L’idea di pensare che esattamente in questo stesso momento ma a una settimana di distanza sarò a casa è davvero strana…
Insomma, ti viene in mente qualcosa come “L’appartamento spagnolo” nelle scene finali.
Non so bene come definirlo.
Non mi manca nemmeno così tanto il caffè espresso, ormai mi sono abituata a quello istantaneo. E idem dicasi per pane e pasta di cui ormai riso, somen, soba e udon hanno preso il posto.
Forse quello che più vorrei mangiare sarebbe una pizza vera. O scoprire dove diamine possano trasmettere il Dr. House, Heroes e Criminal Minds sulla tv giapponese così da poterli vedere anche qui.
18 giugno
Oggi è stato l’ultimo giorno di lezione.
Ho scoperto che Ii-san (papà adottivo) è stato trasferito alla classe 2A, quindi di un passo più avanti di quella dove ho fatto lezione adesso: avrebbe dovuto andarci qualche settimana fa, ma ha aspettato che noi italiani andassimo via perchè io e Claudio gli stavamo troppo simpatici e gli dispiaceva lasciarci prima del tempo… Aw :3
Per il resto le lezioni sono state come al solito: la distruzione durante le due
ore della Yoshida (giapponese formale e composizione), il coma piatto durante quelle di Adachi (espressioni colloquiali e formali). Il bello è che poi a sentire nella classe accanto “Kiseki” sparato a tutto volume non ha molto aiutato a concentrarci… ma non per la tristezza propria della canzone, quando per Datsu-san che dondolava a ritmo canticchiando mentre io e Yumi tentavamo di fare uno dei roleplay. Muorendo delle risate ogni due parole.
A fine giornata ci sono stati consegnati i diplomi con le votazioni e l’attestato di fine corso. E le macchinette fotografiche sono letteralmente impazzite.
La sera mi sono trovata con la Ely e Giulia davanti a scuola per andare al ritrovo a Shijo: presa la metro, abbiamo raggiunto Adachi sensei (“Una precisazione Valeria-san: gli alberi all’incrocio di Shijo sono PIU’ DI UNO…”), Kazahara sensei (“Siete in ritardo di 6 minuti… tutto bene?”) e Yoshida sensei (“Concordo col fatto che abbiamo rischiato di sbagliare angolo dell’incrocio. Qui ce ne sono addirittura due di alberi…”) che ci aspettavano davanti al posto che avevo segnato sulla mappina amabilmente disegnata durante le ore libere di lezione…
…Mappa in cui sottolineavo il fatto di come a Shijo-Karasuma ci fosse UN SOLO ALBERO all’incrocio e ci saremmo dovuti trovare lì. Scusate, ma nel giro di un mesetto ne hanno piantati di nuovi e io non lo sapevo… ;P
Raggiunte da altri della nostra classe, ci siamo diretti verso l’izakaya (con Kazahara sensei che risottolineava il piccolo particolare per cui dalla mia mappa il posto sembrava vicinissimo all’incrocio di prima, mentre in effetti si trova a metà di Shijo…) dove abbiamo trovato Yumi e siamo stati scortati agli armadietti per le scarpe: questa sera abbiamo potuto mangiare in una delle salette più figose per cui ci si deve togliere le scarpe e sedere su dei meravigliosi cuscini con le tipiche libellule stilizzate che fanno tanto City Hunter.
Distribuiti ai tavoli (praticamente tra la mia classe e quella della Ely abbamo occupato tutta la saletta figosa), sono iniziate le ordinazioni di birrabirrabirra. Seguita da carrellate di cibo tutto al prezzo fisso di 10000 yen bevande escluse (perchè di
birrabirrabirra ne scorrerà a fiumi nelle ore seguenti e l’izakaya vive di questo genere di introiti. Ma comunque questo era il prezzo fisso totale per 14 persone (コース), poi a testa abbiamo speso qualcosa come 20 euro bevande incluse…): cijimi (チジミ, frittatine coreane), riso taiwanese, pizza (per far contenti noi italiani :D checcarini), patate fritte, nervetti di pollo, spiedini vari, ghioza (餃子, ravioli cinesi), carne alla griglia (牛焼肉), fagioli crudi (枝豆, gli ‘eda mame’ che in Giappone sono il tipico accompagnamento estivo alla birra. Birra, tofu ed eda mame è il massimo per qualsiasi giapponese che si rispetti (ビール、豆腐、枝豆は最高!!). E io concordo appieno!!!). Io mi sono poi lanciata nelle ordinazioni libere chiedendo le mie adorate cipolle fritte speziate(たまねぎフライスパイズ). Che essendo salatissime ti costringono a bere birra a fiumi per non morire a metà piatto.
(Il fatto strano è che qui in Giappone pur bevendo anche qualcosa come 5-6 bicchieri di birra allegramente pieni non barcollo, non ho il mal di testa che solitamente in Italia mi prende a metà lattina e simili amenità… Mah, devo tornare alla mia cara e adoratissima Coca Cola Zero)
Verso le 10 noi dei trasporti pubblici ci siamo dovuti allontanare dalla mega festona: Claudio per i treni e le coincidenze fino a Himeji, io e Giulia per gli autobus. E così sono partiti inchini a
profusione verso i professori (minaccia di Inoue sensei: “Vedi di mandarlo quel curriculum benedetto!!!” -> alla fine è venuto anche lui! XD), abbracci col resto della classe… e poi tornare indietro sui propri passi perchè le chiavi del mio armadietto le aveva prese Yoshida sensei. Così alla fine ci siamo ritrovati a camminare per Shijo spalleggiati da Yoshida sensei e Kazahara sensei (Inoue sensei lo abbiamo dato per disperso…), ma poi io e Claudio ci siamo trovati a correre lungo la metro per poter acchiappare una delle ultime corse buone per la stazione centrale. Chissà se alla fine è riuscito con i cambi ad arrivare a casa oppure è rimasto bloccato a metà strada..?
Comunque, quando sono risbucata dalla metro, ho incrociato Yoshida sensei che dopo aver abbracciata e avermi praticamente fatto un interrogatorio sulle scale del Mitsui Building mi ha invitata a mangiare a pranzo XD
Perchè questa signora con la treccia, con la passione tutta giapponese per toccarsi il naso quando deve parlare di sè e una conoscenza sterminata di kanji, è anche una scrittrice di libri per bambini…
…E siccome è venuta a sapere che ho in mente una cosa vuole fare due chiacchiere.
Dovrò ripassare tutte le formule cortesi che NON ho imparato in questi tre mesi. Ma farò del mio meglio!!! o^^o
Infine sono tornata a casa assieme a Giulia e ho scoperto l’utilità del ventaglietto che in questi giorni davano omaggio con i nuovi amuleti dello Seimei Jinja (桔梗お守り, “kikyo mamori” o amuleto delle campanule). Adoro gli uchiwa con tutta me stessa :D
19 giugno
Oggi sono andata a fare SHOPPING come kami comandano in questo Giappone che tra tsuyu ed estate ha livelli di umidità vicini al 100% e un sole cocente che picchietta insistente fin dalle 4 del mattino.
Presa la mia scassata biciclettina, ho tatticamente parcheggiato davanti a un combini sulla Karasuma-dori: sono pressocchè terrorizzata all’idea di vedere nuovamente uno di quei bigliettini odiosi della rimozione o ancor peggio vedere uno dei camion azzurrini caricare le mie due ruote e portarle lontano lontano.
Insomma, devo ancora comprendere alcune piccole cose di Kyoto dove la battaglia tra ciclisti
e polizia si combatte ogni giorno. Infatti qui è VIETATO pressocchè OVUNQUE il posteggio delle bici sui marciapiedi. Il tutto segnato da cartelli incomprensibili per qualsiasi turista non orientale (scritti solo in caratteri): 駐車場禁止, 自転車断り e simili amenità che scatenano una domanda esistenziale nella mia scatoletta cranica.
“Ma allora DOVE posso parcheggiare?”
Le risposte sono: fuori dalla zona di Sanjo-Shijo, davanti a supermercati e combini (senza dover necessariamente andare a farci la spesa). Il bello è che spesso e volentieri si vedono scenette di giapponesi che incuranti dei cartelli parcheggiano le loro bici davanti ai segni rossi… e vengono prontamente imitati da tutti gli altri. Poi qualcosa come 300 bici verranno segnalate dal solito appiccichino dannato della polizia o verranno rimosse (nel peggiore dei casi).
Secondo una leggenda metropolitana, pare che la domenica si possa parcheggiare liberamente senza alcun rischio. Ma non ci ho mai provato.
Tornando allo shopping, sono andata in direzione di Teramachi e ho iniziato a gironzolare senza una meta precisa tra un negozietto e l’altro…
…scoprendo come uno dei negozi più ganzi di tutta Kyoto abbia messo alcune delle sue borse a prezzo stracciato *__*
Io non sono una shop-a-holic, nè considero il numero di borse/scarpe direttamente proporzionale alla felicità di una giovane fanciulla… MA parlando di borse fatte a mano da 7000 yen e citate su tutte le guide (Lonely Planet inclusa) posso fare un’eccezione. Specie se in pienissimo saldo.
Ho fatto anche due chiacchiere col timidissimo commesso di questo negozietto minuscolo, che a ogni domanda faceva seguire la cosa da un “Ma se la disturbo può anche non rispondere! Mi dispiace!!!” -> ma prego, ma prego, esercizio di conversazione, disturbo de che! :D
Poi ho continuato a gironzolare scoprendo come le mie ciabattine improvvisamente siano tornate al loro prezzo originale di 2100 yen (…ghigno di vittoria) e sono entrata al Takashimaya dirigendomi al reparto sotterraneo. Sperando di trovare qualcosa di trasportabile in Italia senza troppe sofferenze.
Il bello è che ci sono riuscita :)
Rischiando di perdermi tra i banchetti, all’improvviso si è svelato il paradiso: i miei adorati anko (つぶ餡), cioè la marmellata di fagioli rossi, a prezzo speciale per celebrare i non so quanti anni di attività di una delle imprese più famose in questo campo. Aw, la felicità…
Sono uscita tutta contenta sbatacchiando il mio pacchettino (mangiare anko è molto infantile, ma a me piacciono troppo) e dopo aver gironzolato per i 7 piani del Takashimaya (in periodo saldi pure qui, ma chiamarli effettivamente saldi è una parolaccia per il portafoglio) sono andata a prendermi da mangiare al Lawston.
In questi giorni, un po’ tutti i combini hanno improvvisamente iniziato una guerra mettendo TUTTI gli onigiri da 100 a 105. Anche quelli che di solito costano 180 e passa… Inutile dire che si scatena una battaglia anche tra giapponesini e la sottoscritta: a me konbu (昆布), salmone (鮭), uova di pesce cotte (焼き鱈子), granchio (カニ) e quanto altro possa essersi materializzato nella mente degli inventori del ripieno! Eccetto la famosa prugna secca meglio nota come umeboshi (梅干): questa proprio non riesco a mangiarla…
Mi sono seduta in posticino all’ombra sul Kamogawa assieme a un gruppo di OL in pausa e le tipiche casalinghe in guantini e megacappello, godendomi il venticello e l’attacco dei falchi su alcuni studenti che mangiavano pollo: i falchi qui a Kyoto sono attentissimi a cosa mangia la gente e abilissimi nel volarle addosso per strappare di mano lo spiedino. Idem dicasi per i corvi… quindi attenzione al vostro pranzo al sacco.
Dopo un giro in libreria (la fantastica, mitica e impareggiabile Junkudo: 5 piani di librilibrilibri…) sono tornata alla mia bici (sbagliando due volte combini perchè non ricordavo esattamente dove l’avessi lasciata) e vinta dal caldo tremendo delle quattro del pomeriggio ho pedalato verso casa.
Mi manca solo un ventaglio per essere in pace con i regalini.
Il problema del Giappone è che ci sono troppe cose: se ce ne fossero meno io non entrerei nei negozi decississima a comprare e capace di uscirne con nulla in mano. Ma forse il peggio è che spesso quello che mi piace sono meravigliose tazze in ceramica del tutto probitive per un viaggio di 10 ore e passa. O mi prendo un appartamento e lo riempio di tutte le carinerie che ho scovato in questi mesi tra centri commerciali e negozietti vari… o mi prendo un appartamento.
Almeno questa volta la scelta è facilissima.
20 giugno
Oggi ho scoperto una parte del Giappone che mi mancava: Osaka (大阪). In pratica il bronx, il casino e un certo senso di meridionalità che mancano completamente a Kyoto (perchè si sa che la gente della veccha capitale ci tiene alle buone maniere…).
Insomma, Osaka è il grande quartiere commerciale del Kansai. Chi ha visto “Abenobashi-Mahou Shoutengai” sa di cosa parlo.
Preso il treno con Yumi, Giulia e Alice ci siamo dirette verso Shinseikai (新世界), dove abbiamo avuto il primo assaggio di quanto Osaka sia completamente diversa dalla tranquilla Kyoto: incamminate lungo il viale principale di questa area, siamo state praticamente assaltate dai camerieri che urlavano fuori dai locali. Salvandoci ringraziando per il possibile 20% di sconto che ci era stato promesso e tirando dritte per la nostra strada. Senza non poco shock: a Kyoto ti chiedono se “gentilmente ha del tempo per passare dal nostro locale, ma altrimenti fa lo stesso grazie ancora per averci degnato di del suo onorabile tempo”, qui è stato *un pochetto* diverso…
Il quartiere di Shinseikai da’ sulla Tsutenaku Tower (通天閣タワー) ed è un ritrovo di ristorantini di ogni genere e tipo: sopra le nostre teste svolazzavano poi i giganteschi ‘fugu’ (ふぐ), un pesce velenossisimo che qui servono come specialità. Ma non mi interessa troppo rischiare la morte per apprezzarlo… e poi a Osaka le specialità culinarie sono in particolare takoyaki e okonomiyaki, che di gran lunga preferisco :D
Da qui siamo salite nuovamente sulla metro in direzione di Namba (なんば), una delle zone più famose di tutta la città: qui abbiamo camminato con le mascelle a livello del cemento e gli occhi che correvano da una parte all’altra. Personalmente, adoro le insegne che campeggiano su ogni edificio rendendo tutto irrestibilmente mangofilo! Dai tantissimi polipi per indicare i rivenditori di takoyaki, ai granchi giganti e semoventi sulle pareti… e poi la tantissimissima gente di ogni genere e tipo che si muove per il quartiere: qui infatti si è vicinissimi alla zona commerciale di Shinsaibashi (心斎橋), dove avevamo programmato di andare nel pomeriggio.
Infatti per pranzo ci siamo dirette dalla parte opposta, a Sennichimae (千日前) e Sennichimae Doguya-suji (千日前道具屋筋): qui Yumi ci ha portate a mangiare okonomiyaki in un posto vecchio stile dove siamo tutte rimaste a fissare le cameriere mentre disegnavano carinerie e pucciosità sulle nostre ordinazioni… disegni a base di maionese, come è giusto fare in Giappone.
Finito di mangiare, abbiamo dato un’occhiata
veloce al Doguya-suji: ho rischiato di comperare tutto quello che vedevo, dalle ciotoline ai bastoncini, dai noren ai grembiuloni… Solo che non ne ho avuto il tempo :( dato che per non so che motivo all’improvviso ci è mancato poco che ci mettessimo a correre per la zona commerciale.
Da qui ci siamo poi dirette a Shinsaibaishi dove abbiamo perso le gambe a percorrere quasi tutta la zona commerciale (che a dire il vero non toglie molto a qualsiasi altra zona commerciale del Giappone. Me ne sarei volentieri tornata a Doguya-suji…). Distrutte, siamo salite di nuovo sulla metro per andare a incontrare un’amica di Yumi che come lei studia giapponese a Osaka: questa tipa completamente matta (Kimi-san) ci ha portate in tanto casino a questa città…
…facendoci scoprire un lato del Giappone che a me ha risollevato tantissimo il mio morale un po’ depresso per la mancata spesa.
Camminando per una serie di vicoletti rumorossisimi per i tanti localini che variavano dai pachinko ai love hotel, dai bar figosi ai ristorantini dove si mangia in piedi, siamo arrivate a un baracchino illuminato dove tutto gli avventori stavano a dei tavolini sparsi sulla strada.
Io e le altre siamo rimaste un po’ basite senza capire perchè le nostre guide turistiche fossero contente come delle pasque: dopo aver aspettato un po’ per un tavolo, abbiamo messo le nostre borse in ceste di plastica (ex ceste di birra) e ci siamo raccolte attorno a un tavolino. La cameriera che è poi venuta per lo ordinazioni ha dovuto battagliare abbastanza per farci capire in cosa consistesse il menù e quanto venisse a costare, ma poi tutto si è risolto per il meglio…
…anche perchè un gruppo di arzilli vecchietti intenti a mangiare al tavolo accanto non so per quale motivo ci ha preso in simpatia (beh, diciamo che
un 30% ha un suo fondo nelle bottiglie di birra…): e così ad un certo punto si sono messi ad allungarci i loro piatti al grido di “non potete venire a Osaka e non provare questo!!!”. Presissimi, si sono messi a chiacchierare correndo a prenderci quintalate di alghe nori, un paio di bottiglie di birra in più (noi volevamo tentare di sopravvivere con una sola… ma se la sono presa loro con la scusa del “Queste sono fredde!”) e offrendoci sushi e riccio di mare (ウニ). Noi italiane eravamo un po’ sconcertate per la cosa (a Kyoto non ho mai visto niente del genere), mentre l’amica di Yumi ha fatto le spallucce commentando esattamente così: “I vecchietti di Osaka sono così. E se proviamo a rifiutare si offendono a morte e ci fanno pagare anche il loro conto…”
Che dire, abbiamo passato un’oretta a tentare di capire il dialetto del Kansai e ridere come delle pazze. L’incredibile è successo al momento del conto: fermate un attimo per fare qualche foto, non so perchè ci siamo trovate dietro al bancone assieme al proprietario che presissimo dal fatto che fossimo straniere si era messo a pubblicizzare la cosa a tutta la clientela XD
Molto sagra di paese, yakuza alla buona e tanta birra circolante. Ma davvero fighissimo.
Cavoli, come gita esplorativa penso che Osaka mi piacerebbe un sacco: meno formale rispetto agli standard nipponici, tanto casino!!!
Commento di GarethDrake — giugno 22, 2009 @ 7:37 am |
E’ una figataaaaaaaahhhhh!!! :D
Io ci tornerei subito. Insomma, è una sorta di Tokyo in piccolo ma un pelo più vivibile (o così mi ha detto una mia amica).
;____________________;
Commento di akainatsuki — giugno 22, 2009 @ 11:26 am |
Ho letto tutta la tua avventura in giappone, cavolo che meraviglia!!
Ti invidio un po’!XD
Commento di Titi — luglio 16, 2009 @ 1:33 pm |
^_____^
Il Giappone non èpoi così lontanooooo!!!
Comunque, grazie per aver letto :D
Commento di akainatsuki — luglio 17, 2009 @ 7:56 am |
Mamma mia, ho letto tutti i tuoi post e non hai idea di quanto ti invidiooooo! XD
Ma come sono i giapponesi come persone? ^^
Commento di Evil Strawberry! — dicembre 29, 2009 @ 3:31 pm |