossato il primo kimono della mia corta esistenza e ho compreso qualcosa di essenziale di questo paese: nulla è quello che sembra. E questo famoso abito che fa impazzire le fangherls, attizza il mondo occidentale e simili amenità ha un suo significato nel rappresentare esattamente quello che il Giappone tuttosommato è fino al midollo.
Una figata pazzesca ma dove lo sforzo per mostrarla al mondo costa tempo e una fatica disumana.
Prendi geisha, prendi il post-guerra mondiale, prendi i salaryman.
Sono tutti accomunati proprio da questo.
Per indossare un kimono alla meno peggio (cioè senza quelle piccolezze di cui si tiene conto fino Kimonoall’ultima pieguzza per poi uscire di casa) mi ci è voluto qualcosa come un’oretta @____@ e la signora Kageyama mi ha pure risparmiato i capelli e ha usato quello che viene definito “obi istantaneo” (cioè composto da due pezzi che si arrotolano e incastrano a vicenda).
Aiutate (?) anche da Yama-kun che si è attaccato ai miei piedi per allacciare i tabi (NON sono calzette. Sono una sorta di seconda pelle foderata che viene chiusa nel lato interno del piede/caviglia da una serie di placchette di metallo dette ‘kohaze’), la signora Kageyama mi ha iniziato a lanciare addosso tutto quello che avrei dovuto indossare…
…SOTTO il kimono.
Per non sporcarlo di sudore, noi giovani donne che vogliamo darci all’abito tradizionale dobbiamo indossare una sorta di sottoveste composta di due pezzi che vanno allacciati sotto il seno e attorno alla vita. Iniziando già da lì a togliere il respiro :)
(Poi si dovrebbero anche indossare degli asciugamani appositi. Ma questo mi è stato caritatevolmente evitato: la pancia piatta ce l’ho già! ;P)
Sopra, si deve indossare una nuova sottoveste che arriva fino alle caviglie: questa è la prima parte vera e propria del kimono. E’ più leggera e viene fermata in vita da una striscia di stoffa.
Inizia da qui la parte difficile: indossare quello che il resto dell’umanità indica appunto col nome kimono. E’ un’unica striscia di tessuto a forma di T più lunga di parecchi centimetri della povera tipa che dovrà indossarlo: il momento cruciale è infatti la decisione della lunghezza, che viene nuovamente segnata dall’ennesimo nodo sullo stomaco. kimono1
Sistemate le maniche, controllati angoli e bordi, si può passare all’obi (ovvero la cintura con il fiocco strano). Nel mio caso è stato usato un obi formato da due parti tra loro combinate e a incastro (che rende possibile allacciarselo da sole, dato che di solito invece è un solo pezzo di stoffa rigida e poi ulteriormente irrigidita da una serie di cuscinetti che vengono inseriti sul davanti e sul retro). Ma anche se si è parlato della versione semplice della cosa, non è propriamente così: ci saranno voluti venti minuti per allacciarlo. Prima va girato attorno alla vita, fermato, incastrato con quello che farà da fiocco, fatto passare il cosiddetto ‘obijime’ (il nastro colorato che viene annodato sul davanti) e infine viene aggiunto un nuovo nastro detto ‘obiage’ che serve per fissare ancore di più il tutto.
Ah, come si chiude l’obi? Semplice, nascosti sotto questo bellissimo nastrone ci sono una serie di lacci che vengono stretti per bene attorno a quello che rimane dei polmoni e capacità respiratorie di una persona.
Insomma, il kimono è un continuo allaccia-e-nascondi per poi lasciare in mostra solo quello che di bello c’è. E per farlo in maniera casalinga ci vogliono addirittura tre persone e mezzo (Yama-kun XD).
Il bello è stato poi indossare i geta. La signora ha dato fondo alle scorte e me ne ha portati una decina tra cui Yama-kun ha scelto quelli che gli piacevano di più. Ma infilarli mentre si indossano anche i tabi è stato per me qualcosa di abbastanza complicato…
Per fortuna che il mio assistente mi ha afferrato i piedi incastrandomeli per bene dove di dovere (…questo bambino è mitico, davvero).
Infine ho indossato anche l’haori, una sorta di coprispalle della stessa stoffa (la fantasia può anche cambiare e esistono anche coprispalle senza maniche da drappeggiare attorno. Wow) che si usa quando si esce.
Togliere il kimono mi ha fatto impiegare all’incirca lo stesso tempo che ho usato per indossarlo.
Santi kami.

Da questo esperimento ho compreso alcune grandi cose:
1) il motivo del kimono e yukata pass che esiste a Kyoto (ovvero sconti e regalini per chi va in giro per monumenti indossando kimono e yutaka): una sorta di premio-fedeltà per la costanza e impegno nell’indossare questi abiti pazzeschi
2) le donne che girano sulla metro in kimono sono delle stakanoviste da ammirare. Io ho faticato un bel po’ per capire come muovermi sui geta, salire le scale o semplicemente chinarmi a raccogliere qualcosa. Cielo, ma come fanno?!
3) le geisha e le maiko dovrebbero essere elette a esempio mondiale di capacità di sopportazione
4) che il kimono è bellissimo (se qualcun altro me lo mette addosso, perchè io non ne sarei mai capace) e da’ grandi soddisfazioni estetiche…
…ma io voglio l’HANTEN. Ovvero una sorta di haori senza maniche e pesante che ogni studente giapponese medio (o mangaka senza soldi) si mette addosso mentre studia.
Lo voglio *.*

29 aprile (Showa no Hi-昭和の日)
Oggi è stato giorno di vacanza, il cosiddetto “Showa no Hi” (昭和の日). Un tempo era chiamato “Midori no Hi”, poi a seguito della fine dell’Era Showa (1926-1989) questo giorno è stato spostato nella “Golden Week”: il motivo è ricordare l’imperatore del periodo Showa (importante perchè è stato segnato dalla Seconda Guerra Mondiale, segnando la fine della sacralità e inviolabilità della figura imperiale in quando discendente del Cielo) e la scelta del giorno è legata al fatto che a questi il verde (midori) piaceva tantissimo.

Divorati i nuovi castera agli azuki (ma quante varietà ce ne sono?!), io e la signora Kageyama siamo partite alla volta della zona sud-est di Kyoto.
higashihongan-jiIncontrata sul bus una vecchietta con cui ci siamo messe a parlare (fortunatamente la signora mi faceva da interprete perchè io il dialetto proprio non lo capisco…), siamo scese alla stazione JR e da qui dirette verso il tempio Higashihonganji (東本願寺) dove abbiamo scoperto che non era possibile entrare perchè in pieni lavori di restauro. Comunque non ci siamo scoraggiate: poco oltre il tempio c’è il giardino a questo annesso ma che pochi conoscono.
(Il bello di viaggiare con una giapponese piccina che ti fa da mamma adottiva sta in queste cose anti-turistiche che a me piacciono un sacco :D)
Il giardino è chiamato Shosei-en (渉成園) ed è stato costrutio nel perido Heian come luogo di riposo per l’imperatore del shosei-gardenperiodo. E’ un tripudio di laghetti, alberi e ponticelli così tipicamente tipici che ci si distrugge il pollice a fare foto: bisognerebbe tornarci a ogni nuovo cambio di stagione, dato che questi giardini sono progettati per mutare col passare del tempo.
Da qui abbiamo zampettato per le strade semivuote di Shichi-jo (七条) ovvero a ben tre isolati a sud di distanza da dove io mi muovo di solito per andare a scuola.

Dopo aver incontrato templi minuscoli incastrati tra palazzoni nuovissimi, vecchietti che rivendono lattine usate e famigliole a spasso, abbiamo attraversato il fiume e ci siamo dirette al tempio di Sanjusangendo (三十三間堂), uno dei più famosi di Kyoto anche se non attira tanta gente come Ginkakuji o Kinkakuji. Il motivo è semplice: è poco appariscente, o almeno all’esterno. L’interno di questo posto immenso è invece qualcosa che mi ha fatto restare con la bocca spalancata ad acchiappare mosche per una mezz’ora: nella sala principale sono esposte 1000 statue lignee di Kannon (観音, dea della misericordia), assieme a una sua statua gigante che sanjusangen-doprega seduta. Oltre a queste ci sono le due statue di Raijin (雷神, dio del fulmine) e Fuijin (風神, dio del vento) che sono tra le divinità più conosciute (e non solo per Final Fantasy XDXD ma alla fine tutto è utile, pure i videogiochi!) e la cui importanza si lega al culto passato per gli elementi naturali e la loro influenza sulla vita della popolazione (-> si vede piacciono anche a me, vero?). Ma ancora non è finita qui, perchè a guardia di Kannon ci sono le statue di 28 degli dei guardiani propri del buddhismo…
Il figo è poter guardare il tutto in silenzio. Anche se da questo punto di vista era meglio il Toji, ma all’epoca ero stravolta e non mi sono goduta troppo la sala principale di Amida (o forse perchè Kannon mi sta più simpatica?).

Uscite e girovagato per i dintorni del tempio (andando a finire nel giardino del tempio di Chishaku-in, 智積院), siamo salite su un autobus per dirigerci verso il famoso Kyomizudera(清水寺): se vai a Kyoto non puoi non andarci…
…insomma è come il Colosseo e la sensazione è di essere finiti a Napoli. Un casino di gente, negozietti che vendono souvenir a iosa, accompagnatori e ristoratori che chiamano fino a perdere le corde vocali…
Per una come me abituata tutti i giorni a vedere gente che si sgola al grido di “IRASSHIAMASEEEEKONNICHIIIWAAAA!!!” è anche passabile, ma ogni tanto ti viene voglia di sperare che chiudano la bocca per qualche secondo =_____=
Comunque, salire la stradina in salita che porta al Kyomizudera è un’esperienza: tra turisti occidentali e orientali, ragazze in kimono (noleggiato), false maiko (lo si può diventare per un giorno, basta pagare e farsi torturare per benino…) e donnine degli assaggini è piuttosto divertente.
Siccome si era fatta l’una e non si può andare per templi senza cibo, ci siamo infilate in un ristorante in tanto casino a mangiare kiyomizudera wanna jump!!zaru soba (io) e kitsune soba (la signora) al thè verde. Commentando i kimono di tutte le ragazze o i ragazzi che entravano.
Passate oltre il tempio di Jishu (地主神社, dedicato a coppiette e fidanzatini, quindi la cosa non mi interessava XD), infine eccoci al famoso Kyomizudera: tutto in legno e dotato di vista panoramica su Kyoto. Non c’era poi così tanta gente e quindi non è stato così incasinato mettersi a fare foto dal famoso davanzalone(舞台) o ancora bere l’acqua della sorgente per cui questo posto è noto e stranoto(清水, significa appunto ‘acqua pura).

Poi ci siamo di nuovo rigettate nella calca di gente che infestava le viuzze che portano al tempio: fatta qualche deviazione, chiacchierato con una commessa simpatica di un negozio di semi dolci (che si chiama “Uchiwaya”), abbiamo attraversato le stradine di Ninenzaka e Sanenzaka (二年坂 e 三年坂, due aree pedonali in stile antico. Sembrava di essere finite in un vecchio film!). Da qui siamo sbucate al parco di Maruyama (円山園, non so perchè ma dopo tanto tempo che non vedo una piazza me l’ha ricordata un po’… anche se in Italia non ci sono i fidanzatini in kimono) da cui si poteva vedere la torre di Yasaka(八坂塔). Continuando a camminare abbiamo dato gion-kawaramachiun’occhiata alla statua gigante di Ryozen Kannon (霊山観音) per poi dirigerci al tempio di Yasaka(八坂神社), che segna il ritorno alla vita caotica di Kyoto (oltre che essere il punto di inizio del Gion Matsuri che si tiene in estate). Attraversato un piccolo mercatino, si arriva alla porta che conduce a Shijo, quartiere di Gion(祇園) e Kawaramachi(河原町).
Gironzolato un po’ per Gion-Kawaramachi (andare a Gion Shinbaishi, il vero quartiere delle geisha, lo lascio a una sera in cui me ne sto tranquilla e pacifica a Kyoto senza orari di alcun genere ;P) abbiamo preso la metro e siamo tornate a casa.
(Mi sono mentalmente annotata di NON andare in un centro commerciale il pomeriggio verso ora di cena se non per arraffare o-bento scontati: tra i miliardi di commessi riuniti in un minimo spazio vitale che gridano i loro prodotti e vecchiette agguerrite c’è di che impressionarsi…)

Aw, i miei piedi… @________@

30 aprile
Oggi alle 11 e mezzo e` nato il fratellino minore di Yama-kun…
Come si dice qui: おめでとうございます!!

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